Marisa Salabelle.
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Il ferro da calza.
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2022. Tarka edizioni. Mulazzo MASSACARRARA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Siamo nel 2002. Saverio Giorgianni, gi distintosi nel caso de L'ultimo dei Santi, si  separato da Valentina e anche Martina l'ha lasciato. Lui ora vive a Bologna dove lavora come redattore al quotidiano QN. Insieme all'amico Felix, un fotoreporter di origini nigeriane, l'anno precedente  stato a Genova in occasione del G8 per realizzare un servizio: tutti e due sono stati picchiati dalla polizia pur essendo del tutto estranei a qualsiasi manifestazione. In occasione della giornata dei diritti umani Marianna Maffucci, un'attivista di Amnesty International, e Ginevra Pelagatti, dell'Associazione Il Granello di Senape, hanno invitato i due a un convegno sul tema, che si svolger a Porretta, la cittadina di cui le due ragazze sono originarie e dove Ginevra vive tuttora. Ma il giorno dell'evento Marianna non si presenta:  stata assassinata nel suo appartamento proprio mentre si preparava per andare al convegno. L'omicida le ha conficcato un appuntito ferro da calza nella schiena. La polizia comincia le indagini...
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Perch la collana appenninica?
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L'Appennino  la colonna vertebrale d'Italia: oltre 1300 chilometri di montagne e vallate, da nord a sud.  anche un'incredibile fucina di culture, tradizioni, storie secolari e millenarie: le radici di un Paese che nel Novecento  sceso verso le coste, verso le pianure e nelle citt. Eppure anche (forse ancora di pi) negli anni della crisi e dello spopolamento  un laboratorio di futuro, con possibilit di sviluppo, di turismo, di animazione sociale e culturale. Con una superficie pari a quasi un terzo di quella italiana e una popolazione (tendenzialmente in calo) pari a un sesto di quella nazionale, l'Appennino ospita milioni di opere, tra palazzi, chiese, monumenti, centri storici, affreschi, tele, tavole, stucchi, statue, vetrate e via elencando; ma anche nell'agroalimentare le DOP e IGP appenniniche sono pi della met di tutte quelle italiane (149 su 294). L'Appennino  questo e molto altro, anche se nell'immaginario la montagna italiana sono ancora le Alpi. Lo stesso vale per l'editoria, malgrado la notevole fioritura di iniziative che stanno provando a rilanciare i luoghi appenninici e le voci che li raccontano: questa collana vuole mettere al centro proprio l'Appennino (o forse, meglio, al plurale: gli Appennini) con la speranza di creare anche una presenza e un punto di riferimento per tutti coloro che, con le loro attivit, animano queste montagne.
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L'AUTRICE.
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Marisa Salabelle  nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia dal 1965.  laureata in Storia all'Universit di Firenze e ha frequentato il triennio di Studi teologici presso il Seminario vescovile di Firenze. Ha pubblicato articoli e racconti su numerose riviste online e antologie cartacee e scritto i romanzi gialli L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme, 2015) e L'ultimo dei Santi (Tarka edizioni, 2019), con i quali  stata finalista al Premio La Provincia in Giallo. Nel 2020  uscito il suo ultimo romanzo, Gli ingranaggi dei ricordi (Arkadia).
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Il ferro da calza.
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Io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai. Amore che vieni, amore che vai.
(Fabrizio De Andr).
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Il potere  l'afrodisiaco supremo.
(Henry Kissinger).
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Capitolo 1.
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Marianna giaceva sul parquet della camera da letto che era stata di sua nonna Margherita, in una vecchia casa nel centro di Porretta Terme, che aveva recentemente ristrutturato e usava come pied  terre nei suoi frequenti spostamenti sull'Appennino. Le ante dell'armadio in legno di ciliegio, sormontato da un fregio intagliato a motivi liberty, erano spalancate, diversi capi di vestiario erano appoggiati sulla spalliera del letto e sulla poltroncina nell'angolo, il vestito rosso era disteso sul letto. La porta del bagno attiguo era aperta e gli schizzi d'acqua sul pavimento, la biancheria e gli asciugamani appallottolati, lo specchio ancora appannato testimoniavano che la donna si era appena fatta una doccia. Il suo aggressore l'aveva sorpresa avvolta in un grande telo bianco, coi capelli bagnati, completamente indifesa e ignara del pericolo. L'appartamento era deserto, l'assassino, dopo aver sferrato il colpo, si era defilato veloce dalla porta lasciata socchiusa; sul pianerottolo, lungo le scale non aveva incontrato nessuno, era uscito in strada e se n'era andato, a piedi, in auto, in motorino o con qualsiasi altro mezzo. Intanto il corpo di Marianna si dissanguava macchiando irrimediabilmente il parquet. Erano le tre: nessuno sapeva cos'era accaduto, salvo l'omicida, ovviamente. Sul comodino, dal cellulare inizi a diffondersi una melodia e sul display comparve il nome Nicola. Nessuno rispose: con un ferro da calza conficcato nella schiena Marianna era impegnata a esalare i suoi ultimi respiri.
Trentadue anni, laureata in filosofia, Marianna Maffucci lavorava presso la sede bolognese di Amnesty International ed era fidanzata con Nicola Baroncini, informatico, impiegato all'aeroporto Guglielmo Marconi. Gran bella donna, ambiziosa, volitiva, aveva abbandonato senza rimpianti la cittadina termale dove era nata e si era trasferita nel capoluogo fin dai tempi dell'universit. Qui le opportunit di conoscere persone interessanti, trovare un lavoro all'altezza delle sue aspettative e far carriera erano indubbiamente maggiori, senza contare che a Marianna piaceva la vita cittadina, le strade piene di gente, le vetrine dei negozi, le luci, il traffico. Ma a Porretta era sempre tornata volentieri: finch c'era stata la nonna, era stato un appuntamento fisso; poi la nonna era morta e aveva lasciato a lei la casa, e dunque, perch non approfittarne? Era un posto carino dove passare un paio di giorni, non di pi, perch in ogni caso il relax offerto dalla localit appenninica la stufava presto. Il motivo che l'aveva portata l quel giorno, per, non aveva niente a che fare con un tranquillo week end montano: si trovava a Porretta per un convegno dedicato ai fatti di Genova del luglio 2001, ovvero alla "pi grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale", come proprio Amnesty International li aveva definiti. Felix Osabuohien, un giovane e talentuoso fotografo di madre italiana e padre nigeriano, e Saverio Giorgianni, giornalista di QN, avevano partecipato alle giornate genovesi per realizzare un reportage ma si erano ritrovati coinvolti nel caos che aveva sconvolto la citt e ne avevano buscate entrambi. Ricoverati all'Ospedale Maggiore, interrogati dalla polizia, tornati a casa pesti e traumatizzati, i due avevano lavorato su una mole impressionante di riprese e foto, appunti e testimonianze: ne erano venuti fuori una mostra fotografica e un libro, che sarebbero stati presentati nella sala congressi di Casa Arancio, proprio nel centro di Porretta, quel giorno, 10 dicembre 2002, alle ore 17. Oltre al fotografo e al giornalista sarebbero intervenuti Nerys Lee, del segretariato internazionale di Amnesty, colei che aveva denunciato con fermezza la gravit delle violenze commesse dalle forze dell'ordine verso cittadini inermi, Francesco Gesualdi, del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, l'Assessore alla cultura del Comune di Porretta e una rappresentante del Presidente della Regione Emilia Romagna. Un evento in grande stile, al quale lei e Ginevra Pelagatti, dell'associazione Il Granello di Senape, avevano lavorato senza risparmiarsi, e che per Marianna doveva rappresentare un ottimo trampolino di lancio in vista di una carriera nella dirigenza nazionale di Amnesty. Peccato che, morente sul parquet della camera da letto della nonna, Marianna non avrebbe potuto recarsi a Casa Arancio e partecipare all'evento per il quale aveva speso tante delle sue energie.
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Capitolo 2.
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Ginevra arriv alla Casa Arancio alle due del pomeriggio. L'evento sarebbe iniziato di l a tre ore, alle 17 in punto. La sala, prenotata da mesi, era praticamente a posto, col tavolo per gli oratori in fondo, i microfoni gi posizionati, il grande schermo per le proiezioni sulla parete, le file e file di poltroncine pronte ad accogliere fino a duecento persone. E non era inverosimile aspettarsi che i partecipanti fossero anche pi numerosi, e che molti di loro dovessero accontentarsi di rimanere in piedi. Ginevra arriv sul suo scooter, un Liberty Piaggio 50, e suon il campanello dell'abitazione del custode, col quale si era messa d'accordo per farsi dare le chiavi. L'uomo le aveva chiesto per quale motivo le servissero con tanto anticipo:
"Oh, ci sono diverse cosette da fare" aveva risposto. "Voglio controllare che tutto sia a posto, devo mettere delle bottigliette d'acqua minerale e i bicchieri di carta al tavolo dei relatori, e ci sono i pieghevoli col programma della serata da distribuire sulle poltroncine, ho anche portato della carta igienica, nel caso che nei bagni non ce ne fosse a sufficienza..."
"Io comunque non l'accompagno" disse il custode. "Verr su verso le quattro, non prima."
"Mi raccomando, alle quattro verranno i tecnici per controllare luci e microfoni. E le volevo chiedere un'altra cosa, il montascale per i disabili  a posto?"
La sala infatti era al primo piano e Ginevra sapeva per certo che alcuni dei partecipanti non erano in grado di arrivarci con le proprie gambe.
"Sissignora, revisionato la settimana scorsa" disse l'uomo e le consegn un mazzo di chiavi: "Questa grossa  del portone,  una serratura di quelle vecchie, dovr fare un po' forza. Questa  quella della sala e questa qui piccola  del montascale. Il motorino lo pu parcheggiare nel cortile!".
"Grazie, allora, e scusi per il disturbo. S, lo so, sono un tipo ansioso, ho un po' la mania del controllo, devo sempre essere supersicura che tutto sia a posto" concluse la ragazza.
Insomma, di cose da fare all'ultimo minuto ce ne sono sempre, in occasioni come queste, e se non ce ne sono, qualcuna nuova si presenta all'improvviso, un contrattempo, un'emergenza. Erano mesi che lavorava a preparare quell'evento, Ginevra, e non voleva certo che qualcosa andasse storto proprio all'ultimo. E poi le piaceva essere l tutta sola, la prima arrivata, a pregustare ci cui si era dedicata con tanta passione e che sarebbe iniziato di l a poche ore.
Marianna aveva detto che lei sarebbe arrivata con calma.
"Tanto ci sei tu che ti occupi degli ultimi dettagli, io sono negata per certe cose."
"Basta che non arrivi in ritardo come tuo solito!"
"Sar l alle cinque in punto, non preoccuparti: non ti far sfigurare. Vuoi sapere come mi vestir? Pensavo di mettere quel mio abitino rosso, sai, quello con la scollatura ampia, che mi sta tanto bene."
"Non pensi che avrai freddo?"
"Avr uno scialle, fa molto pi figura di un cappotto, e comunque in sala far caldo."
Calze a rete e scarpe tacco 12 avrebbero perfezionato l'insieme, trucco e parrucco sarebbero stati impeccabili e su tutto avrebbe aleggiato il costoso profumo che Marianna preferiva.  un evento culturale, avrebbe voluto dirle Ginevra, un convegno sui diritti umani e non una sfilata di moda, ma aveva fatto un bel respiro e si era tenuta per s le sue considerazioni. Tanto lo sapeva, l'aveva sempre saputo che Marianna doveva per forza essere sempre al centro della situazione. Era una narcisista, costantemente in ammirazione di se stessa, e ovviamente voleva che anche gli altri, tutti gli altri la ammirassero: Ginevra aveva letto da qualche parte che si trattava di un serio disturbo della personalit. C' da dire che Marianna era molto bella, cos alta, con quel fisico statuario, i lunghi capelli color grano e quel viso dai tratti classici, sembrava una divinit greca, ecco, col naso dritto, gli occhi limpidi, l'espressione serena. Una bellissima donna, e lo sapeva. Ginevra, in confronto, era una cosuccia da niente, bassina, magrolina, quasi senza seno, non brutta di viso, ma neanche bella, non una faccia che si noti, che si ricordi. "Carina... un po' scialba...", ecco cosa dicevano di lei, e non poteva negare che fosse la verit. In pi, si vestiva in modo da passare inosservata, sempre in jeans e t-shirt, felpe, scarpe basse, niente gioielli, pochissimo trucco, la classica ragazza acqua e sapone. Ci voleva ben altro, al giorno d'oggi, per attirare l'attenzione, e lei lo sapeva: puntava tutto su intelligenza, cultura, affidabilit, tutte doti che non le mancavano, ma che non bastavano a renderla una donna di successo, se ne rendeva conto. Per Marianna, invece, tutto era facile: le bastava entrare in una stanza con passo sicuro, chinare un po' la testa in modo da mettere in risalto la cascata dei capelli color grano, accennare un sorriso con quella bocca generosa ravvivata dal rossetto scarlatto.
Casa Arancio era un edificio di pertinenza del comune di Porretta, un vecchio albergo dei primi del Novecento, in parte ristrutturato, i cui locali erano adibiti a uffici, sale riunioni e aule per attivit educative. E c'era quella grande sala che fungeva da auditorium e che poteva essere affittata a prezzi molto convenienti per eventi culturali promossi da associazioni come Il Granello di Senape, presso cui Ginevra lavorava. La ragazza apr il portone con la pesante chiave in ferro brunito, entr nel cortile interno, nel quale campeggiava un grande poster che pubblicizzava l'evento, parcheggi lo scooter in un angolo, imbocc la prima rampa di scale, poi la seconda, si ritrov sul pianerottolo, davanti alla porta chiusa della sala, sul cui battente era stata affissa una versione ridotta del manifesto che aveva visto in cortile. Estrasse un'altra chiave, pi piccola e moderna, questa, e apr. Il locale era al buio, il pannello con gli interruttori era sulla destra: sollev il coperchio di plexiglass, azion le leve e la luce inond la sala. Tutto sembrava a posto, il salone deserto sembrava non aspettare altro che l'arrivo del pubblico e dei protagonisti della serata. Ginevra pass nel corridoio che divideva la sala nel mezzo, tra due schieramenti di poltroncine, raggiunse il tavolo, raddrizz qualche poltrona, picchiett sui microfoni, sistem le copie del libro di Giorgianni, A colpi di tonfa, e del catalogo della mostra fotografica, Volti e corpi profanati. Sedette su una delle poltroncine della prima fila, quelle riservate alle autorit, e tir un respiro.
Erano gi le tre e mezzo e ancora non arrivava nessuno, il silenzio regnava nell'intero palazzo, il cui portone aveva lasciato aperto. Guard nervosamente l'orologio: presto sarebbero arrivati i tecnici e i ragazzi del Granello di Senape che si erano occupati di allestire, nella saletta attigua, un piccolo buffet con prodotti del mercato equo e solidale. Dopotutto, forse aveva esagerato ad arrivare con tanto anticipo: ma era cos eccitata! A casa non resisteva pi. Aspettava da mesi quel momento, da quando aveva incontrato, a una cena tra vecchi amici, Felix Osabuohien, suo compagno di classe alle superiori, e lui le aveva raccontato ci che aveva visto e provato sulla sua pelle in quei tre giorni passati a Genova. Non che fino a quel momento Ginevra ignorasse ci che era successo nel capoluogo ligure, in occasione del G8: aveva visto i telegiornali, aveva letto articoli sulla stampa e in rete, aveva comprato un numero monografico di "Diario", la rivista di Enrico Deaglio, interamente dedicato alla vicenda. Ma una cosa  guardare il TG e leggere i giornali, un'altra cosa  parlare con qualcuno che certe cose le ha vissute personalmente, specialmente se si tratta di un tuo caro amico, ancorch perso di vista negli ultimi dieci anni. Per tutta la cena Ginevra e Felix avevano parlato fitto fitto, tanto che a un certo punto si erano attirati battute e risatine da parte degli altri amici; alla fine della serata si erano proposti di rivedersi al pi presto: Felix le avrebbe mostrato le foto che aveva scattato e le avrebbe presentato Saverio Giorgianni, un giornalista di QN che aveva condiviso con lui la tre giorni genovese e il relativo pestaggio. Ginevra accett con entusiasmo: l'argomento le stava a cuore, e poi Felix si era fatto veramente un bell'uomo.
Alle quattro in Casa Arancio l'attivit ferveva: i tecnici avevano effettuato il loro sopralluogo, provato e riprovato i microfoni fino a eliminare qualsiasi fischio o gracchio, sistemato le luci e cambiato un faretto che non funzionava bene, verificato il funzionamento del videoproiettore, puntato sul megaschermo alle spalle del tavolo dei relatori. I ragazzi del Granello di Senape stavano allestendo alcuni tavoli con bevande e stuzzichini: accanto a ogni vassoio, cartoncini scritti a mano indicavano la provenienza degli ingredienti e specificavano i metodi usati per la coltivazione o per l'allevamento, a seconda che si trattasse di prodotti di origine vegetale o animale, dichiaravano l'assenza di OGM e precisavano che i produttori erano stati retribuiti in modo equo. Felix era gi arrivato: la mostra delle sue foto era stata montata nei giorni precedenti nelle sale del piano terra e sarebbe rimasta aperta al pubblico fino al 31 dicembre. Verso le quattro e mezzo si fece vivo anche Giorgianni, il giornalista, un giovanotto sui trentacinque anni, che aveva fatto il galletto con Marianna durante i vari incontri per la preparazione dell'evento, un comportamento davvero increscioso, considerando che lei era superfidanzata e prossima alle nozze e lui aveva una situazione familiare che dire complicata era poco. Era belloccio, il Giorgianni, e stava cominciando a essere famoso, sia per alcune inchieste che aveva realizzato per "La Nazione", il giornale presso cui aveva lavorato a Pistoia e a Livorno, prima di essere spostato su QN, dello stesso gruppo editoriale, promosso redattore e trasferito a Bologna; sia per il libro che aveva scritto sulla sua esperienza a Genova, A colpi di tonfa, che avrebbe presentato ufficialmente quella sera ma che gi in libreria stava vendendo parecchio.
Marianna invece non dava segni di una sua imminente comparsa, Ginevra le aveva telefonato gi tre volte ma il cellulare aveva squillato a lungo, senza risposta. Alle cinque meno un quarto Ginevra ricevette una telefonata da Nicola, il fidanzato di Marianna, che la stava chiamando da mezz'ora senza ricevere risposta. Ora Nicola si trovava davanti al portone della sua fidanzata e scampanellava a oltranza da cinque minuti ma lei non gli apriva. Nicola cominciava a sentirsi inquieto: vero che Marianna ce l'aveva un po' d'abitudine, di rendersi irreperibile e non rispondere al telefono, era una sua strategia per farsi desiderare, ma stavolta stava esagerando, Nicola non poteva credere che
Marianna, per quanto capricciosa, avesse deciso di disertare quell'evento che proprio lei aveva contribuito a realizzare.
Intanto a Casa Arancio la gente cominciava ad arrivare, parecchie persone entravano dal massiccio portone, percorrevano il cortile e salivano al primo piano, dove nell'auditorium le poltroncine iniziavano a riempirsi. Saluti, scambio di cortesie tra conoscenti, presentazioni; Ginevra si trov imbottigliata tra amici che volevano salutarla, volontari che le chiedevano consigli, rappresentanti delle istituzioni e la delegazione di Amnesty, tutta una quantit di persone da gestire, gli ospiti da far accomodare, e Marianna che non dava segni di vita... Le aveva telefonato, lasciato messaggi in segreteria, inviato SMS, senza ricevere segnali di sorta. Si erano fatte le cinque e un quarto, la sala era piena, come previsto i posti a sedere erano tutti occupati e molte persone erano in piedi, erano arrivati tutti, anche la tipa di Amnesty, Nerys Lee, un pezzo grosso che era stato davvero un colpaccio riuscire a portare l, bisognava iniziare e Marianna non si vedeva.
Alle 17,35 Ginevra decise che era ora di cominciare. I relatori presero posto al tavolo, che, pur essendo abbastanza lungo, li conteneva a malapena. I politici erano alle due estremit: a destra l'assessore alla cultura, a sinistra la consigliera regionale. A fianco al primo sedeva Gesualdi, a lato della seconda stava Nerys Lee, vicino alla quale si sarebbe dovuta sedere Marianna, la cui sedia rimase temporaneamente vuota. Ginevra prese posto accanto a Francuccio Gesualdi, le due postazioni centrali erano infine occupate da Felix Osabuohien e Saverio Giorgianni. Ginevra picchiett sul microfono per ottenere attenzione: il brusio nella sala strapiena si attenu fino a cessare del tutto. Quando il silenzio fu totale la ragazza prese la parola: era contrariata, perch quel compito sarebbe dovuto toccare a Marianna, molto pi spigliata di lei, che non amava parlare in pubblico; a quel punto, tuttavia, vista la situazione, qualcuno doveva pur dare inizio alle danze. Ginevra strinse i denti e inizi, sperando di ricordarsi di dire tutto. Doveva salutare il pubblico e gli ospiti, annunciare il tema della serata, nominare uno per uno i diversi relatori e... dio, non ce la poteva fare! A un tratto sul display del cellulare, silenziato sul tavolo, vide lampeggiare il nome di Nicola. Avrebbe voluto rispondere, ma non poteva: stava citando i vari enti organizzatori dell'evento, tra i quali non doveva dimenticare l'associazione di cui faceva parte, Il Granello di Senape. Doveva essere successo qualcosa, se Nicola la chiamava in quel momento, eppure non riusciva a credere che la sua amica non sarebbe arrivata di l a poco: gi se la vedeva apparire in fondo alla sala, col suo vistoso abito rosso e i suoi tacchi altissimi, percorrere il corridoio centrale tra gli sguardi ammirati del pubblico, salire la scaletta del palco e prendere posto, scusandosi per il ritardo con uno dei suoi sorrisi pi seducenti. Invece, nel giro di pochi minuti, dal fondo della sala arrivarono due poliziotti in divisa, che a loro volta attraversarono il corridoio nello stupore generale, salirono sul palco e andarono a confabulare con la consigliera regionale, che, a torto o a ragione, ritennero essere la personalit pi autorevole tra i presenti. Ginevra, che si era zittita non appena aveva visto i due tutori dell'ordine, seguiva con sgomento la pantomima, cercando di capire cosa avessero da dire, quei due, alla consigliera. A un tratto uno degli agenti si avvicin a lei, le chiese "permette, signorina", afferr il microfono e disse che a causa di un imprevisto il convegno era annullato; invit i presenti a lasciare Casa Arancio, rassicurandoli allo stesso tempo che non correvano alcun pericolo; infine invit i relatori e gli organizzatori a trattenersi per rispondere ad alcune domande.
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Capitolo 3.
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Sei mesi prima, seduta a una lunga tavolata di ex compagni di liceo, una rimpatriata cui era stata indecisa fino all'ultimo se partecipare o meno, Ginevra parlava animatamente con Felix Osabuohien, un ragazzo col quale, ai tempi della scuola, aveva scambiato si e no qualche parola ogni tanto.
"Davvero sei stato a Genova per il G8? Guarda, sono ancora sconvolta per quello che  successo!"
"Immaginati io, che mi son fatto tre giorni d'ospedale..."
"Veramente? Non dirmi che eri alla scuola Diaz!"
No, non era alla scuola Diaz: Felix, inviato da QN come fotoreporter insieme al collega giornalista Saverio Giorgianni, non era uno dei giovani massacrati nel corso del blitz notturno alla Diaz e non era nemmeno tra i sequestrati e torturati nella caserma di Bolzaneto, ma le cariche della polizia le aveva subite per strada, e di botte ne aveva prese pi che abbastanza.
"Erano scatenati, ti dico, erano fuori di s. Non so se conosci la dinamica degli avvenimenti, il corteo, gli scontri... parlo del venerd pomeriggio..."
"Quando fu ucciso Carlo Giuliani?"
"S... c'era un gran casino, quel pomeriggio... una quantit di gente incredibile, una diversificazione di gruppi e gruppetti, da non capirci nulla. Fa' conto che si andava da
famiglie con bambini in carrozzina, gruppi scout in divisa, simpatici nonnetti col cappello degli alpini... a militanti di partiti e sindacati con le bandiere, attivisti di tutti i colori... c'erano quelli che volevano arrivare alla barriera della zona chiusa e fare delle azioni dimostrative, e c'erano quelli che tiravano sassi e facevano scoppiare petardi. Di tutto, insomma, come sempre in questo tipo di manifestazioni."
"E i black bloc?"
"Mah, di quelli, nella zona dov'ero io non se ne son visti... hanno colpito in altri quartieri. Indisturbati, tra l'altro. Io e Saverio eravamo l a fare riprese e foto, lui prendeva appunti, insomma stavamo facendo il nostro lavoro, non eravamo in mezzo al corteo, cercavamo di tenerci laterali, capisci... a un certo punto i carabinieri hanno iniziato a caricare... hanno colpito la testa del corteo, tutta gente pacifica, le famiglie, i ragazzi, gli anziani, tutta gente che si capiva bene che non aveva cattive intenzioni. Io non so se si sono fatti prendere dal panico, perch c'era davvero un mare di gente... la strada in quel punto faceva un po' un imbuto... o se hanno voluto attaccare consapevolmente... perch devi considerare gli ordini che avevano avuto..."
"Si dice che siano stati mandati l col preciso scopo di reprimere la manifestazione!"
"Cos si dice. Non lo so. Quello che so  che c' stata una vera e propria guerriglia, perch poi anche i manifestanti, a quel punto, hanno iniziato a difendersi. Io scattavo foto a tutto spiano, all'inizio ero abbastanza distante, poi mi sono ritrovato praticamente in mezzo alla folla, spintonato di qua e di l, cercavo di proteggere le macchine fotografiche, ne avevo due, una in mano e l'altra dentro una borsa che portavo a tracolla..."
" stato allora che ti hanno picchiato?"
"No, no. Solo qualche spintone, qualche gomitata, e mi sono anche beccato una sassata in un braccio, ma sono riuscito a svoltare in un vicoletto, a un certo punto, mi sono messo a correre, c'era un sacco di gente dappertutto... poi siamo sbucati in piazza Alimonda... Saverio l'avevo perso di vista da un pezzo.
"Quindi tu c'eri in piazza Alimonda? E hai visto quello che  successo?"
"S, ero l. C'era un gran caos, ma qualcosa ho visto. Ho fatto anche delle foto."
"E dimmi, davvero Giuliani voleva aggredire la Jeep dei carabinieri? Perch il carabiniere gli ha sparato? Cosa  successo veramente?"
"Cosa sia successo veramente, non  facile dirlo. C'era un clima di paura e una grande agitazione. La Jeep era in un punto della piazza, col muso rivolto verso un cassonetto dei rifiuti... non poteva andare avanti, era bloccata. Non poteva neanche fare retromarcia perch dietro si stava affollando parecchia gente. Giuliani, avrai visto le immagini, ha raccolto da terra un estintore... non so cosa ne volesse fare, lo teneva alzato davanti a s, come uno scudo, o come se lo volesse lanciare, non lo so. Quelli dentro la camionetta si saranno presi paura, ma in realt non c'era pericolo. Era un veicolo blindato, e lui era lontano."
"Lontano? Sembrava a pochi centimetri!"
"No. Alla televisione hanno sempre fatto vedere un'inquadratura da dietro, che schiaccia la prospettiva, ma c'era una discreta distanza tra lui e la Jeep. Ci sono delle foto che lo dimostrano, anch'io ne ho fatto alcune."
"Ma allora perch il carabiniere ha sparato?"
"Ma cosa vuoi... era un ragazzo, sar stato terrorizzato... Io non ce l'ho con lui, ce l'ho con chi manda in prima linea persone che non hanno la preparazione necessaria. Poi, la cosa veramente agghiacciante... quando Giuliani  caduto... la Jeep ha fatto retromarcia e gli  passata sopra.
Ha fatto avanti e indietro, due volte gli  passata sopra. Io ho visto tutto,  stato orribile."
"Ne hanno dette di tutte su questa faccenda. All'inizio addirittura sostenevano che il carabiniere avesse sparato in aria e che il proiettile fosse rimbalzato su un sasso!"
"S, e Ges Cristo  morto dal freddo!  chiaro che si son volute coprire le responsabilit delle forze dell'ordine! Guarda, ti scandalizzer, ma io posso anche arrivare a dire che la morte di Giuliani sia stata un tragico incidente, dovuto alla paura, all'inesperienza.  tutto il resto, dai pestaggi nelle strade fino all'irruzione alla Diaz, per non parlare di Bolzaneto... Gente picchiata selvaggiamente, senza motivo, gente inerme, assolutamente inoffensiva... e con che accanimento! Con che rabbia!
"Lo so. Una cosa sconvolgente. E tu, poi, che hai fatto? Dopo il fatto di Giuliani, dico."
"Niente, ho cercato di uscire da quella piazza. Ero molto scosso, comunque avevo fatto parecchie foto e volevo mettere al sicuro la mia attrezzatura. A un certo momento sono stato aggredito alle spalle... qualcuno mi ha buttato in terra. Erano due poliziotti, avevano una rabbia in corpo che non ti dico. Hanno cominciato a colpirmi... io cercavo di dirgli che non c'entravo niente, che ero un fotoreporter, cercavo di proteggere la borsa con le macchine fotografiche, me l'ero messa in grembo e la coprivo col busto. Non ti sto a dire le botte che ho preso. E gli insulti, ovviamente. Zecca comunista, negro di merda... alla fine mi hanno lasciato l, accasciato a terra... c'era una donna, vicino a me, una signora che avr avuto cinquant'anni... con un vestito sbracciato a fiori come quelli che porta la mia mamma, e la borsetta stretta in una mano... l'hanno presa a calci... Poi se ne sono andati e dopo un po' sono arrivate le ambulanze. Miracolo che sono riuscito a tenermi stretta la borsa con gli apparecchi!"
"Cazzo... che stronzi! Io lo dico sempre: i poliziotti per me sono in maggioranza dei delinquenti. Solo che stanno dall'altra parte della barricata. Ma secondo te hanno avuto degli ordini precisi? Voglio dire,  venuta dall'alto la decisione di attaccare la manifestazione?"
"Mah, io sono sicuro di s. Alla polizia in genere piace menare le mani, questa non  una novit. Ma nel caso di Genova mi sembra che ci sia stata un'intenzione ben precisa, e ordini dall'alto. Del resto, basta pensare a tutte le personalit che sono arrivate di nascosto... da Scajola a Fini... No, bisognava dare una lezione a chi si permette di mettere in discussione il sistema. Far capire chi  che comanda. Io la vedo cos."
"E poi? Cos' successo, dopo?"
"Niente, mi hanno portato all'ospedale. Un braccio rotto, due costole incrinate, una ferita sul sopracciglio destro... guarda, si vede ancora la cicatrice!"
"E il tuo collega?"
"Ci eravamo completamente persi di vista, in quel caos. L'ho ritrovato all'ospedale, il giorno dopo. L'hanno beccato fuori dalla scuola Diaz, l'hanno pestato ben bene con quei manganelli micidiali... i tonfa... a lui hanno spaccato una gamba e rotto la testa in due punti."
"Miseria!"
L'appartamento di Marianna brulicava di gente indaffarata. In camera, la dottoressa Gentilucci, medico legale, era china sul corpo. Dopo averlo osservato attentamente si accingeva, con estrema cautela, a estrarre l'arma del delitto, un ferro da calza di alluminio di colore verde, misura 2.5. Sottile e appuntito, era penetrato tra le costole fino a perforare il cuore: a giudicare dall'inclinazione, doveva essere stato conficcato nella schiena della donna dall'alto verso il basso, quindi verosimilmente da una persona pi alta: ma questo
e altri dettagli sarebbero stati chiariti in seguito, dall'esame della ferita e dall'osservazione delle foto scattate dai tecnici della scientifica. I quali al momento erano impegnati a fotografare ogni particolare della scena del crimine e a raccogliere e repertare ogni oggetto rinvenuto nella stanza: un paio di mutandine di pizzo nero, un reggiseno coordinato, ciabatte da doccia, in generale tutto ci che ci si aspetta di trovare nella camera da letto di una giovane donna, oltre a frammenti di materiale organico e inorganico di vario genere che sarebbero stati analizzati nella speranza di trovare in uno di essi la chiave del mistero. I primi ad accorrere sul posto erano stati i carabinieri di Porretta, chiamati da Nicola Baroncini, che aveva scoperto il corpo, ma vista la rilevanza del caso e la notoriet delle persone coinvolte la Questura di Bologna aveva deciso di prendersi carico del caso. Mentre nell'ingresso il commissario Fabrizio Vignoli illustrava i fatti al magistrato Teresa Pedrelli, l'ispettore Marina Silvestri, seduta al tavolo della cucina, ascoltava la testimonianza del fidanzato della vittima.
"Avevamo appuntamento alle quattro e mezzo. Alle cinque dovevamo essere alla Casa Arancio, non so se sa dov', per un evento che lei stessa aveva organizzato, una cosa importante, sui diritti umani. Marianna era nello staff di Amnesty International..."
"Quindi lei alle quattro e mezzo si  presentato qui?"
"S, ho suonato il campanello... ma le avevo gi telefonato un paio di volte, sia al fisso che al cellulare, e non aveva risposto. L per l ho pensato che fosse in bagno, che avesse perso le chiamate. Ma quando non mi ha risposto al citofono, non mi ha aperto il portone, ho iniziato a preoccuparmi."
"Ma lei non ha le chiavi?"
"Le chiavi? No, non le ho, perch?"
"Be'... lei  il fidanzato, credevo..."
"Prima di tutto, Marianna non vive qui..."
"Ah no? E dove viveva?"
"A Bologna. Questa  la casa di sua nonna, Marianna si trovava qui per l'evento, era venuta ieri, sa, per gli ultimi preparativi. Io comunque non ho le chiavi neanche dell'appartamento di Bologna."
"Ah no? E come mai? Non vivevate insieme?"
"No, perch avremmo dovuto? Non eravamo ancora marito e moglie. Noi siamo... eravamo una coppia un po' tradizionale, ecco. Niente convivenza, niente chiavi."
"Ok. Lei dove si trovava ieri pomeriggio, signor Baroncini?
"Io ero a Bologna, lavoro all'aeroporto, e sono venuto a Porretta non appena ho finito il turno."
"Capisco. Mi dica cosa ha fatto, diciamo, dalle quattro alle cinque e dieci, quando ha chiamato la polizia."
"Come le ho detto, sono arrivato alle quattro e mezzo. Prima di allora... Bo, ero in macchina, ho parcheggiato, sono venuto qui davanti, e durante tutto questo tempo ho provato a chiamarla pi di una volta. Poi, una volta qui, ho suonato, come le ho gi detto. Non mi ha aperto, e per un po' ho aspettato l fuori... ho provato a ritelefonarle, ho provato a risuonare il campanello, ho bussato forte con la mano... Poi va bene, ho fatto un giro, ho pensato, magari si sta ancora vestendo, lei non immagina quanto era meticolosa nei suoi preparativi, e non voleva essere disturbata in nessun modo. Cos sono arrivato in piazza della Libert, ho preso un caff, poi sono tornato indietro, e ho bussato di nuovo."
"Una pazienza encomiabile!"
"Eh! Lei non conosce Marianna! Ti fa aspettare per ore, ti logora... logorava... non riesco ancora a rendermene conto, mi scusi."
"Insomma, non era la prima volta che la sua fidanzata la costringeva a lunghe attese."
"No, non era la prima volta. Ci avevo fatto un po' il callo... ma stasera era diverso: stasera aveva un impegno importante, un evento per il quale si era data molto da fare... e che avrebbe favorito la sua carriera dentro Amnesty. Non potevo pensare che si stesse semplicemente facendo desiderare!"
"Ha fatto qualche altra telefonata nel frattempo?"
"S, verso le cinque meno un quarto ho chiamato Ginevra Pelagatti. Ginevra  dell'associazione Il Granello di Senape, che ha organizzato l'evento insieme ad Amnesty. Marianna e Ginevra hanno lavorato fianco a fianco in tutti questi mesi. Lei era gi a Casa Arancio, e io l'ho chiamata per dirle che non riuscivo a rintracciare Marianna."
"Cos'ha detto la Pelagatti?"
"Mah, niente. Le  sembrato strano... ci siamo messi d'accordo di sentirci non appena uno di noi avesse saputo qualcosa."
"E poi?"
"Poi si  aperto il portone della casa accanto.  uscita la vicina, una signora che conosce Marianna fin da quando era piccola, una che ti attacca certi bottoni... va bene, le ho chiesto se l'avesse vista, mi ha detto s, che a quanto le risultava era in casa, anzi, che aveva sentito scrosciare la doccia. Le ho spiegato che non riuscivo a contattarla, che non rispondeva al telefono e non mi apriva la porta, ci siamo preoccupati, poteva essersi sentita male... lei ha una chiave di riserva e me l'ha data. Sono entrato, l'ho chiamata, Marianna! ma non mi ha risposto. Allora sono andato in camera e... l'ho vista..."
"Ha notato qualcosa di particolare? Oltre al corpo, ovviamente."
"Non saprei... aspetti! La porta finestra che d sul cortile sul retro... se non sbaglio era socchiusa."
"Bene, signor Baroncini, per il momento abbiamo finito, la lascio in pace."
"Posso andare a casa? Non mi sento tanto bene, sa."
"Vada pure, ma si tenga a disposizione. Domani al pi tardi la chiameremo in questura. Arrivederci, e ancora condoglianze."
Dopo l'annuncio dato dall'agente Mirko Ballotti il pubblico presente a Casa Arancio, sorpreso e preoccupato, cominci a guardarsi attorno: purch non ci fossero bombe o uomini armati, purch non fosse in atto un attentato terroristico... Ormai, dopo l'Undici Settembre, era questa la paura di tutti. I due poliziotti scesero dal palco e guidarono la folla verso l'uscita, rassicurando tutti sul fatto che non era in atto nessun attentato e che non c'era motivo di temere alcunch; quando infine la sala si fu svuotata, i due si chiusero la porta alle spalle.
Intanto sul palco organizzatori e ospiti borbottavano tra loro, non avendo ancora chiaro il motivo per cui il loro convegno era stato interrotto prima ancora di cominciare. Il poliziotto che aveva parlato con la consigliera, infatti, si era limitato ad accennare a un evento gravissimo che aveva costretto il commissario Vignoli a porre fine all'incontro e sgombrare la sala. Chiaro che anche tra loro aleggiava il timore di qualcosa di grosso: c'era un ordigno in sala? Attentatori armati di kalashnikov per le scale, cecchini sul tetto? E chi di loro poteva essere il bersaglio designato? Forse Nerys Lee?
"Signore e signori" disse l'agente Ballotti, "innanzitutto ci tengo a porgere le mie scuse e quelle del commissario Vignoli per aver dovuto interrompere il vostro convegno, ma
ragioni della massima gravit lo hanno costretto a prendere una misura cos drastica."
"Vai! Che ti dicevo? Un attentato!" sussurr Felix all'orecchio di Ginevra.
"Non so che pensare" rispose lei, pallida.
"La brutta notizia che devo comunicarvi riguarda la signorina Maffucci. Purtroppo  stata assassinata nella sua casa, poco distante da qui."
Ci fu un silenzio sbigottito, cui seguirono esclamazioni e domande.
"Assassinata? Come?"
"Santo Dio!"
"E chi  stato?"
"Quando?"
"Capisco la vostra sorpresa e il vostro sgomento. Alle vostre domande non abbiamo ancora una risposta, ma faremo il possibile per trovarla al pi presto. Intanto, se non vi dispiace, sarete voi a dover rispondere alle nostre."
"Non vi tratterremo a lungo. Giusto qualche domanda di routine. Intanto se non vi dispiace dovreste scendere dal palco, sedervi un attimo in platea e poi accomodarvi uno alla volta a questo tavolino" disse l'altro agente, Francesco Vullo, posizionandosi a un lato del banco su cui fino a pochi minuti prima erano in bella mostra le copie del libro di Giorgianni e del catalogo della mostra.
Cos li sentirono uno per volta, poche semplici domande: da quanto tempo conoscessero la vittima, in che rapporti fossero con lei, quando l'avessero vista per l'ultima volta, a che ora esattamente fossero arrivati a Casa Arancio quel pomeriggio. Infine li lasciarono andare, riservandosi di chiamarli in questura nei prossimi giorni e raccomandando loro di non lasciare Porretta, salvo la signora Nerys Lee, che doveva partire con l'aereo per recarsi a Bruxelles,
e Francesco Gesualdi, che era libero di fare ritorno a Pisa, dove viveva.
La notizia dell'omicidio fu data al Tg regionale la sera stessa di marted 10 dicembre e la mattina dopo vari articoli uscirono su QN e "Il Resto del Carlino", nonch sulle pagine bolognesi di Repubblica.
"Assassinata nota esponente di Amnesty International. Sospeso il convegno sui diritti umani."
"Uccisa nel proprio appartamento. La vittima, funzionaria della sezione bolognese di Amnesty International, aveva organizzato un convegno sui diritti umani."
"Annullato il convegno di Amnesty International: una delle organizzatrici  stata uccisa."
Questi, analoghi nella sostanza ma differenti nella formulazione, i titoli che campeggiavano nelle locandine e sulle prime pagine dei quotidiani locali o, nel caso di Repubblica, sulla prima pagina della cronaca cittadina. Seguivano articoli dedicati a una sommaria esposizione dei fatti, alla descrizione dell'evento di cui la vittima era stata l'organizzatrice, ad Amnesty International e al suo impegno per i diritti umani, alle giornate di Genova 2001. In particolare QN destin tre pagine alla vicenda, dato il coinvolgimento, in quell'evento, di un suo redattore, Saverio Giorgianni, e di un fotografo che proprio per conto del "Quotidiano Nazionale" aveva realizzato il servizio fotografico sui fatti di Genova. Va da s che tre articoli su quattro (solo la nota biografica di Marianna Maffucci fu stilata da un oscuro praticante) furono scritti proprio dal Giorgianni: la cronaca minuziosa di quel pomeriggio, dalla sua posizione privilegiata di partecipante al convegno annullato; un'intervista al fotografo Felix Osabuohien, autore del reportage in mostra a Casa Arancio; un appassionato racconto della vicenda che aveva visto lui e Felix testimoni e vittime degli
abusi commessi a Genova dalle forze dell'ordine. Va detto che di tale argomento il Save aveva scritto pi e pi volte, in quell'anno e mezzo che era passato dai terribili fatti del G8, ma, poich era convinto che su quegli avvenimenti era necessario rinfrescare la memoria ai lettori, tanto pi che i mezzi di comunicazione e le istituzioni li avevano da tempo relegati in secondo piano, non si fece pregare e li riepilog ancora una volta. Dopo tutto, era proprio di quei fatti che si sarebbe dovuto parlare al convegno, no?
Nonostante la giovane et, Saverio Giorgianni godeva di un certo prestigio a QN, grazie ad alcuni casi di cronaca nera che aveva seguito quando ancora era un cronista alle prime armi della Nazione, a Pistoia, e ad alcune inchieste su temi scottanti che aveva condotto. Naturalmente la sua partecipazione ai giorni del G8, l'anno prima, le botte che aveva preso, il reportage che ne era seguito e infine il libro A colpi di tonfa, uscito da due mesi e gi in cima alle vendite, avevano accresciuto la considerazione di cui godeva all'interno del gruppo editoriale, dove gi si pensava di promuoverlo caporedattore. Il suo blog, "Noi che abbiamo visto Genova", nato con lo scopo di seguire gli sviluppi della vicenda, le denunce delle vittime, le indagini, i depistaggi, i processi, si era via via allargato ad altre questioni, sempre relative al tema dei diritti umani, e aveva un suo pubblico che cresceva di giorno in giorno: i commenti ai suoi post erano sempre numerosi e andavano da manifestazioni di simpatia, solidariet, ammirazione, incoraggiamento, a insulti e minacce in numero crescente. A volte, a leggere ci che postavano alcuni lettori, c'era da rabbrividire:
"Comunista di merda, quando la pianterai di fracassarci i coglioni?"
"Non ti sono bastate le botte che hai preso? Ne vuoi ancora?"
"Maledette zecche, bisognava schiacciarvi sotto i piedi!"
"Vai, che chi ti ha pestato  stato anche troppo tenero!"
L'accanimento di certi commentatori lo preoccupava un po': vuoi vedere che qualche esaltato una sera mi viene sotto casa, mi infila un sacco sulla testa e mi carica di botte? Come se non ne avessi prese abbastanza! pensava. Ma poi scrollava le spalle: si star a vedere! Dire la verit  la cosa pi importante, anche a rischio di farsi dei nemici.
Chi non era per niente entusiasta dei casini in cui Saverio si stava ficcando con questa sua nuova mania del giornalismo impegnato era Valentina, la sua ex moglie.
"Guarda" gli aveva detto, "a me personalmente non me ne frega niente se qualcuno ti rifila un'altra scarica di legnate, voglio solo ricordarti che oltre a essere un giornalista d'assalto sei anche un padre di famiglia, con due, anzi, tre figli che hanno bisogno di te!"
Niente da fare, Valentina non l'aveva ancora perdonato: d'altra parte, come non capirla? Sposata da cinque anni, con una bimba di quattro e un piccoletto di due, aveva scoperto, nell'estate del 1999, che suo marito aveva un'amante da sempre e un altro bambino, della stessa precisa et della sua Giada! E aveva vissuto al suo fianco per tutto quel tempo con un segreto tanto ingombrante, e chiss per quanto tempo ancora l'avrebbe tenuta all'oscuro di tutto, se l'altra donna a un certo punto non fosse andata fuori di testa e non l'avesse platealmente sputtanato davanti alla popolazione del paesino di Tetti, frazione di Sambuca Pistoiese, dove lei, ignara, trascorreva le vacanze: una folla di almeno cento persone radunate in piazza per la processione dell'Assunta, nel giorno di Ferragosto, aveva assistito alla sceneggiata e alla sua umiliazione di moglie cornificata. Erano passati tre anni, ma Valentina non aveva ancora digerito quel rospo, e tanto meno le andavano gi le
bugie di Saverio, quanto pi ora lui si faceva paladino della verit. Verit, bella parola, sicuro, ma dov'era tutta questa devozione di Saverio nei confronti della verit durante gli anni menzogneri del loro matrimonio? Troppo facile parlare della verit, ora, per un bugiardo patologico!
D'altra parte nemmeno Martina, l'altra donna, l'aveva perdonato, e cos Saverio di punto in bianco si era ritrovato senza nessuna donna e con tre figli da mantenere. Per fortuna i suoi meriti sul campo (aveva contribuito a risolvere un caso di omicidio plurimo proprio mentre la patata bollente della sua doppia famiglia gli rimaneva in mano) gli valsero una promozione e un trasferimento: da Bologna le disavventure familiari potevano essere osservate con un certo distacco e la gestione dei tre pargoli sembrava meno problematica, lontano dalle madri inviperite. Attualmente era single e si trovava benissimo, certo qualche avventura qua e l non se la faceva mancare, ma legami seri non ne voleva, aveva gi due ex da tenere tranquille, e dovendo ospitare alternativamente i figli di Valentina e quello di Martina, non aveva un fine settimana libero che fosse uno.
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Capitolo 4.
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Qualche giorno dopo la cena di classe Ginevra telefon a Felix.
"Ho parlato con Marianna Maffucci, quella mia amica che lavora per Amnesty International... Sarebbe molto interessata a realizzare una mostra fotografica su Genova. Quello che  successo in quei tre giorni  gravissimo, Amnesty si  gi pronunciata in proposito. Bisogna che le notizie e le immagini di ci che  accaduto si diffondano il pi possibile, raggiungano la gente comune. Tu che dici? Ti va l'idea? Te la senti di mettere a disposizione il tuo materiale?"
"Certo, sono sempre d'accordo quando si tratta di far conoscere la verit. Le persone hanno sottovalutato la gravit dei fatti di Genova, il governo poi ha coperto tutto... e naturalmente, c' stato l'Undici Settembre, che ha calamitato l'attenzione di tutti i media. Da allora non si  parlato d'altro e Genova  finita sotto silenzio. Ma se si tratta di rimboccarsi le maniche per sensibilizzare la gente sul tema dei diritti, io sono sempre disponibile!"
"Grande Felix! Sapevo di poter contare su di te. E pensavo a quel tuo amico, il giornalista.
"Saverio? Sta scrivendo un libro per raccontare la sua esperienza."
"Fantastico! Pensi che potremmo coinvolgerlo nel nostro progetto?"
"Perch no... il libro uscir entro pochi mesi e potremmo presentarlo all'inaugurazione della mostra."
"Sarebbe straordinario. Puoi metterti in contatto con lui e parlargli di questa iniziativa?"
Cos si incontrarono nella sede di Amnesty, Marianna, Ginevra, Saverio e Felix, un pomeriggio alla fine di giugno: Felix port il catalogo delle sue foto, Saverio le fotocopie di diversi articoli che aveva scritto per QN e che sarebbero confluiti nel libro che stava terminando di scrivere.
"Per quando  prevista l'uscita?" chiese Marianna.
"Intorno alla met di ottobre."
"Ottimo. Cos, se noi facciamo l'evento in occasione della giornata dei diritti umani, il 10 dicembre..."
"Immagino che non sar difficile trovare la location adatta. Bologna  piena di spazi che potrebbero ospitarci!"
"Bologna? Per carit! Con la giunta di centro destra, e quel macellaio del Guazzaloca..." salt su Marianna. "A Bologna non  aria, credetemi."
"Ma come! Non lo faresti a Bologna?"
"Vi dico che non  il caso. Fidatevi."
"E allora dove?"
"Avevo pensato a Porretta. Che ne dici, Ginny?"
"Mah... non saprei... Porretta  solo una cittadina, e poi  un po' in culo al mondo..."
"Chi vuoi che ci venga a Porretta?"
"Oh, non  poi cos fuori mano... ed  una stazione termale rinomata..."
"Eh! I fasti di Porretta appartengono al passato, ormai!"
"Ragione di pi per rinverdirli.  carina, ha quel fascino rtro... e dopotutto, basta con queste metropoli pigliatutto. Decentrare, dislocare, coinvolgere i centri minori. Io
la penso cos. In fin dei conti, Il granello di Senape ha sede a Porretta, non a Bologna. Dico bene, Ginny?"
"Se lo dici tu!"
"Allora  deciso. La nostra Ginevra procurer la sede adatta. Io vedr di far intervenire qualche pezzo grosso di Amnesty. L'argomento lo merita! E sapete bene che  stata la prima associazione di levatura internazionale a pronunciarsi contro le violenze di quei giorni."
Fu Ginevra, nelle settimane che seguirono quel primo abboccamento, a farsi carico della maggior parte del lavoro. Si attacc al telefono, sped mail a destra e a sinistra, parl con decine di persone, riemp interi quaderni di appunti e tappezz di post-it il pannello di sughero sulla parete alle spalle della sua scrivania. Marianna si faceva viva di tanto in tanto per aggiornarsi sui progressi e per riferire riguardo al suo tentativo di accaparrarsi un testimonial importante per la serata.
"Il tuo amico fotografo  bravissimo, ed  anche piuttosto bello... non ti nascondo che un'avventuretta con lui me la concederei volentieri..."
"Marianna! Ma sei fidanzata!"
"Via, via, non scandalizzarti, piccola Ginny. Dicevo tanto per dire... so che su Felix ci hai fatto un pensierino tu!"
"Ma no, che dici! Siamo vecchi amici, compagni di scuola!"
"Vorr dire che mi prender il giornalista... non  male nemmeno lui... comunque, dicevo: vanno benissimo, sono bravissimi eccetera, ma ci vuole un personaggio di peso per dare importanza all'evento. Sto gi facendo i miei passi, ti terr aggiornata!"
Alla centrale di polizia, la mattina dell'undici dicembre, il commissario Vignoli e l'ispettore Marina Silvestri facevano il punto della situazione.
"Dunque, ricapitoliamo. Ora del delitto?"
"Secondo il medico legale, la morte risale al primo pomeriggio, tra le 15,00 e le 16,30. Non riesce a essere pi preciso."
"Causa?"
"Il ferro da calza  penetrato dalla schiena, tra la terza e la quarta costola, e ha colpito il cuore provocando la morte. Il colpo  stato inferto dall'alto verso il basso, quindi si pu supporre che l'assassino fosse pi alto della vittima."
"Hmm... non saprei..." disse Vignoli. "Diffido un po' da queste deduzioni in stile CSI. Mi chiedo con quanta precisione si possa ricostruire l'inclinazione di un ferro da calza tra le costole e nel cuore di un essere umano. E per quanto ne sappiamo, la vittima potrebbe anche essere stata colpita mentre si chinava a raccogliere, che so, un paio di mutandine scivolate in terra!"
"In effetti, c'erano delle mutandine sul pavimento, vicino al corpo..."
"Impronte?"
"Sul ferro? Ovviamente no. Il ferro  sottile, non ha una superficie abbastanza grande perch vi rimangano impresse delle impronte. L'assassino, o l'assassina, lo deve aver impugnato cos..." Marina Silvestri diede una dimostrazione al commissario stringendo nel pugno una matita. "Poi deve aver colpito... cos..."
"Tutto questo sta nel rapporto del medico legale?"
"Chiaro."
"Che altro?"
"Niente... la vittima era giovane, in buona salute. Povera figliola!"
"Rapporti sessuali?"
"Mi faccia vedere... no, pare di no... ah... curioso, questo..."
"Cosa?"
"Sembra... sembra che la vittima fosse vergine!"
"Vergine? Impossibile... ci dev'essere un errore. Marina, chiamami il dottor Cantamessi."
Il dottor Cantamessi era uscito, fu rintracciato telefonicamente e conferm: la signorina Maffucci, al momento della morte, era ancora come l'aveva fatta mamma sua.
"Nessun segno di penetrazione, n recente n antico, imene intatto. Quella ragazza non conosceva uomo" concluse biblicamente.
Marina e il commissario non ebbero tempo di metabolizzare l'informazione che qualcuno buss alla porta.
"Commissario, ecco il rapporto della scientifica. I reperti trovati sulla scena del crimine sono: un paio di mutandine di pizzo nero, pulite, sul pavimento, a cinque centimetri dalla testa della vittima, sulla destra guardando il corpo. Un reggiseno coordinato sul letto. Un abito da donna di jersey rosso, sempre sul letto. Un paio di ciabatte infradito color giallo. Altri abiti e capi di biancheria nell'armadio e nei cassetti... vuole che glieli elenchi? Sembra che non abbiano niente a che fare col delitto..."
"Va' avanti," disse il commissario facendo un gesto con la mano, come ad allontanare quegli inutili reperti.
"Sul comodino: una boccetta di Lexotan; una copia del libro di Saverio Giorgianni, A colpi di tonfa"
"Era quello che doveva presentare, no?"
"S, era quello."
"Che altro?"
"Una bottiglietta da 50 ci d'acqua minerale San Benedetto, piena per met. Una lampada con paralume di vetro. Sul cassettone: una ciotola di ceramica contenente anelli,
orecchini, braccialetti. Di sicuro non si  trattato di una rapina..."
"Erano gioielli di valore?"
"Qualcuno. Per esempio un paio di orecchini con brillantini e zaffiri. Altri erano semplici oggetti di bigiotteria."
"Qualcos'altro?"
"Una trousse contenente trucchi vari. Alcune boccette di profumo: Chanel n 5, O de Lancme, YSL..."
"Qualcosa in tutto questo inventario ha a che vedere con l'omicidio?"
"Non sembrerebbe... sono le cose che ogni donna tiene in camera sua... ma a rigore non si pu affermare che nessuno di questi oggetti sia in relazione col crimine. Per esempio, l'assassino potrebbe essere un ammiratore della vittima... pare che facesse strage di cuori... e potrebbe averle regalato uno dei profumi... oppure potrebbe essere un feticista, e averle voluto rubare la lingerie..."
"S, ciao" fece il commissario, infastidito da quel tipo di ipotesi senza costrutto. "Il cellulare della vittima?"
"Era nell'ingresso, su un tavolino vicino alla porta, insieme alle chiavi e..."
"Piuttosto, cosa sappiamo di quel maledetto ferro da calza? Il compagno  stato trovato? La vittima lavorava a maglia?"
"Nell'appartamento non sono stati rinvenuti ferri, nemmeno il compagno di quello usato per uccidere Marianna. Nemmeno gomitoli di lana o di cotone, aghi da cucito, spilli, n nient'altro che possa far pensare che la donna si dilettasse di lavori a maglia o all'uncinetto."
"Dunque, bisogner stabilire da dove venga quel ferro. L'assassino deve esserselo portato appositamente. Mi chiedo perch... e perch uno solo..."
"Gliene serviva uno, no?"
"S, certo, gliene serviva uno. Ma quello che mi domando ... Mettiamo che avessimo rinvenuto anche l'altro ferro nell'appartamento, magari infilzato a un gomitolo. Avremmo potuto pensare che appartenesse alla vittima..."
"Il fidanzato ha escluso che Marianna lavorasse a maglia" intervenne l'ispettore Silvestri. "L'ho interrogato io."
"D'accordo. Ma mi domando per quale motivo l'omicida abbia scelto un'arma cos bizzarra... se l'avesse trovata sul posto, l'avremmo potuta considerare un'arma di fortuna: invece l'assassino l'ha deliberatamente portata con s, dunque ha premeditato l'omicidio..."
"Non  detto. Poteva avere i ferri con s per motivi suoi, che ne so, magari l'assassino  un appassionato di maglia..."
"Si tratterebbe di una donna, allora!"
"Non ho detto questo, commissario. Ci sono anche uomini che sferruzzano, sembra che sia particolarmente rilassante."
"Via, non farmi ridere. Hai mai visto un uomo che se ne va in giro col lavoro a maglia?"
"Veramente, commissario, quando andavo al liceo a Bologna, sul treno tutte le mattine incontravo un tizio che passava tutto il viaggio a sferruzzare. Si portava l'occorrente in una borsina di stoffa di forma allungata, sa."
Al commissario questa conversazione cominciava a sembrare allucinante.
"In ogni caso, appassionato di maglia o meno, l'assassino era certamente qualcuno che la signorina Maffucci conosceva e di cui non aveva paura. Dopotutto sembra che sia stata lei ad aprirgli la porta, non c' segno di effrazione, e poi deve averlo preceduto in camera voltandogli le spalle."
"Per, commissario, un momento. C' un particolare che mi viene in mente..." L'ispettore sfogli il suo taccuino cercando le pagine in cui aveva trascritto la testimonianza di Nicola Baroncini, il fidanzato della vittima. "Ecco... qui. Lui ha detto che la porta finestra sul retro era socchiusa. Quindi l'assassino potrebbe essere entrato da l, non era necessariamente una persona che la Maffucci dovesse conoscere."
"Dammi retta, Marina. Io non ci credo mica tanto, a queste storie di assassini che si introducono a casa delle persone allo scopo di ammazzarle. Secondo la mia opinione  nella cerchia delle conoscenze della vittima che bisogna indagare."
"S, certo, lo penso anch'io. Era solo una constatazione, per non tralasciare nessun elemento."
"Quello che mi rode  il fatto del ferro. Colpendo con un ferro, l'assassino ci ha fatto sapere che lavora a maglia. Quindi ha ristretto per noi l'ambito dei possibili sospetti. Per quale motivo ci ha tenuto a darci una notizia cos importante su di s?"
"Gi... strano!"
"Metti invece che l'assassino non sia cos ingenuo. Metti che abbia voluto darci una falsa pista."
"Cio... avrebbe usato un ferro per far ricadere i sospetti su qualcuno che coltiva quel passatempo?"
" possibile..."
Marianna e Ginevra si conoscevano da sempre. Da piccole avevano scorrazzato a volont per le vie della natia Porretta, tra le bancarelle del mercato, in piazza della Libert, avevano giocato a nascondino sotto i portici e catturato i girini nelle acque gelide del Rio Maggiore. Avevano frequentato le scuole elementari e medie in paese, poi, quando si era trattato di iscriversi al liceo, Marianna si era trasferita a Bologna con la famiglia, mentre Ginevra aveva frequentato l'istituto tecnico cittadino, per poi affrontare anni di pendolarismo durante gli studi universitari. Per qualche tempo
si erano perse di vista: era stata la militanza nell'associazionismo a farle rincontrare. Avevano gi collaborato ad altri progetti, ma nessuno importante come questo. Cos, un po' per lavoro e un po' per amicizia, in quei mesi capit che si vedessero piuttosto spesso: a volte era Ginevra a venire nel capoluogo presso la sede di Amnesty, altre volte Marianna la raggiungeva a Porretta, con la scusa di godersi un po' di fresco, di prendersi un gelato alla gelateria Tip Tap, proprio in fondo a via Mazzini, in ricordo dei vecchi tempi, quando quella era la via dei negozi, lo struscio termale, da percorrere ammirando le vetrine e cercando lo sguardo dei ragazzi. Ora poi che aveva ereditato la casa della nonna, Marianna ci veniva volentieri in paese, si fermava per qualche giorno, Ginevra non l'avrebbe detta cos affezionata alle proprie radici.
Anche se era Ginevra ad accollarsi la maggior parte delle incombenze, Marianna aveva l'aria di sovrintendere, dispensava consigli, esigeva resoconti; le sue trattative per ottenere un testimonial di spessore che desse lustro all'evento erano ancora in alto mare. Dopo aver rapidamente affrontato le questioni pratiche le due ragazze prendevano un caff insieme e si davano alle chiacchiere.
"Davvero un bel ragazzo il tuo Felix. Sicura che non c' niente tra voi?"
"Uffa, te l'ho gi detto mille volte che non  il mio Felix. Siamo solo amici."
"Si dice sempre cos. In ogni modo a te piace, no? Lo vedo da come lo guardi.
"Ma no... cio, mi piace, s,  bello, intelligente, simpatico... che ti devo dire? Ma non mi interessa sotto quell'aspetto, ecco."
"C' qualcun altro, allora?"
"No, nessuno. Avevo uno, l'anno scorso, ma ci siamo lasciati male, e per il momento non ho voglia di impelagarmi un'altra volta. Tutto qui."
"Sempre saggia la mia Ginny. E del giornalista che ne pensi?
" un bell'uomo, non c' dubbio. E molto in gamba, sa il fatto suo. Mi piace come professionista, e anche per il suo impegno. Ma a livello personale... non so. Troppo bullo."
"Bullo?"
"S, insomma... fa il galletto, fa troppo il piacione. Almeno secondo me."
"Io lo trovo simpatico."
"Non avevo dubbi. E il tuo fidanzato che dice?"
"Che vuoi che dica? Non faccio nulla di male.
"Non gli d fastidio che la sua ragazza si interessi un po' troppo a tutti i bei ragazzi che vede in giro?"
"Ma sei una bacchettona, Ginny! Non conoscevo questo aspetto di te!"
"No, che c'entra... se uno  un bell'uomo, un uomo interessante, lo noto anch'io. Solo che tu... insomma, tu flirti..."
"E che sar mai, un innocente flirt? Io e Nicola abbiamo una grande intesa, lui sa che pu contare su di me. Per il resto... sono solo sciocchezze."
Il fidanzato di Marianna, il fantomatico Nicola, era uno che raramente si vedeva al suo fianco. Lei ne parlava in continuazione, accennava anche spesso a imminenti nozze, ma in realt conduceva una vita del tutto indipendente, a Bologna abitava da sola in un appartamento in periferia, si muoveva in macchina o coi mezzi pubblici, andava spesso a pranzo e a cena fuori con colleghi, amici o personalit di spicco dell'ambiente terzomondista. Aveva invitato a convegni su etica, economia, sviluppo personaggi del calibro di Francuccio Gesualdi, Manlio Dinucci, Serge Latouche.
Aveva flirtato con politici, amministratori locali, giornalisti e conduttori di Tg. Non era un segreto per nessuno che il suo impegno in Amnesty fosse legato a prospettive di carriera piuttosto che a un vero slancio in difesa dei diritti umani.
"Si accomodi, signorina Pelagatti. Per prima cosa, potrebbe dirmi dove si trovava ieri pomeriggio fra le tre e le quattro del pomeriggio?"
"Ero a Casa Arancio... sono arrivata intorno alle due."
"Cos presto? Non era alle 17 l'incontro?"
"Be', c'era ancora molto da fare... finire di organizzare... io sono molto scrupolosa, non volevo che qualcosa andasse storto."
"C'era qualcuno con lei? Chi l'ha fatta entrare?"
"No, non c'era nessuno... ho bussato alla porta del custode per farmi dare le chiavi, lui mi ha detto di avviarmi, che sarebbe venuto dopo un po'. Ho sistemato alcune cose, poi sono arrivati i tecnici, e i ragazzi della mia associazione, Il Granello di Senape, che dovevano allestire il tavolo dei rinfreschi. Ah, e il libraio, con le copie del libro di Saverio Giorgianni."
"Ma per un certo lasso di tempo lei  rimasta da sola, giusto? Nessuno pu confermare che lei fosse realmente l."
"Ma... mi scusi... cosa vorrebbe dire con questo? Mi sta chiedendo se ho un alibi per l'ora del delitto?"
"Tocca a me fare le domande, signorina. Piuttosto: lei lavora a maglia?"
"S, in effetti s, perch? Faccio maglioncini, calze lavorate, centrini all'uncinetto... poi li metto in vendita quando facciamo i banchetti per finanziare l'associazione. Porto sempre i ferri con me, mi metto a sferruzzare nei tempi morti,  una cosa che mi rilassa, non ci vedo niente di male."
"Posso vedere?"
"Prego! Non ho niente da nascondere!"
Ginevra mostr al commissario Vignoli lo zainetto che aveva in spalla quando era entrata nella saletta degli interrogatori e che poi aveva posato per terra. Ne spuntavano due grossi ferri in plastica rosa, misura 6 o 7, pens il commissario, che ricordava bene l'eterno sferruzzare di sua madre e che molte volte, da ragazzo, era andato in merceria a comprare ferri e gomitoli di lana per lei.
"Lei sa che la signorina Maffucci  stata uccisa proprio con un ferro da calza? Fino a ora abbiamo preferito non divulgare la notizia, ma  quella l'arma del delitto."
"Oddio... non immaginavo... e cos lei sospetta di me, solo perch lavoro a maglia! Roba da matti! E per quale motivo avrei dovuto uccidere Marianna, me lo spiega? E poi proprio ieri... con quanto avevamo lavorato per realizzare quell'evento... che senso aveva per me mandar tutto all'aria?"
"La prego, signorina, non tragga conclusioni affrettate. Stiamo ascoltando molte persone, stiamo cercando di farci un quadro della situazione. Non si allarmi, cerchi di rispondere nel modo pi chiaro e completo alle domande, che al resto pensiamo noi. E ora mi dica..."
"Gesualdi viene" annunci Marianna.
Bene, benissimo, pens Ginevra, ma non certo una notiziona: Francesco Gesualdi, ex allievo di don Milani, leader del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, in provincia di Pisa, era un uomo estremamente disponibile, interveniva spesso a convegni e seminari: le sue diapositive sullo sviluppo sostenibile e le quattro R (Ridurre, Recuperare, Riparare e Rispettare) le aveva viste tante di quelle volte che ormai avrebbe saputo presentarle lei stessa.
"Bene" comment, forse con un briciolo di entusiasmo in meno di quello che Marianna si aspettava. "Avevi parlato anche di qualcuno di Amnesty, qualcuno di una certa notoriet?"
"Ci sto lavorando" disse Marianna. "Non sai quante telefonate ho fatto, quante mail ho scritto. Ma credo di essere a buon punto. E col fotografo come va?"
"Bene, abbiamo quasi finito di scegliere le foto da esporre alla mostra... per lo spazio in cui allestirla, c' da valutare diverse cose. Ci sono degli alberghi che hanno sale riunioni piuttosto grandi e ospitano congressi, quindi andrebbero bene per l'evento, a parte che hanno prezzi un po' esosi... ma non li vedo adatti per la mostra. D'altra parte..."
"Ma no! Volevo sapere come va fra te e lui! Avete fatto progressi?"
"Come te lo devo dire che non c' niente? Siamo solo amici."
"Non ti farai scappare un bocconcino come quello? E quando ti ricapita un bel nero cos? Guarda, io mi sono mantenuta in disparte per rispetto tuo, ma se non ti fai avanti, finisce che me lo prendo io, il senegalese."
"Non  senegalese,  italiano, e suo padre  nigeriano. Certo che per essere di Amnesty sei un bel po' razzista!"
"Razzista io? Ma se ti ho detto che mi piace da matti!"
"S, certo! Come un oggetto da collezione! Una rarit..."
"Oh, Ginny, come sei bigotta! Parli come una suora. Nemmeno, va', che ho conosciuto suore pi disinvolte di te."
"E poi, tu non sei fidanzata?"
"Oh, che c'entra... si fa per scherzare... credi che Nicola non guardi le belle donne?"
"Non so che tipo di rapporti avete."
"Mah, rapporti normali. E l'uomo che sposer, abbiamo un progetto di vita insieme... A te non capita mai di avere dei momenti in cui non ti senti sicura al cento per cento delle scelte che hai fatto?"
"Be', io non sono fidanzata, quindi da questo punto di vista... ma perch, non sei sicura di volerti sposare con Nicola?"
"Certo che sono sicura! Sposer Nicola,  un uomo che mi d sicurezza,  la persona giusta per me. Solo che..."
"Cosa."
"Niente, sono cos giovane, non mi sento ancora pronta. Voglio bene a Nicola, un bene dell'anima, guarda, ma per ora non mi ci vedo nel ruolo della mogliettina. Voglio divertirmi un po', che male c'?"
...
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Capitolo 5.
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"Prego, signor Giorgianni" disse l'ispettore Silvestri facendolo accomodare nel suo ufficio.
Bella donna, pens Giorgianni, e le regal uno dei suoi sorrisi pi seducenti. Et, circa quarantanni, valut, facendole scorrere addosso uno sguardo radente: fede al dito, capelli a posto, trucco giusto, camicetta appena appena tirata su un seno ancora alto, gonna al ginocchio, gambe discrete, scarpe basse. Un'apparenza sobria, severa, discreta: chiss il prurito che ci doveva essere, dietro quella mise perbenista. Grazie all'esperienza maturata negli ultimi anni, Saverio era diventato straordinariamente ricettivo nei confronti della psicologia femminile. Intuiva con grande prontezza quando una donna era vulnerabile, vuoi per l'et incalzante, vuoi per noia della routine e stanchezza degli impegni familiari, e si faceva avanti, con un sorriso malandrino e uno sguardo da far accapponare la pelle. Non era pi l'ingenuo ragazzotto che per correre dietro a due ragazze contemporaneamente si era bruciato uno scoop sensazionale, n l'ambiguo padre di famiglia divorato dagli scrupoli che era riuscito a farsi lasciare dalle due donne della sua vita in una volta sola. Ora, libero dalla zavorra, consapevole del suo fascino, batteva il territorio a caccia di prede, badando bene a non farsi accalappiare un'altra volta. Aveva capito che le donne sposate, sulla quarantina, non pi freschissime ma, spesso ancora molto piacenti, erano l'ideale per piccole scorribande, avventure non impegnative. Generalmente avevano sviluppato un sufficiente attaccamento nei confronti del marito da non far temere che volessero sbarazzarsene per dar vita a una nuova famiglia con lui, che chiaramente non ne aveva l'intenzione; se avevano figli, la presenza dei pargoli costituiva un ulteriore deterrente all'abbandono del tetto coniugale; se non ne avevano, potevano essere particolarmente frustrate e inclini a nuove esperienze. In ogni caso, lui metteva subito in chiaro la sua situazione, che senza bisogno di calcare la mano pi di tanto terrorizzava qualsiasi eventuale pretendente a un legame stabile: e chi mai avrebbe voluto accollarsi, insieme al bravo Saverio, due ex mogli e tre figli di diversi letti? Perci, negli ultimi tre anni, il Save aveva svolto, oltre a quello di giornalista, il piacevole mestiere di tombeur de femmes, svolazzando, come si suol dire, di fiore in fiore e prendendosi numerose soddisfazioni. L'ultima con cui ci aveva provato era la bella Marianna, attualmente defunta: le bionde con le gambe lunghe erano sempre state la sua passione, dai tempi in cui si era fatto mettere nei guai da Martina, ma con la Maffucci era andato poco lontano. Aveva un fidanzato, flirtava con tutti, era una diavola, quella donna, nonostante l'aspetto statuario e la relativa, apparente freddezza: verso di lui aveva mostrato apprezzamento, lanciandogli occhiate tra le ciglia quasi bianche, e una punta di divertimento, ma non se n'era fatto nulla. Ora, davanti all'ispettore Silvestri, di una bellezza meno appariscente, tutta da scoprire dietro la corazza di rispettabilit che la proteggeva, Saverio si sent sfidato e decise di partire per l'ennesima avventura. Tanto pi che quella donna avrebbe potuto tornargli molto utile fornendogli informazioni riservate che lui avrebbe riciclato nei suoi articoli su QN.
"Lei conosceva bene la signorina Maffucci?" gli chiese l'ispettore Silvestri.
"Bene, non direi: ci siamo conosciuti sei mesi fa, e abbiamo collaborato per la realizzazione dell'evento che avrebbe dovuto svolgersi ieri pomeriggio. Ci siamo visti quanto, tre o quattro volte, cinque al massimo, e sempre per motivi professionali."
"Quindi lei non sa nulla della sua vita privata?"
"Mah, so che era fidanzata... ne parlava liberamente..."
"E il fidanzato lei lo conosceva?"
"L'ho visto...  venuto a prenderla alla fine di una delle nostre riunioni."
"Mi dica: da chi  nata l'iniziativa del convegno per la giornata dei diritti umani?"
" stata un'idea di Ginevra Pelagatti. Lei e Felix, il fotografo, sono amici... ex compagni di scuola, mi pare. Si sono incontrati, credo in occasione di una cena, hanno parlato... Ginevra  molto impegnata nell'ambiente terzomondista, fa parte di quell'associazione, Il Chicco di Senape..."
"Il Granello" disse l'ispettore.
"Il Granello, giusto" rettific Saverio. In verit sapeva benissimo qual era il nome dell'associazione, ma commettere piccoli errori e lasciarsi correggere era una sua strategia: lo faceva sembrare distratto, leggermente sfasato rispetto all'argomento di cui si stava parlando, metteva l'interlocutore in una posizione di sicurezza e suscitava simpatia. Non bisognava esagerare, per, perch si correva il rischio di passare per stupidi.
"Insomma, Felix le ha parlato dell'esperienza che abbiamo vissuto a Genova, io e lui, una cosa inaudita, ispettore, non so se..."
"Conosco i fatti" annu l'ispettore "e ho letto il suo libro, Giorgianni. Davvero impressionante."
"Felix ha fatto centinaia, migliaia di foto, e con Ginevra hanno avuto l'idea della mostra. A quel punto, chiaro che hanno contattato me, perch a Genova io e Felix ci siamo andati insieme, per il giornale, e del resto io avevo il libro in pubblicazione..."
"Certo, certo. E mi dica, signor Giorgianni: lei dov'era ieri pomeriggio dalle 15 alle 16,30?"
"Ieri pomeriggio? Oh, dunque... fino alle due sono stato al giornale. Poi sono uscito per mangiare qualcosa... A quel punto ho preso la macchina e sono andato a Porretta. Ho fatto la provinciale, sa, Sasso Marconi, Marzabotto, Vergato... molto suggestiva, io la preferisco all'autostrada. Cerco di evitare l'autostrada, quando posso."
"E quanto ci ha messo?"
"Mah, un'ora e un quarto, un'ora e venti, direi."
"Quindi, se  partito da Bologna dopo aver pranzato... diciamo intorno alle 14,30...  arrivato a Porretta giusto giusto per le quattro."
"In tempo per far fuori la signorina Maffucci e poi andarmene bello tranquillo al convegno?  questo che pensa?"
"Io non penso niente! Sto solo cercando di ricostruire la tempistica."
"Ma le pare sensato? Che motivi avrei avuto per fare del male a quella povera ragazza?"
"Non lo so" rispose la Silvestri in tono neutro. "Intanto mi dica come ha impiegato il tempo da quando  arrivato a Porretta a quando si  presentato al convegno."
"Ma niente... ho parcheggiato, ho fatto due passi in paese... poi sono andato alla Casa Arancio per il convegno."
"A noi risulta che sia arrivato a Casa Arancio alle 16,45."
"S, pi o meno a quell'ora,  esatto."
"Quindi ci sono ben tre quarti d'ora, o forse un'ora intera, diciamo dalle 15,45, ora in cui ragionevolmente potrebbe essere arrivato, se veramente le ci  voluta un'ora e un quarto per percorrere la Porrettana, alle 16,45, quando si  presentato a Casa Arancio, di cui lei non riesce a darci conto in modo esauriente."
"Come, come? Vorrebbe dire che non ho un alibi? Ma  ridicolo, scusi... per quale motivo dovrei avere un alibi?"
"Non si inalberi, signor Giorgianni. Sono domande di routine che dobbiamo fare a tutti. E se lei non sa dirci con precisione come ha occupato quel lasso di tempo, io devo semplicemente prenderne atto. Niente di personale!" concluse l'ispettore, gratificando Saverio di un bel sorriso malizioso. "Ricominciamo da capo, vuole? Dal momento in cui ha lasciato il giornale."
"Guardi, sono uscito dalla sede del giornale, in via Enrico Mattei, che erano le due in punto. Sono andato al bar dove vado di solito a mangiare, il Crudelia, fanno pizze e piadine, fanno anche primi piatti, ma sono surgelati, riscaldati al microonde, preferisco evitare. Sono stato l una mezzoretta, sono certo che la proprietaria pu confermare, una brunetta che si chiama Sandra. Poi sono partito: una ventina di minuti mi c' voluta per arrivare a Casalecchio, l ho imboccato la Porrettana... un'altra ora e un quarto..."
"Avevo capito che avesse impiegato un'ora e un quarto in tutto."
"Ma no, ma no, mi sono espresso male... che fa, mi conta i minuti, adesso?"
"Lei capisce che in un caso come questo la tempistica  essenziale! Quindi: a che ora  arrivato a Porretta? Prima o dopo le 16?"
"Guardi, io non sono un fanatico dell'orologio. Saranno state le quattro e dieci. Ho lasciato la macchina appena fuori del paese, c' un parcheggio..."
"Ha conservato lo scontrino?"
"No! Non l'ho conservato! Mica lo sapevo, che dovevo
procurarmi un alibi per un omicidio che non ho commesso!"
"Dal parcheggio  andato direttamente verso il luogo dell'evento?"
"Noo... mi faccia pensare... sono entrato in un bar, in quella piazza lunga, come si chiama, e ho ordinato un caff. Qualcuno mi ha visto? S, il barista. Potrebbe testimoniare? E chi lo sa! E no, purtroppo non ho lo scontrino neanche del caff!"
"Si calmi, Giorgianni. Che diamine, lei  un giornalista, lo sapr bene che siamo obbligati a sentire tutte le persone coinvolte e a ricostruire i loro spostamenti. Niente di personale, le ripeto.  solo routine."
Saverio si rese conto che continuare su quel tono non avrebbe giovato alla sua causa n tanto meno alla possibilit di sedurre, in un futuro, pi fortunato incontro, la bella ispettrice. La donna infatti stava manifestando segni di insofferenza nei suoi confronti.
"Ha ragione, ispettore. Scusi la mia intemperanza.  vero, i miei movimenti non sono perfettamente ricostruibili, ma posso assicurarle che non sono stato io a uccidere Marianna Maffucci."
"D'accordo, signor Giorgianni, pu andare, per il momento. Ma si tenga a disposizione e non lasci la citt. Arrivederci."
Saverio aveva appuntamento con Marianna Maffucci per le sette di quel pomeriggio di met luglio. Avrebbero preso un aperitivo allo storico Caff Zanarini, in piazza Galvani, col pretesto di discutere alcuni aspetti dell'evento che stavano organizzando in occasione della giornata dei diritti umani, il prossimo 10 dicembre: in realt si trattava n pi
n meno che di uno spudorato tentativo di abbordaggio da parte del Save nei confronti della bella attivista. Faceva caldo, a Bologna, e lui doveva rimanere in citt ancora fino alla fine del mese, quando finalmente si sarebbe preso un po' di ferie. Non che si aspettasse un periodo di tutto riposo: nel mese di agosto doveva occuparsi dei suoi figli. Aveva affittato un bilocale a Marina di Bibbona, vicino a Cecina, per tutto il mese, e vi avrebbe ospitato Giada e Tommaso nella prima quindicina e Cosimo nella seconda. Fosse stato per lui, li avrebbe presi tutti e tre insieme, caricati in macchina e via: Giada andava pazza per Cosimo, Tommaso, di due anni pi piccolo, pendeva dalle labbra dei due maggiori, si sarebbero divertiti come matti e lui se la sarebbe cavata con un solo turno, riservando un po' di tempo per s nella settimana dopo Ferragosto. Ma no, Valentina e Martina non ne avevano voluto sapere, al bando simili mezzucci escogitati solo per guadagnare tempo, no a dannose mescolanze, precedenti che avrebbero fatto scuola. Lui aveva figli dall'una e dall'altra, giusto? E mica vivevano tutti insieme appassionatamente in una sorta di comune fricchettona, all'epoca. No, lui era sposato con Valentina e aveva un figlio segreto con Martina, aveva mentito a sua moglie per anni, aveva sacrificato Martina e Cosimo destinando loro solo i ritagli di tempo: ora doveva espiare, dimostrare una dedizione totale ai figli dell'una e dell'altra, senza scorciatoie, senza ammucchiate. Le due donne non erano diventate amiche, nei tre anni trascorsi dalla scoperta delle sue malefatte e dalla separazione da entrambe, ma si era creata tra loro una straordinaria sintonia riguardo alcuni aspetti fondamentali. Primo, nessuna contaminazione. Giada e Tommaso non dovevano frequentare Cosimo, Cosimo non doveva frequentare Giada e Tommaso. Secondo, nessuna indulgenza, nessuno sconto. Saverio doveva pagare per quello che aveva fatto, e pagare tutto. Erano inflessibili, rigorose nel pretendere rispetto dei tempi e delle incombenze, alleate a un solo scopo: quello di fargliela pagare. Oh, non che Saverio non volesse bene ai suoi bambini! Li adorava, letteralmente. Ma un uomo avrebbe avuto anche diritto a un week end tutto per s, a qualche giorno di vacanza senza preoccupazioni. In fin dei conti sia Valentina che Martina avevano un fine settimana libero su due, mentre lui era sempre impegnato. E d'altra parte, pensava lui, questa divisione netta dei due campi era del tutto artificiosa e non avrebbe retto: alcune crepe si erano gi prodotte, perch era successo pi di una volta che i tre fratelli si incontrassero in occasione di feste e ricorrenze, e poi, diciamo la verit, lui non sempre aveva rispettato i veti incrociati e aveva mescolato le figliolanze, andando a prendere Cosimo dagli allenamenti di basket con Giada in macchina, o presentandosi dall'ex suocera a recuperare i figli di Vale con Cosimo al seguito: questo quando ancora abitava a Pistoia, perch ora che stava a Bologna il servizio taxi non era pi attivo. E sapeva per certo che le due madri non erano altrettanto rigide per quanto riguardava se stesse: quando si era trattato di ricorrere ai genitori di Saverio, nonni paterni di tutti e tre i ragazzi, avevano chiuso un occhio sull'eventualit di un incontro sulla soglia o di un pomeriggio condiviso. Ma s, che quando si creano delle situazioni di questo genere, hai voglia a voler tenere separate le famiglie, prima o poi si vengono a creare delle intersezioni,  naturale!
Insomma, basta arrovellarsi su questa storia, ora Saverio era solo a Bologna, in un caldo pomeriggio estivo, e stava per incontrare una donna affascinante con la quale sperava di combinare qualcosa di buono. Arriv in piazza Galvani alle sette in punto: nessuna traccia di Marianna, e se Saverio se ne intendeva un minimo di donne, quella doveva essere una ritardataria professionale. Si sedette a un tavolino all'aperto del Caff Zanarini e si dispose ad aspettare pazientemente, ma per non aver l'aria di quello messo l come un palo si procur un quotidiano tra quelli a disposizione degli avventori e si immerse nella lettura di un articolo che lodava le iniziative messe in atto dalla giunta Guazzaloca per incrementare il turismo nel capoluogo. Marianna arriv alle sette e venti, fresca come una rosa, attravers la piazza senza fretta, in modo che ogni passante, barista o negoziante presente in quel momento potesse ammirare il suo vestitino sbracciato, aderente sui fianchi, le sue gambe lunghe, il passo elastico, i capelli color del grano. Saverio la guard arrivare, il volto inespressivo da statua greca, bellissima, impenetrabile. Che donna!
Marianna l'aveva visto. Senza cambiare il ritmo della camminata, senza il minimo cenno del capo o mutamento del volto raggiunse il tavolino cui era seduto, scost la sedia di fronte a lui e si sedette. Le lunghe gambe si stesero fin quasi a toccare i piedi di Saverio. La donna accenn un sorriso e gratific Saverio di un'occhiata esplorativa tra le ciglia chiarissime.
"Ciao. Mi aspettavi da molto?"
"Oh, giusto qualche minuto. Che cosa prendi?"
"Uno spritz. Dunque... di cosa volevi parlarmi?"
"Volevo condividere con te alcune riflessioni sull'evento a cui stiamo lavorando."
"Perch con me in particolare?"
"Diciamo pure che ho colto l'occasione per fare una conoscenza un po' pi approfondita..."
"Approfondita in che senso?"
"Sei una donna interessante... e volevo avere uno scambio di opinioni con te. Tutto qui!"
Cos, tra frasi pi o meno allusive e sguardi obliqui, i due trascorsero un'oretta: se Saverio era bravino nelle schermaglie amorose, lei lo batteva alla grande, dosando con sapienza parole e silenzi, mostrandosi estremamente
scostante e seduttiva al tempo stesso. Si lasciarono intorno alle otto e mezzo, con in corpo due spritz a testa, oltre a un numero imprecisato di pizzette mignon: Marianna aveva appuntamento col fidanzato, una specie di uomo dello schermo la cui unica funzione sembrava quella di fornirle il pretesto per andarsene, si trattasse di una riunione organizzativa o di un appuntamento galante.
L'ispettore Silvestri fece entrare Felix Osabuohien: uno pi attraente dell'altro, questi giovanotti, avevano occhio le due ragazze... la povera Marianna, pace all'anima sua, ci aveva rimesso la pelle, forse proprio per una questione di uomini... Marina ci avrebbe giurato... quanto all'altra, poverina! Era un topino, musetto da topo, capelli color topo. La classica ragazza dei movimenti, idealista, impegnata, bruttina. Che poi, alla fin fine, non era neanche veramente brutta, piuttosto insignificante, del tutto priva di appeal. Forse  per questo che alcune donne si dedicano con fervore a nobili cause, pens, perch non hanno chance di trovare un uomo. Sul bel nigeriano il topino doveva averci messo gli occhi, ma magari la bionda era stata pi intraprendente e glielo aveva soffiato di sotto il naso. Poi le venne in mente una cosa: il rapporto del medico legale. Marianna era vergine... oh, be'. Forse alla fine non era questa gran virago...
"Dunque, signor Osabuohien, in che rapporti era lei con la vittima, la signorina Maffucci?"
"Francamente la conoscevo poco. Io pi che altro sono amico di Ginevra, Ginevra Pelagatti. Eravamo compagni di scuola, al liceo. Ginevra era interessata al mio reportage fotografico sui fatti di Genova.  stato tramite Ginevra che ho conosciuto Marianna."
"Non mi ha detto in che rapporti era con lei, per!"
"Mah, di semplice collaborazione, direi. Marianna era una bella donna, ma non era il mio tipo, se  questo che vuole sapere. Troppo artificiosa, sopra le righe... a volte scostante, altre volte... non so. Non era il mio tipo."
"Ginevra Pelagatti, invece..."
"Con Ginevra siamo buoni amici. Niente di pi."
"Mi saprebbe dire dov'era lei ieri pomeriggio, tra le 15 e le 16,30?"
"Sono uscito di casa verso le tre e mezzo. Abito a Ponte della Venturina... con l'autobus ci metto un quarto d'ora ad arrivare a Porretta. Io non ho la macchina, uso solo i mezzi pubblici o vado a piedi,  una mia scelta."
"Lodevole. Qualcuno era con lei, ieri pomeriggio, in casa?
"No... vivo da solo."
"Qualcuno pu testimoniare?"
"E che c', ho bisogno dei testimoni, ora? Ero a casa mia, punto. Alle tre e mezzo sono uscito, sono andato alla fermata, ho preso il bus. Alle quattro ero alla stazione di Porretta. Dieci minuti a piedi e sono arrivato a Casa Arancio in netto anticipo. Purtroppo non ho un alibi per l'ora del delitto!"
"Pu andare, signor Osabuohien, ma mi raccomando..."
"Non lasci la citt!"
Osabuohien usc dalla stanza di Marina Silvestri a testa alta, ostentando la massima disapprovazione nei confronti dei metodi brutali della polizia, e visto quello che aveva passato l'anno prima a Genova, la chiacchierata con l'ispettore non era certo stata un'esperienza traumatica. Marina sbuff: quei due, il giornalista e il fotografo, erano certo due professionisti capaci e coltivavano ideali assolutamente condivisibili, per com'erano spocchiosi e quanto se la tiravano! In definitiva lei stava solo facendo il suo lavoro: non
era forse stata ammazzata quella povera Marianna Maffucci? E con un ferro da calza, per giunta!
"Entra pure, Ginny cara! Siediti pure, dammi un minuto per salutare 'sto tipo..."
Non era la prima volta che Ginevra andava a trovare Marianna nel suo ufficio, nella sede di Amnesty International, e non era la prima volta che la trovava a smanettare col computer come una nerd sfegatata. Per quanto la riguardava, lei usava il pc solo per lavoro, e molto raramente andava su internet, che trovava poco interessante e molto scomodo, visto che per collegarsi tramite la linea telefonica bisognava armeggiare un bel po' e non sempre con buoni risultati.
"E chi sarebbe questo tipo?"
"Oh,  solo il Re degli Sfigati."
"Il Re degli Sfigati? Che razza di nome!"
"Ma non  il suo nome, piccola Ginny,  il suo nickname."
"E chi gliel'ha messo?"
"Lui, se l' messo. Gli serve per chattare in rete."
"Sarebbe a dire?"
"Oh, ma devo dirti proprio tutto! Tu non chatti? Non vai in chat room?"
"Non so neanche di cosa stai parlando."
"Be',  semplice. In internet c' la possibilit di dialogare con altre persone, basta iscriversi a una chat, ce ne sono tantissime, in base ai diversi interessi. Se sei appassionata di musica classica, o di cucina, o di scacchi o di qualsiasi altra cosa, trovi la chat che fa per te e ti iscrivi. Puoi fare amicizia con persone che condividono i tuoi interessi, scambiare idee, avere informazioni, consigli... c' la chat room, in cui interagisci con pi persone, e poi ci sono le
stanze private, dove puoi dialogare a tu per tu con un interlocutore particolare."
"Ma sono degli sconosciuti!"
"Brr, che paura!"
"Voglio dire, che ne sai tu di questo Re degli Sfigati? Non conosci neanche il suo vero nome!"
"Che importanza ha il nome?  solo una conversazione in rete, una cosa virtuale... in un certo senso,  come se non fosse neanche una vera persona."
"E di che parlate?"
"Oh, niente di speciale. L'ho conosciuto in una chat di appassionati di romanzi gialli, sai, quei gruppi in cui ci si scambiano consigli di lettura, si commentano i libri letti, cose di questo genere. Io e lui abbiamo subito condiviso la passione per Simenon, si  creata una sintonia, cos dalla chat di gruppo siamo passati a quella privata. E l... uno si sbizzarrisce."
"Si sbizzarrisce?"
"Ma s, in senso buono! Si inizia a parlare un po' di s, cosa fai, dove vivi, hai famiglia..."
"Ma non  rischioso?"
"Rischioso cosa?"
"Tutte queste informazioni... voglio dire..."
"Piccola Ginny! Non penserai mica che l fuori si aggirino social killer pronti a venire ad aggredirti nella tua casetta!"
"No, certo, per non mi sembra prudente dare tante informazioni su di s. In fin dei conti che ne sappiamo di internet, di che tipo di gente passa il suo tempo in queste chat..."
"Ma sei proprio un coniglietto spaventato! Una come te, poi, cos aperta, cos dedita al prossimo: non me lo aspettavo davvero!"
"Che c'entra, non  mica la stessa cosa! Le persone di cui mi occupo io, le persone che seguiamo al Granello di Senape, sono persone in carne e ossa, che puoi guardare negli occhi, invece gente come questo Re degli Sfigati... non lo so... e tu, come ti fai chiamare?"
"Dipende, non in tutte le chat uso lo stesso nickname. Per il Re degli Sfigati sono Candy Candy."
"Oh. Capisco."
" pazzo di me, Ginny.  innamorato cotto."
"E tu?"
"Ma no, sciocchina!  solo un flirt... un innocuo passatempo."
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Alla fine di una giornata impegnativa Marina Silvestri e il commissario Vignoli si riunirono per fare il punto della situazione. Confrontarono le testimonianze delle persone informate sui fatti: guai a usare la parola interrogatorio per definire ognuno di quei colloqui! L'interrogatorio si fa pi tardi, quando  arrivato l'avviso di garanzia... bisogna rispettare le procedure, usare le parole giuste, altrimenti c' rischio che come niente ti invalidino un verbale e ti mandino in fumo tutta un'indagine. Quindi: colloquio, testimoni, persone informate.
"Io ho parlato col giornalista e col fotografo" disse Marina. "Nessuno dei due ha un alibi per l'ora del delitto."
"Io ho sentito la Pelagatti e l'assessore, quel tale, come si chiama... Jacopo Costa. Lei afferma di essere stata a Casa Arancio dalle due del pomeriggio, e ci posso anche credere. Era il suo evento, ci aveva messo l'anima."
"Credevo che fosse l'evento della Maffucci!"
"Sai com', Marina... la Pelagatti  quella che ha sgobbato per far riuscire la cosa nel migliore dei modi. Reperimento della sala, allestimento della mostra fotografica, stampa dei pieghevoli e dei manifesti, rinfresco... aveva pensato a tutto lei. L'altra, pi vistosa, pi carismatica, ha cavalcato l'iniziativa... pare che non fosse nuova a questi metodi..."
"Perci Ginevra potrebbe aver provato del rancore nei confronti dell'amica!"
"Non  da escludere, anche se non ce la vedo, cos mingherlina, ad aggredire un donnone come la Maffucci."
"Be', ma  stata attaccata di spalle, mentre era china... anche uno scricciolo come la Pelagatti ne sarebbe capace."
"Vero anche questo. E poi c' il fatto che Pelagatti lavora a maglia. Porta i ferri sempre con s, cos mi ha detto."
"Commissario, per pensandoci... proprio il giorno del convegno la ragazza sarebbe andata di proposito a casa della vittima per assassinarla?"
"Be', be'. Pensiamoci un attimo. Proprio il convegno, la sua ostentata presenza in Casa Arancio fin dalle due le fornirebbe un alibi a prova di bomba. Cosa le ci voleva a lasciare per mezz'ora la sala congressi, andare a casa dell'amica, farla fuori e tornarsene tranquillamente ad aspettare gli ordini."
"Premeditato, allora?"
"O magari... magari  andata l per qualcosa di urgente, hanno litigato e lei ha perso il lume degli occhi... Insomma, ispettore, non lasciamoci trasportare dalla fantasia, ma certo c' ragione di tenerla d'occhio, questa santarellina."
"E l'assessore?"
"L'assessore, come la consigliera regionale, che sentiremo domani,  coinvolto solo marginalmente nella storia. Facevano atto di presenza a nome delle istituzioni. L'assessore comunque mi ha assicurato che all'ora in cui la povera Marianna  stata infilzata lui si trovava a casa con moglie e figli."
"A casa con moglie e figli di pomeriggio, in un giorno feriale?"
"La moglie  in maternit... hanno tre bambini, l'ultimo ha due mesi. E lui, da quando  nato questo bambino... o  una femminuccia? Insomma! Lui cerca di pranzare a casa quando pu per dare una mano alla moglie."
"E la moglie conferma?"
"Non l'ho ancora sentita. Ma confermer di sicuro. Perch uno dovrebbe mentire in modo cos banale?"
"Mettiamo che sia stato lui a uccidere la Maffucci."
"E perch dovrebbe averlo fatto?"
"Gelosia?"
"Lo dici con cognizione di causa o stai semplicemente buttando l delle ipotesi senza fondamento?"
"No, commissario,  che non bisogna mai scartare nessuna possibilit... me l'ha insegnato lei! Insomma, questa Marianna era una gran bella donna.
"Non basta a farne una mangiauomini!"
"No,  vero. E poi c' quel piccolo particolare..."
"Quale particolare?"
La verginit...
L'incontro con Marianna aveva risvegliato in Saverio la nostalgia della sua relazione con Martina. Forse per via dell'aspetto, pens. In realt le due donne non si somigliavano per niente, ma erano entrambe bionde, chiare di pelle, dotate di gambe chilometriche... la bellezza delle donne ha tante varianti, pensava, e a lui piacevano tutte: le more hanno personalit, le piccoline a volte sono dei veri capolavori, perfettamente proporzionate, le rosse quando sono belle hanno dei contrasti di colore da paura... ma se proprio doveva esprimere una preferenza, ecco, la sua preferenza era per le bionde con le gambe lunghe. Era per via di quelle gambe cosparse di una leggera peluria, tanto chiara da essere appena percepibile, che si era innamorato di Martina, cestista del Pontelungo Basket Club, una squadra che seguiva ai tempi in cui era cronista sportivo alla Nazione di Pistoia. All'epoca era fidanzato con Vale, e si era inguaiato
proprio a causa di quelle gambe che non finivano pi. Era una sua debolezza, le ragazze con le gambe lunghe lo facevano impazzire: se poi erano anche bionde...
In effetti, no, Marianna e Martina non avrebbero potuto essere pi diverse: la prima aveva la bellezza statica di una statua greca, una Venere di Milo non amputata delle braccia; la seconda era un folletto, correva da una parte all'altra del campo palleggiando, le lunghe gambe nei calzoncini si aprivano a forbice. La prima era serena, distaccata, la seconda piena di vivacit e di passione. Chiaro che tra le due, al Save, piaceva mille volte di pi Martina. Era stato molto preso da lei, e di tanto in tanto ancora ci pensava, diversamente da come pensava a Valentina. Valentina era la donna con cui si era messo ancora adolescente, la sua fidanzata di sempre, la moglie, la madre dei suoi figli... anche Martina in realt era la madre di un suo figlio, ma non era questo il modo in cui lui la vedeva. Valentina era anche un'emerita rompicoglioni, assolutamente. A Valentina Saverio aveva sempre voluto bene e continuava a voler bene nonostante il suo carattere petulante e le incazzature che gli faceva prendere. Martina era stata una cosa diversa. La prima trasgressione, l'amore segreto, clandestino. Martina aveva avuto e aveva tuttora un fascino, per lui, che Vale non aveva mai avuto. Se gli veniva nostalgia di Vale era per la casa, la famiglia, le abitudini che aveva condiviso con lei. Valentina era la sua memoria storica. Martina invece... Martina era un'altra cosa. Ma da quando la sua doppia vita era stata rivelata, da quando il suo castello di bugie e sotterfugi era crollato, Martina lui l'aveva persa definitivamente. Poteva anche immaginare di riconciliarsi con Valentina, di smussare la sua asprezza, di tornare a essere per lei un buon compagno di strada, un amico. Mentre per Martina non aveva speranza. E c'erano momenti in cui ne
sentiva in modo particolare la mancanza. Tanto da prendere il telefono e chiamarla, senza riflettere.
"Martina, ciao, sono io."
"Ah. Ciao Saverio."
Fredda, lontana, senza alcuna inflessione nella voce.
"Tutto bene?"
"S."
Non gli faceva un cazziatone, come avrebbe fatto Vale, tipo "Come vuoi che vada, sono nei casini come al solito, e tu dove sei? Che hai telefonato a fare?" No, Martina queste soddisfazioni non gliele dava. Scostante, apatica, rispondeva a monosillabi.
"E Cosimo?"
" al centro estivo."
"Giusto, giusto, me n'ero scordato!"
Dio, che figura patetica stava facendo!
"Volevi dirmi qualcosa di particolare?"
"No, no... allora sabato lo vengo a prendere, come avevamo detto. Lo porto a vedere l'Italia in miniatura, ne abbiamo parlato, so che gli piacer."
"Va bene. A sabato."
"A sabato."
In conclusione, nessuna delle persone ascoltate era provvista di uno straccio di alibi. Incredibile come la gente non stia attenta a documentare quello che fa nell'arco della giornata. Pu sempre capitare di ritrovarsi coinvolti in un omicidio e in quel caso, a meno di non essere l'assassino, sarebbe veramente utile che si sapesse dire con esattezza dove eravamo e con chi nel momento fatale. In effetti, sono proprio gli assassini che, se il loro gesto  frutto di premeditazione, si premurano di fornire indicazioni precise, che nella fattispecie sono abilmente falsificate. Gli altri invece, quelli che non c'entrano nulla col delitto, non sanno mai
dire come hanno trascorso il loro tempo, chi hanno visto, chi ha visto loro. Non conservano nella tasca del giaccone o nella borsetta manco uno straccio di scontrino dal quale si possa dedurre che alle 12,27 acquistavano due paia di calzini all'Oviesse, alle 14,02 pagavano il conto del ristorante e alle 17,12 vidimavano il biglietto del treno. Quanto tempo farebbero risparmiare alle forze dell'ordine e quante preoccupazioni in meno avrebbero se conservassero sempre traccia dei luoghi in cui sono passati e delle azioni documentabili che hanno compiuto! Sarebbe buona usanza, anche, quando si incontra qualcuno, si saluta una persona conosciuta in strada o per le scale di casa, chiedere all'interlocutore conferma dell'ora, in modo che sia possibile poi per gli inquirenti verificare: s, effettivamente Tizio alle 21,36 scendeva le scale della metropolitana, Sempronio l'ha visto e pu confermare. La signora Rossi era al banco della verdura del supermercato Conad sotto casa e ha parlato per cinque minuti con la signora Neri, esattamente dalle 11,05 alle 11,10. Invece la gente  cos approssimativa... E per la polizia c' solo tanto lavoro in pi.
Ginevra Pelagatti, Saverio Giorgianni, Felix Osabuohien e Nicola Baroncini non sapevano dire nulla di preciso riguardo al modo in cui avevano occupato il loro tempo in coincidenza con la morte di Marianna Maffucci, erano stati in grado di dare solo indicazioni vaghe e non confermate da nessuno. L'assessore Jacopo Costa invece un qualche alibi sembrava averlo, sebbene di tipo familiare, quel genere di alibi che non ha un grande valore in tribunale. Quanto alla consigliera regionale, tale Anna Maria Tarducci, oltre a non aver nessun evidente rapporto coi vari protagonisti della vicenda, essendo stata incaricata all'ultimo momento dalla Giunta di fare atto di presenza al convegno, dalle 13 alle 16 del 10 dicembre aveva fatto incursione all'IKEA con un'amica, per poi precipitarsi a Porretta
con una scarpiera e tre padelle in teflon ancora nel bagagliaio: lei lo scontrino ce l'aveva, e anche la testimonianza dell'amica, pertanto era stata immediatamente depennata dall'elenco dei sospetti.
I quali, oltre a non saper dimostrare dove si trovassero in quel particolare lasso di tempo, avevano avuto l'opportunit di commettere realmente il delitto? Cio, il periodo in cui la loro ubicazione era incerta, era di lunghezza sufficiente per permettere loro di raggiungere la dimora della vittima, ucciderla e infine recarsi a Casa Arancio, il luogo verso cui tutti loro convergevano in quel fatale pomeriggio? Appariva evidente, agli occhi del commissario Vignoli e dell'ispettore Silvestri, che il pi scoperto di tutti era il fidanzato della vittima, che per sua stessa ammissione si trovava nei pressi della scena del crimine a partire dalle 16,15, mentre non aveva saputo fornire particolari sulla propria posizione nell'ora precedente: era a casa sua, abitava a Casalecchio di Reno, si era preparato per l'evento, aveva preso la macchina per andare a Porretta, aveva telefonato ripetutamente alla vittima senza ottenere risposta, aveva raggiunto la casa della fidanzata, aveva suonato il campanello, aspettato, telefonato, suonato ancora il campanello e ancora telefonato, fino a che non era entrato nell'appartamento grazie al provvidenziale sopraggiungere di una vicina munita di chiave e aveva scoperto il corpo, circostanza notoriamente sospetta.
Nemmeno la vicina, la signora Antonietta Fabbri, aveva saputo dire qualcosa di interessante.
"La conoscevo fin da bambina, povera Marianna. Ci stava la sua povera nonna, in quella casetta, e dopo che  morta l'ha ereditata lei. E ci veniva spesso, sa? Le piaceva tanto passare qualche giorno al paesello, quando poteva. Me la ricordo quando era cinna, una monellaccia, sempre coi piedi a guazzo nel Rio, con quell'acqua ghiaccia! Io
dico, i genitori di oggi non ce li farebbero stare i bimbi a mollo nel fiume, ma allora i tempi erano diversi. Eh, povera Mariannina! Chi l'avrebbe detto!"
"Lei ha visto il signor Baroncini fuori dall'appartamento della vittima?"
"L'ho visto, sicuro, saranno state le cinque, cinque e qualcosa, non saprei. Stavo andando dalla mia nuora, e l'ho visto l, che non sapeva cosa fare, perch lei non gli apriva. Gli ho detto va l, che sta sotto la doccia, adesso appena ha finito ti fa entrare. Dopo, siccome insisteva, era tanto preoccupato, ho tirato fuori le chiavi di riserva e gliele ho date, ma non mi sono trattenuta, dovevo scappar via! Non immaginavo mica cos'avrebbe trovato, povero ragazzuolo!"
"E cos, Marianna veniva spesso a Porretta."
"Soccia!"
"Nel fine settimana?"
"Qualche volta veniva al sabato, ma pi spesso in mezzo alla settimana, stava qui due, tre giorni, diceva che le faceva bene respirare l'aria di qui, povera stella."
"E veniva con qualcuno, riceveva ospiti?"
"Ah, non lo so mica, cosa vuole, io la vedevo appena... con mia nuora che ha partorito, sono sempre da lei... la incrociavo a malapena sul portone o in strada, due parole, ma non credo che venisse con qualcuno, sa. Se poi ricevesse amici, mah, giusto la Ginevra, qualche volta. A quel che ne so io, almeno."
...
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...
Capitolo 7.
...
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...
"Ehi, Mari! Sempre attaccata a quel computer! Ancora il Re degli Sfigati?"
"Non lo tengo, Ginny! Ci credi? Vuole che gli mandi
una mia foto, vuole venire a trovarmi,  innamorato perso..."
"E tu?"
"Io? Ma figurati! Ho altro a cui pensare!"
"Scusa, ma ti sembra bello quello che fai? Ti stai prendendo gioco di quel poveretto."
"Ma no,  solo un gioco, te l'ho detto, un flirt innocente. Gli uomini, sono cos prevedibili! Basta saper usare le parole giuste, tenerli un po' sulla corda, e cascano come pere mature. Sai come mi ci diverto..."
"Mi sembra una cosa crudele. Lui magari crede di piacerti, si illude..."
" questo il bello. Sapere che hai qualcuno in mano, che te lo puoi giostrare come vuoi...  eccitante.  una forma di potere, in fondo, e io amo il potere."
E chi ne dubitava, pens Ginevra.
"Una volta o l'altra quello arriva con un coltello da macellaio e te lo pianta proprio l, in quel bel seno florido che hai."
"Bum! Hai un'indole melodrammatica, Ginny, non l'avrei mai detto!"
"Credi che non succeda?  piena la cronaca, di uomini che uccidono donne che non li hanno voluti."
"Oh, ma non credo che il Re...  un bonaccione, tutto sommato. Ma cercher di non incoraggiarlo troppo. Anche perch..."
"Anche perch Nicola, poi... voglio dire, lo sa Nicola di questo tuo, hmm, innocente flirt?"
"No, naturalmente! E comunque Nicola non  geloso. No, non  lui il problema."
"E allora qual ?"
"Il problema sono io. Mi sono innamorata."
"Del Re degli Sfigati?"
"Ma no, Ginny, cosa vai a pensare. Mi sono innamorata di uno..."
"Ah! E chi ? Ci stai insieme? E cosa pensi di fare?"
"Quante domande, Ginny!"
A questo punto il commissario Vignoli and a parlare con Teresa Pedrelli, il magistrato responsabile del caso.
"Ho bisogno di consultare i tabulati telefonici di questi soggetti" disse, mostrando alla donna un elenco di nomi.
"Tutti questi? E con quale giustificazione?"
"Sono le persone con le quali la vittima  stata in contatto negli ultimi mesi: il fidanzato, l'amica insieme alla quale ha organizzato il dibattito su Genova, che doveva svolgersi nel pomeriggio di ieri e che non ha avuto luogo proprio a causa del delitto, il fotografo la cui mostra sarebbe stata inaugurata nel corso dell'evento e il giornalista che avrebbe presentato il suo libro."
"Il fidanzato lo posso capire... anche l'amica, se vogliamo. Ma perch dovremmo controllare il traffico telefonico del giornalista e del fotografo?"
"Nessuno dei due ha un alibi per l'ora del crimine, e vorremmo poter ricostruire la loro ubicazione per capire
se abbiano avuto l'opportunit di commettere l'omicidio."
"Leggo in questo elenco anche il nome dell'assessore alla cultura..."
"S... abbiamo sentito anche lui, ma sembrerebbe estraneo ai fatti, come la consigliera regionale, del resto. Per non parlare della signora Nerys Lee, di Amnesty International, e di Francesco Gesualdi, entrambi ospiti dell'evento ma chiaramente non implicati... inoltre l'assessore ha dichiarato di essere rimasto a casa con moglie e figli nel primo pomeriggio di ieri, sar sufficiente averne conferma dalla moglie... no, direi che per il momento non ho bisogno di controllare il cellulare del signor Costa."
"E la consigliera?"
"Oh, quella ha un alibi inattaccabile. Era all'IKEA, testimonianza dell'amica che l'ha accompagnata, scontrini indicanti l'ora, perfino sosta dal benzinaio all'ora del delitto."
"Talmente inattaccabile da sembrare costruito! E che mi dice del movente?"
"In che senso, il movente?"
"Voglio dire, per quale motivo uno di questi qui" fece la magistrata picchiando con la penna sull'elenco "avrebbe dovuto uccidere Marianna Maffucci?".
"Be', il fidanzato... il fidanzato, son sicuro che se scaviamo appena un po', un movente l'avr avuto di sicuro. Una bella donna come la vittima, con una certa fama di rubacuori, avr sicuramente commesso qualche leggerezza... Magari proprio con uno degli altri uomini che le ronzavano intorno, il fotografo, il giornalista, l'assessore... E cos ecco trovato il movente anche per loro! E per la piccola Pelagatti, quella scialbina, che magari da parte sua aveva messo gli occhi addosso a uno dei giovanotti."
"Ma non si uccide per questo! Voglio dire, commissario, ammesso che la Maffucci si sia divertita a stuzzicare
tutti quei maschi... chi , al giorno d'oggi, che ammazzerebbe per una cosa del genere?"
"Non si sa mai, mia cara, l'animo umano  insondabile. D'altra parte, il movente di un delitto viene sempre per ultimo: prima si indaga sui fatti, sugli spostamenti delle persone, sugli alibi, poi, se si intuisce che qualcuno ha avuto la possibilit di commettere il crimine, allora ci si comincia a interrogare sul motivo per cui avrebbe dovuto farlo."
Al secondo appuntamento Saverio cap che con Marianna non era il caso di insistere. Era quel tipo di donna che adora farsi desiderare, che se la tira e non si concede.
"Quella  fredda come un pezzo di ghiaccio" disse a Felix mentre sceglievano le foto da esporre e scrivevano le didascalie.
"Basta vederla" disse Felix.
"Bella, bellissima... uno schianto di donna. Ma non fa al caso mio. Quella  il tipo di donna che ti fa impazzire... e io non ho bisogno di complicazioni. Ho solo voglia di divertirmi un po', che ce n'ho abbastanza di grane a cui pensare."
"Ma con quella non ti ci diverti, credi a me. Ti fa solo allungare il collo, le conosco le tipe come lei!"
"Ma tu ci hai provato?"
"No, perch ho capito subito di che pasta  fatta. Non  il mio genere, amico."
"E l'altra? La Pelagatti?"
"Siamo buoni amici."
"Che poi... non  nulla di che. Fisicamente, dico."
"Guarda, non la vedo nemmeno da quel punto di vista. Siamo amici dai tempi della scuola...  una brava ragazza, intelligente, si d un sacco da fare. Ma non c' altro, almeno per me."
"Perch? Credi che lei..."
"Non ho detto questo."
Non l'aveva detto, Felix, ma sotto sotto lo pensava, che la piccola Ginny avesse un debole per lui. Lui, certo, poteva aspirare a ben altro, col fisico che si ritrovava, e il suo successo come fotografo, occasioni non gliene erano mancate, e non si era certo tirato indietro. Ginevra non era una bellezza, ma nemmeno sgradevole: il suo corpo minuto, una volta che si fosse liberato dagli indumenti extralarge sotto i quali si mimetizzava, avrebbe forse rivelato delle sorprese. E a volte certe timidine diventano audaci tra le lenzuola. Un pensierino ci si poteva anche fare... sebbene... lui, Felix, non si voleva legare. E lei non sembrava il tipo da una botta e via. No, Ginevra era troppo seria, meglio lasciarla stare. Con tutte le belle ragazze che c'erano in giro, pronte a sbavare dietro a lui.
Cos, la bella, spavalda Marianna, seduttrice professionale, serial killer di cuori, si era innamorata come una scolaretta. E di chi? Di un uomo sposato! Un classico! Ginevra non sapeva che pensare, veramente. Aveva un fidanzato che era un tesoro, piaceva a tutti, poteva togliersi tutti gli sfizi che voleva, no, andava a innamorarsi come una pera cotta proprio di uno con moglie e figli.
"Ma lui chi ?"
"Non posso dirlo, capisci...  una situazione delicata..."
"Avete una relazione?"
"Lui dice di no. Dice che non  nulla, che siamo solo amici. Ma dovresti vedere come gli brillano gli occhi..."
"E siete amanti, nel vero senso? Voglio dire, lo fate?"
"Non l'abbiamo ancora fatto. Sorpresa?"
"Be', un po' s. Voglio dire... siete due adulti..."
"E tu ti immaginavi che ci eravamo gi saltati addosso!"
"In un certo senso... penso che sia questo che succede."
"Ah ah! Tu vedi troppi film, Ginny. Siamo in una fase... come posso dire? interlocutoria. Ci stiamo studiando.  troppo importante, capisci, una cosa troppo grande per bruciarla cos."
Certo. Sorprendente Marianna. Lei se l'era immaginata come una specie di virago, una divoratrice di uomini, invece stava dimostrando una lodevole prudenza. E tuttavia... tuttavia Ginevra non la vedeva bene, quella storia. Ogni volta che Marianna parlava del suo lui, e ne parlava spesso, ora che aveva preso il via, rivelava un coinvolgimento che a Ginevra sembrava di cattivo auspicio.
"Ah, Ginny, ieri ci siamo visti. Non immagini come siamo stati bene! Felici come due bambini! Siamo fatti l'uno per l'altra!"
"E dove vi incontrate? Cosa fate?"
"Ah, ma sei morbosa! A volte viene a prendermi alla sede di Amnesty, andiamo fuori citt con la macchina, facciamo una passeggiata mano nella mano, parlando di tante cose. Lui poi ha una casetta su verso Vergato, piccolissima, praticamente una stamberga. Gliel'ha lasciata una sua zia, ma sua moglie si  sempre rifiutata di andarci, e del resto avrebbe bisogno di tanti di quei lavori... ma come nido d'amore  perfetta!"
"E quindi lui la usa per andarci con le amanti!"
"Come sei volgare! Lui  sempre stato fedele alla moglie, sappilo. E le  fedele ancora, visto che..."
"Andate in un casolare sperduto in capo al mondo e non fate sesso?"
"Be', qualcosa facciamo... si possono fare tante cosine,
credimi, anche senza quello... e sono molto molto stuzzicanti!"
"La situazione  grave" disse Ginevra. "Pi di quanto pensassi."
...
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Capitolo 8.
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"Signorina Pelagatti, abbiamo esaminato i dati del suo traffico telefonico nel giorno del delitto" disse il commissario Vignoli.
"Come? E per quale motivo?"
"Be', avevamo bisogno di verificare le sue dichiarazioni, conoscere i suoi spostamenti..."
"Sono indagata?"
"No, non si preoccupi, signorina. Si tratta di una prassi normale. Al giorno d'oggi questi diabolici apparecchietti che ci portiamo sempre appresso possono confermare o smentire le nostre affermazioni... e possono rivelarsi preziosi nel caso in cui si indaghi su un crimine."
"Dunque sono indagata!"
"No, le dico. Per il momento le indagini sono, come si
usa dire, a tutto campo. Stiamo raccogliendo dati, nulla di pi."
"E avete il diritto di farlo?"
"Certo! Con l'autorizzazione del magistrato inquirente. So che lei  una paladina dei diritti civili, ma non stiamo violando nessun suo diritto, stia tranquilla. Piuttosto, quello di cui le volevo parlare..."
"Cosa?"
"Nel suo caso abbiamo fatto un bel buco nell'acqua. Il suo cellulare non ci ha fornito alcuna indicazione, visto che
risulta spento per tutta la giornata del 10 dicembre, fino alle ore 16,24..."
"Be', non c' nulla di strano. Io spengo il cellulare ogni sera, prima di andare a dormire. Di solito lo riaccendo la mattina, ma qualche volta me ne dimentico...  successo anche l'altro giorno. Ero talmente presa da tutto quello che c'era da fare che mi ero completamente scordata di attivare il telefono. Io non lo uso tanto, sa. Me ne sono accorta verso le quattro e mezzo, mi dicevo, come mai Marianna non mi chiama... perch lei era una che telefonava per ogni sciocchezza... ho preso il telefonino dal mio zaino e mi sono accorta che era spento."
"E com' che non ci aveva ancora parlato di questo dettaglio?"
"Mi era completamente uscito di mente. Accendere il telefono, spegnerlo... sono gesti automatici, si fanno senza pensare... poi nel trambusto di quello che  successo dopo..."
La mancata accensione del cellulare non collocava Ginevra Pelagatti sulla scena del crimine ma nemmeno a Casa Arancio, se non al momento del suo arrivo, alle 14, testimoniato dal custode che le aveva dato le chiavi: da quel momento c'era un buco di due ore, dato che i primi ad arrivare sul luogo del convegno erano stati i tecnici, intorno alle 16, e la giovane avrebbe avuto tutto il tempo di recarsi a casa dell'amica, situata praticamente al capo opposto di piazza della Libert, uccidere Marianna e tornare a Casa Arancio in tempo per accogliere gli elettricisti.
"Ieri sono andata al nido con lui" disse Marianna ostentando un improbabile atteggiamento romantico.
"Sei andata con lui a prendere il bambino all'asilo?"
"Ma no, che hai capito! Al nostro nido, il nido d'amore!"
"Ah. il nido d'amore. Giusto."
"Ti sento scettica..."
"Lo sai che non apprezzo questa tua relazione. Non so dove ti porter."
"Dove vuoi che mi porti... al nido d'amore!"
Ginevra scosse il capo: la sua amica era completamente andata.
"Ebbene? Che avete fatto?"
"Devo entrare nei dettagli?"
"No, per carit..."
"Non l'abbiamo ancora fatto, se proprio lo vuoi sapere."
"E come avete ingannato il tempo, allora? Avete guardato un film mangiando pop corn?"
"Oh, non c' bisogno di far tanto sarcasmo. Ci siamo baciati a lungo... non puoi immaginare come mi bacia, con che passione, con che trasporto. Mi ha accarezzato la schiena..."
"Hmm! Fate progressi! Avanti cos, e tempo dieci anni te lo scoperai!"
"Come sei volgare! Si vede che non sai assaporare i veri piaceri dell'amore. A proposito, come andava tra te e quel tipo con cui stavi?"
"Lascia perdere, preferisco non parlarne."
"Scommetto che era uno che scopa veloce. Una cosa sbrigativa, nessuna soddisfazione. Ci credo che vi siete lasciati male!"
"Il tuo invece non scopa proprio..."
"Oh, lui lo farebbe! Sono io che lo tengo a freno. Voglio arrivarci per gradi, assaporare ogni momento, senza fretta di arrivare al dunque. Che poi, una volta consumato, il rapporto  bell'e finito. Voglio dire, per molti maschi  cos, quando alla fine gliela dai,  fatta, si sono tolti lo sfizio e passano alla prossima."
"Quindi  questo che ti piace? Tenerlo sulla corda?"
"Un po' s, lo devo ammettere. Te l'ho detto,  una questione di potere. Finch conduco io il gioco, ho potere. Mi  capitato con tanti uomini, perch io piaccio molto, agli uomini, e anche a me piace avere delle scappatelle. Un uomo, finch lo tieni a distanza, te lo giochi come vuoi. Se invece sei arrendevole, se ti concedi subito, non hai pi nessun potere, anzi, non hai pi nessun valore, per lui."
"Ma non  cos per tutti! Non posso credere che tutti gli uomini siano come li dipingi."
"Stammi a sentire, Ginny: in amore, come in ogni altra relazione, si tratta di capire chi ha potere. Chi ha potere lo esercita,  tutto qui."
"E fra me e te, chi ha potere?"
"Ma io, ovviamente!"
Saverio e Felix si incontrarono alla sede di QN il 12 dicembre: l'evento era saltato, chiaramente, ma la mostra fotografica era esposta a Casa Arancio fino alla fine dell'anno e per quanto riguardava il suo libro, Saverio si stava organizzando per presentarlo, possibilmente prima di Natale, nell'unica libreria del centro di Porretta. Nonostante fossero ancora scossi per quanto era accaduto avevano del lavoro da fare e intendevano andare avanti col progetto anche senza Marianna MafFucci, che riposasse in pace. Ma dopo pochi minuti dedicati a questioni tecniche (stabilire alcune date possibili per la presentazione di A colpi di tonfa, trovare qualcuno da far intervenire, che non fosse Francesco Gesualdi o Nerys Lee, organizzare a tempo di record un piccolo vernissage per la mostra e ricordare il tutto alla cittadinanza tramite opportuni articoli sulle principali testate) il discorso and spontaneamente sul delitto di due giorni prima.
"Che ti ha chiesto la bella ispettrice?" domand Saverio.
"Nulla... voleva sapere se ho un alibi per l'ora del delitto. Un alibi, te l'immagini. Come se la gente avesse l'abitudine di documentare ogni suo spostamento!"
"Ha chiesto lo stesso anche a me, se la cosa ti pu consolare."
"Guarda, non me ne pu fregar di meno, mi basta non prendermi un'altra scarica di legnate, poi possono chiedermi quello che vogliono."
"Non mi sembra che la Silvestri sia tipo da menare le mani!
"Non dico lei personalmente.
"Bella donna, comunque. Sei d'accordo?"
"Oh, ma sei incredibile! Non te ne lasci scappare una!"
"Perch, cosa ho fatto?"
"Niente, per ora... ma vedo l'espressione lasciva del tuo sguardo."
"Ho un debole per le belle donne, lo ammetto. E in effetti ho una mezza idea di chiederle di uscire."
"Stai scherzando? Non pu mica uscire con una persona coinvolta nelle indagini!"
"Tu vedi troppi film, Felix. Ci scommetti che riesco a farmi dare un appuntamento? E non sarebbe solo per imbroccare, sia chiaro. Voglio cercar di capire come si muove la polizia, a che punto sono con le indagini."
"A che punto vuoi che siano? Sono passati solo due giorni, stanno ancora sentendo i testimoni..."
"Appunto. Prima mi procuro un'interlocutrice privilegiata, pi a fondo entro nella vicenda e riesco a farmi un'idea. Su questo caso ci voglio fare una bella inchiesta!"
"Secondo te chi pu essere stato a uccidere la povera Marianna?"
"Non ne ho la minima idea. Ma lo scoprir... sono un segugio, lo sai."
"Eh! Non darti tante arie!"
"Intanto vedo di far due chiacchiere con la Silvestri, tu piuttosto, perch non sondi la piccola Ginny? A proposito, avete poi concluso?"
"Quante volte te lo devo dire? Siamo solo buoni amici."
"Di solito, quando si dice cos c' sotto qualcosa..."
"Non nel mio caso. In ogni modo, devo incontrarla domani, cercher di capire quello che sa di questa storia."
"Ah, dunque non mi sbagliavo!"
" solo un appuntamento di lavoro. Per via della mostra."
"Per via della mostra, certo."
"Babbone" disse Tommaso domenica 28 luglio intorno alle sette di sera, mentre l'auto di Saverio, una BMW 320 serie 3, un macchinone color argento col quale aveva sostituito, non appena la sua promozione gliene aveva dato la possibilit, la vecchia Passat sgangherata sulla quale aveva scarrozzato i bambini per almeno cinque anni, percorreva l'Autosole in direzione Firenze Nord. Lui e Giada avevano trascorso una giornata memorabile col padre a Mirabilandia e ora stavano rincasando, stanchi e arrossati. "Babbone, quand' che partiamo per Marina di Birbona?"
"Marina di Bibbona, scemo. Bibbona, non Birbona, quante volte te lo devo dire?" lo riprese immediatamente Giada.
"Birbona, Birbona, Birbona!"
"Sei proprio uno scemo, non sai ancora parlare!"
"Calma, ragazzi! Vi sembra il caso di litigare per queste cavolate?"
"Se a cinque anni non sa parlare non  colpa mia!"
"S che so parlare! Stavo solo scherzando... tu pensi sempre che io sia stupido" fece Tommi, gi col pianto nella voce.
Saverio era esasperato. Menomale che stavano arrivando a Firenze Nord, dove avrebbero imboccato l'A 11 che in un quarto d'ora li avrebbe portati a Pistoia.
"Vedo la Chiesa dell'Autostrada!" url Giada. Era un vecchio gioco in uso tra loro: ogni volta che passavano di l, il primo che avvistava la tenda di Michelucci doveva proclamarlo.
"Non vale, l'ho vista prima io" frign Tommi.
"Se l'hai vista perch non l'hai detto?"
"Perch tu mi fai sempre arrabbiare, ecco!"
"Calma, ragazzi!" ripet Saverio. Mancavano pochi minuti, ormai, e i due rampolli sarebbero stati depositati sulla soglia dell'abitazione materna. E lui avrebbe potuto respirare fino... gi! Fino a venerd 2 agosto, quando sarebbe iniziato il primo turno di vacanze coi figli, il turno di Giada e Tommaso.
"Babbone, quand' che partiamo..." aveva gi ricominciato Tommi.
"Venerd prossimo. Tra cinque giorni. Non  fantastico?"
"E saremo nel blocco A o nel blocco B?" chiese Giada, riferendosi ai complessi residenziali indicati con le lettere dell'alfabeto dalla A alla D.
"Nel blocco A: non  l che avete i vostri amichetti?"
"E andremo al Bagno Delfino Blu?"
"Certo!"
"E ci porterai alle macchinine all'Holiday Park?"
"E a mangiare il gelato all'Ice Palace?"
"E i bomboloni al Ghiottone?"
"Vi porter in tutti i posti che vi piacciono" disse Saverio, rassegnato a fare buon viso a pedal, tappeti elastici, ciclocarrozzelle e altri piacevoli passatempi a misura di bambino. "Ora per raccogliete la vostra roba che siamo arrivati".
Valentina venne ad aprire la porta, tutta moine e baci per i bimbi, mostrando a lui, invece, il solito cipiglio che gli riservava ormai da tre anni. Le consegne furono veloci, Saverio guard l'orologio, erano le sette e mezzo, alle otto aveva appuntamento con Martina per portare Cosimo a prendere una pizza. Non l'avrebbe rivisto fino a Ferragosto, quando ci sarebbe stato il cambio della guardia, Giada e Tommaso, saturi di mare, sole, bomboloni alla crema e salti sui tappeti elastici, avrebbero passato il testimone al fratello. Quindi, prima di eclissarsi coi due, aveva fissato di portare a cena fuori l'altro figlio, quello che rischiava sempre di rimanere sullo sfondo, il bambino invisibile.
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Capitolo 9.
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La lettura dei tabulati telefonici rivel altre sorprese: Nicola Baroncini, per esempio, risultava nei pressi dell'abitazione di Marianna fin dalle 14,30 e non, come aveva sostenuto, solo dopo le 16,15.
"Quindi lei ci ha mentito, signor Baroncini. Lei si trovava a Porretta fin dalle prime ore del pomeriggio!"
"Come? No, non  possibile... ma cosa dice, ispettore..."
"Via! Non sa neanche dire le bugie, Baroncini. Il suo cellulare la inchioda: era sul luogo del delitto a partire dalle due e mezzo.  andato da Marianna sul presto, perch non ce l'ha detto? Cosa  successo? Avete litigato, magari lei voleva far l'amore e la sua fidanzata si  rifiutata..."
"Assolutamente no, siete fuori strada nel modo pi assoluto. Ero a Porretta,  vero, ma non a casa di Marianna. Il fatto  che dall'altra parte del Rio, a cento metri in linea d'aria, ci abita un mio amico... ero da lui..."
"E perch non ce l'ha detto prima?"
" una cosa riservata, ho preferito non parlarne."
"Cosa ci pu essere di tanto riservato da indurla a mentire sui suoi spostamenti, rischiando di attirare sospetti su di s?"
"Il fatto , ispettore... quel mio amico... insomma, a farla breve, sono gay. Il mio fidanzamento con Marianna
era una copertura. Per questo non vivevamo insieme, non facevamo sesso."
"No, mi faccia capire. Lei  gay e il suo compagno guarda caso vive a Porretta proprio a cento metri dalla casa della sua fidanzata."
"So che pu sembrare strano, ma c' una spiegazione. Il mio ragazzo vive qui da sempre,  un amico d'infanzia di Marianna, l'ho conosciuto tramite lei."
"E non le dava fastidio questa vicinanza? Non temeva di incontrare uno dei due mentre si trovava in compagnia dell'altro?"
"Guardi che Marianna sapeva ogni cosa... il nostro era un fidanzamento di comodo, gliel'ho gi detto."
"Siamo nel 2002, signor Baroncini. Lei mi vuol dare a intendere che al giorno d'oggi un omosessuale ha bisogno di una fidanzata di copertura?"
"Perch, le sembra che nel 2002 la societ sia particolarmente amichevole nei confronti di noi gay? Io poi ho i genitori anziani, molto all'antica..."
"E Marianna che interesse aveva a prestarsi a questo gioco?"
"Anche a lei faceva comodo una copertura, non creda. Un fidanzato da esibire in pubblico, un bravo ragazzo che non le facesse ombra e le lasciasse ogni libert."
"Non mi dir che era gay anche lei!"
"No, no, tutt'altro. A lei piacevano gli uomini, per quanto..."
"Per quanto?"
"Nulla, voglio dire. Non aveva qualcuno di fisso, tranne me, ovviamente. Le piaceva... sedurre. Le piaceva piacere, ecco tutto. Si prendeva qualche libert."
"In base all'esame medico effettuato sul corpo, non sembra che la signorina Maffucci fosse sessualmente attiva" butt l l'ispettore Silvestri.
"Si riferisce al fatto che era vergine? Lo so, lo so. Ci teneva moltissimo alla sua... illibatezza, se cos vogliamo dire. Ma lei sapr bene, ispettore, che ci sono tanti modi... non  sempre necessario... mi capisce!"
"Certo, certo. E che mi dice del suo compagno, signor Baroncini? Ho bisogno di conoscere il suo nome e di mettermi in contatto con lui."
"E per quale motivo?"
"Ma per verificare il suo alibi, signor Baroncini!"
L'estate di Saverio stava andando proprio come se l'era aspettata: un lunghissimo mese trascorso avanti e indietro dalla spiaggia all'appartamento che aveva affittato per le vacanze coi figli, dall'appartamento alla piscina, dalla piscina alla gelateria e al parco giochi. La pelle arroventata dal sole, le scarpe piene di sabbia, i secchielli da lavare, i salvagente a ciambella e lo squalo da gonfiare e sgonfiare ogni giorno. Nel giro di qualche giorno i teli da spiaggia diventavano dei rigidi pezzi di cartone, intrisi d'acqua e di sabbia, pesantissimi e puzzolenti. Gi lui odiava il mare, l'aveva sempre odiato. La sua ex moglie Valentina invece ci andava matta, fin dai tempi in cui erano fidanzati, e ce lo trascinava in ogni week end da maggio a ottobre in cui non era di turno al giornale, lavorava per "La Nazione", era un giovane cronista tuttofare, all'epoca. Ma dopo la nascita dei bambini, pur continuando a voler andare al mare, che ai bambini faceva tanto bene, persino Valentina aveva cominciato a non poterne pi di quelle vacanze che si trasformavano in un tour de force di sorveglianza, costruzione di castelli di sabbia, bagni in mare e in piscina, doccia, lavaggio della biancheria, preparazione dei pasti, in un turbinio che faceva rimpiangere a entrambi i felici giorni lavorativi. Dopo la separazione Valentina aveva delegato a lui il compito di portare i bambini al mare mentre lei si concedeva meritate
vacanze in viaggio per l'Europa, inizialmente con Laura, la sua amica del cuore, poi con Dario, il suo nuovo compagno. Martina invece, la madre dell'altro suo figlio, Cosimo, non amava per niente il mare, era troppo chiara di pelle, si scottava, e per questa ragione affidava a lui il bambino quando riteneva che fosse necessario portarlo a respirare un po' di iodio. Conclusione: massacrato dai quindici giorni passati a trastullare Giada e Tommaso, saturo di uscite in pedal e di dopocena trascorsi all'Holiday Park, a sorvegliare i pargoli che si sbizzarrivano sui tappeti elastici o sulle automobiline elettriche, il giorno di Ferragosto senza neanche il tempo di rifiatare pul l'appartamento, cambi le lenzuola, riemp il frigo, caric in macchina Giada e Tommaso e li riconsegn alla loro madre, poi si precipit a Montemurlo, dove viveva Martina, a prelevare Cosimo per garantirgli i suoi quindici giorni di mare, sole e pap. Il periodo passato con Cosimo non fu l'esatta replica di quello trascorso con gli altri due bimbi, perch Cosimo era solo e quindi l'impegno che Saverio era costretto a profondere nei suoi confronti era maggiore. Inoltre Cosimo lo metteva in difficolt: non che non fosse un bravo bambino, anzi, era fin troppo buono. Lo guardava silenzioso, lo faceva sentire a disagio: era il figlio di serie B, quello a cui aveva regalato i suoi ritagli di tempo, e sicuramente il piccolo, nel suo modo discreto, glielo rinfacciava.
Quanto a donne, al momento il Save era un po' all'asciutto. I suoi approcci con la bella Maffucci non avevano portato i frutti sperati, e la piccola Ginny, tanto volenterosa e intelligente, non suscitava in lui nessuna pulsione... Al mare di belle donne se ne vedevano, ma le single non facevano per lui, intento a badare ai bambini: meglio puntare su qualche mamma non accompagnata, chiedere in prestito un secchiello, rincorrere un cappellino portato via dal vento, attaccare discorso sulle necessit dei bambini.
Questo sistema facilmente funzionava, l'importante era mostrarsi un genitore attento e coscienzioso, mai annoiato per la presenza dei bimbi ma neanche tanto appassionato ai giochi infantili da rasentare il fanatismo. La donna doveva percepire di avere davanti un padre diligente e responsabile ma al tempo stesso una persona spiritosa e divertente, con quel pizzico di autoironia di chi non prende troppo sul serio la propria missione, in modo che potesse sentirsi libera di manifestare a sua volta sentimenti non troppo esemplari nei confronti della prole. Perch c' questo pregiudizio, che la madre debba sempre essere entusiasta dei bambini e dedicarsi a loro senza un lamento, invece anche per la madre c' il sole che picchia, la sabbia che brucia sotto i piedi, il vento che scompagina la rivista che la poveretta sta cercando di leggere, il bombolone che s'interra nella sabbia, il bambino che piange: e la madre deve far buon viso a tutto, rincorrere le pagine del giornale, togliere il bombolone insabbiato dalle mani del piccolo, asciugare lacrime, soffiare nasi, cambiare pannolini, e certe volte non ne pu veramente pi. E a questo punto che un uomo come Saverio pu inserirsi con discrezione tra il senso del dovere, l'amore genitoriale e l'invincibile noia della mammina proponendosi come ideale mezzo per risollevare l'umore senza sentirsi in colpa. Durante quell'agosto in vesti di padre single Saverio us le sue collaudate doti strategiche per approcciare alcune madri non accompagnate, e in qualche caso la sorte gli sorrise e la conquista and a buon fine.
Il compagno di Nicola Baroncini si chiamava Francesco Capperi e abitava realmente al di l del Rio Maggiore, anche se la distanza effettiva tra la sua casa e quella della Maffucci era ben superiore ai cento metri in linea d'aria.
"Comodo per lui" comment il commissario Vignoli. "Usciva da casa dell'una e subito arrivava a casa dell'altro."
"Ma se la signora Fabbri ha detto che Marianna non riceveva nessuno!"
"Che vuoi che ne sappia quella rimbambita!"
"Di solito le vicine di casa sanno tutto."
"Ma se l'ha detto lei stessa, che  sempre a casa della nuora! E comunque, non importa. Baroncini poteva venire a trovare il suo ragazzo quando voleva, sia che la Maffucci fosse a Porretta, sia che fosse a Bologna. L'importante  appurare dove si trovasse all'ora del delitto."
"Sentiamo il fidanzato, allora. Il fidanzato del fidanzato. Com' che si chiama?"
"Capperi Francesco. Nato a Porretta Terme il 24 aprile 1972, residente in piazza Garibaldi 24..."
Francesco Capperi fu convocato: era un giovane timido e si capiva da lontano un miglio che non era contento di trovarsi l.
"Lei ha una relazione col signor Nicola Baroncini?"
"Sono costretto ad ammetterlo, anche se non avrei mai voluto che la cosa si sapesse in giro. Crede che la notizia diventer di dominio pubblico?"
"Per il momento posso prometterle di mantenere il riserbo, ma tutto dipende da come evolveranno le indagini. Mi dica, lei era a conoscenza del fidanzamento di Nicola con la signorina Maffucci?"
"S, certo, lo sapevo. Era un finto fidanzamento, una copertura."
"Ma lei non era geloso?"
"E perch? Marianna era una donna... a Nicola non interessava."
"Una bella donna, con la quale si faceva vedere sempre in giro. Si parlava di un imminente matrimonio..."
"Solo voci, chiacchiere!"
"Le dico cosa ne penso. Penso che lei abbia accettato obtorto collo di sottoporsi a una finzione che in realt le
ripugnava. Ogni volta che la signorina Maffucci veniva in paese lei era costretto a vedere, dalle finestre di casa sua, il suo uomo che andava a prendere la fidanzata o che la riaccompagnava a casa."
"Ma sta scherzando? Prima di tutto, dalle mie finestre non si vede la casa di Marianna. E poi, io e Marianna ci conosciamo fin da bambini. Siamo cresciuti insieme, siamo andati a scuola insieme."
"Allora conosce anche la signorina Pelagatti."
"Ma certo, siamo a Porretta, sa? Mica a Parigi!"
"Non si scaldi, signor Capperi! Stiamo solo cercando di capire. Dunque  grazie a lei che la signorina Maffucci ha conosciuto quello che, di facciata o meno, era comunque il suo fidanzato... e lei mi vuol dare ad intendere che non era geloso! Geloso al punto, magari..."
"No, no, che dice!  stata Marianna a presentarmi Nicola. Guardi,  tutto un equivoco. Marianna sapeva di me... qui in paese non lo sa nessuno, figuriamoci, lei non sa com' la gente da queste parti, gretta, meschina, piena di pregiudizi. I miei genitori, poi! Ma lei l'aveva capito, aveva un intuito straordinario, sa? E quando si metteva in mente di farti dire qualcosa, era implacabile. Era l'unica con cui mi fossi confidato. Ed  stata lei a propormi."
"A proporle?"
"S, il finto fidanzamento. Disse che nessuno avrebbe potuto sospettare di me e Nicola, se lei l'avesse presentato a tutti come il suo fidanzato."
"Mi sembra un grosso sacrificio, per una ragazza, simulare un fidanzamento solo per stornare i pettegolezzi sull'omosessualit di un amico, sia pure caro, carissimo..."
"Ma no, la divertiva... lei prendeva tutto come uno scherzo. E poi, diceva, anche per lei sarebbe stato un vantaggio avere un fidanzato da esibire in giro. Sa, era una che si divertiva!"
"A noi risulta diversamente. Sembra che la signorina Maffucci vivesse in castit. Sa cosa penso? Che lei ha accettato di buon grado questa finzione, ma poi ha cominciato a sentirsi trascurato, a essere geloso... avr avuto paura che Marianna le rubasse il suo ragazzo! Avete litigato..."
"Ma nemmeno per sogno, ma lei  impazzito! Cosa sta dicendo!"
"Si calmi, giovanotto. Si calmi. Piuttosto, dove si trovava il pomeriggio del 10 dicembre, tra le 14 e le 16?"
"Ero con Nicola, a casa mia. Non lo dice anche il tracciato del suo cellulare?"
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Capitolo 10.
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Saverio ci riusc, a strappare un appuntamento all'austera ispettrice Silvestri. Si fece vedere nei dintorni della questura, come passasse di l per caso, la prima volta salut cortesemente, la seconda lanci una delle sue occhiate radenti, la terza volta parl.
"Ispettore Silvestri!"
"Non posso dire di essere sorpresa di vederla, signor Giorgianni" fece lei.
"Gi, passo spesso da queste parti. Lei capisce, un giornalista come me  sempre in relazione con i tutori dell'ordine."
"Mi risulta che lei non sia un semplice cronista di nera,  redattore, se non ricordo male."
"Certo, certo. Ma ci sono dei casi che bisogna seguire con particolare attenzione. La morte della signorina Maffucci mi ha turbato, e sto cercando di vederci pi chiaro. Che ne dice di fermarci a prendere un caff qui all'angolo? Se non ha fretta, naturalmente!"
L'ispettore Silvestri abbocc immediatamente, pur mantenendo un atteggiamento di apparente distacco. Accett l'invito, si accomod nella saletta del vicino caff, esord dicendo che non poteva sbilanciarsi sul caso visto che le indagini erano in corso e che era necessario mantenere un certo riserbo, ma poi, sapientemente interrogata
dal Save, cant come una gallinella. Chiss che formicolio, che pizzicore c' l sotto, pens il Save osservandola mentre abbandonava progressivamente la rigidit iniziale e acquistava una posizione pi rilassata e leggermente provocante, stendendo le gambe, accavallandole, mostrando qualche centimetro di coscia, sporgendo il busto in avanti, arricciando le labbra.
"Dovevi vederla" disse Saverio a Felix. "Me l'avrebbe data su quel tavolino, se appena appena avessi insistito..."
"Sempre il solito sbruffone!"
"No,  la verit, ti giuro!"
"Okay. E che ti ha detto di interessante?"
"Dunque, sembra che non siamo i soli a non avere un alibi. Nemmeno Ginevra ce l'ha, dice di essere stata a Casa Arancio, ed  certo che  arrivata alle due perch il custode le ha dato le chiavi, ma fino alle quattro era sola, non c' nessuno che possa testimoniare per lei. Tu le hai parlato?"
"S, ci siamo visti... non credo che Ginevra c'entri niente col delitto, sinceramente.  una brava ragazza... e poi, che interesse avrebbe avuto a far fuori la Maffucci?"
"Non so, gelosia, direi. Quella donna le rubava la scena... la faceva sgobbare, perch, parliamoci chiaro, chi  che si  sobbarcato il grosso del lavoro per l'organizzazione dell'evento? E poi arrivava la Maffucci a fare la superstar e a prendersi tutto il merito."
"S, ma Ginevra la conosceva... sapeva com'era e non se ne faceva un cruccio. Non penso che l'avrebbe uccisa per un motivo del genere!"
"Ma metti che ci fosse anche una rivalit in amore... tipo, un uomo che piaceva a Ginevra ma su cui Marianna aveva posato gli occhi... sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso, non credi?"
"Un uomo? E chi?"
"Tu, per esempio."
"Ma vaffanculo! E io che ti sto a sentire! Piuttosto, sai
cosa mi ha detto Ginevra? Che la Maffucci si era innamorata."
"E di chi?"
"Non me l'ha voluto dire. Un uomo sposato, pare."
"Ah, quindi... qui ci sarebbe da approfondire! Devi assolutamente farti dire di chi si tratta."
"E il fidanzato?" Cosa.
"Il fidanzato, dico. Come si inserisce in questa storia? Se sapeva che lei aveva un altro, magari era geloso a morte!"
"Il fidanzato, la Silvestri mi ha fatto capire qualcosa... sembra che quel fidanzamento fosse fittizio."
"Be', era facile immaginarlo. Non sembravano tanto intimi, quei due. Per lei, poteva essere un'utile copertura per stornare i sospetti dalla sua relazione, ma per lui?"
"Sembra che anche lui abbia qualcun altro... una relazione misteriosa, sulla quale Marina non mi ha voluto dir nulla."
"E il fidanzato ce l'ha l'alibi?"
"Non l'ho capito... pare che sia collegato con questa relazione segreta. Io per un'idea me la sono fatta, e cio che questo qualcun altro non appartenga al genere femminile. Marina non vuole sbottonarsi troppo, ma so come lavorarmela. E tu devi fare altrettanto con Ginevra, ti devi far dire chi  l'uomo di Marianna."
"Ti vedo gi, Mari. Che ti succede?"
"Abbiamo litigato... lui non vuole ammettere quello che prova per me. Mai una volta che mi dica che mi ama. Dice mi piaci, dice ti voglio, dice ti odio. Ma che mi ama non me lo vuol dire."
"Ci sono persone cos. Che hanno pudore dei sentimenti.  tanto importante per te che te lo dica?"
"Scherzi?  fondamentale!"
"Quindi meno lui te lo dice, pi tu stai sulle spine."
"Mi struggo, letteralmente!"
"Ma... in base alla tua teoria sul potere... non  che con questo gli stai dando un grande potere su di te?"
"In parte s,  vero. Ma in realt... in realt, vedi, sono io ad avere il potere, perch sono io a gestire il suo desiderio. Gli ho detto, non crederai che mi lasci guardare e toccare da un uomo che non mi ama! Quindi, se vuol combinare qualcosa di buono con me, deve pronunciarsi. Ho ragione?"
"Certo, se la metti cos... perch potrebbe tenerti in pugno, rifiutandosi di dirti che ti ama, specialmente se tu continui a insistere."
"Il fatto  che... io non so se mi ama veramente. Cio. So che gli piaccio da impazzire, e modestamente, sono molto brava a farmi desiderare. Di solito mi basta questo da un uomo: che mi desideri, che stia ai miei piedi, in attesa di un cenno da parte mia. Di solito mi riesce... ma questa volta  diverso. Jappi mi ha preso..."
"Jappi?"
"S, io lo chiamo cos, nell'intimit.  un nomignolo un po' cuccioloso... si chiama Jacopo, in realt."
"Jacopo? Ma non sar mica Jacopo Costa? L'assessore?"
Ginevra conosceva bene l'assessore Costa, lo aveva incontrato in svariate occasioni legate agli incontri culturali organizzati dal Granello di Senape e attualmente stava collaborando con lui per l'evento di dicembre. Ovviamente anche Marianna conosceva Costa e aveva frequenti contatti con lui, ma fino a quel momento Ginevra aveva pensato che il loro fosse un rapporto strettamente professionale, e del resto, da parte sua, non considerava certo l'assessore il top della bellezza e del fascino maschile: era bruno, non tanto alto, con un gran naso a becco e un'incipiente calvizie... no, Marianna poteva aspirare a molto meglio, com' che si era ridotta a strisciare ai piedi di quel tipo cos insignificante?
"Ebbene, Ginny:  proprio lui. Il mio Jappi..."
"Ma  brutto! Pelato!"
"Non  una bellezza, ma io lo trovo molto attraente, sappilo. Ha un sorriso che incanta. E uno sguardo... uno sguardo..."
"Ho capito, sei cotta. Contenta tu..."
"Tu non sei contenta per me?"
"Uno sposato, con due bambini piccoli e la moglie incinta del terzo non mi sembra il massimo!"
"Eh, questo  un punto dolente...  proprio per questo che abbiamo litigato!"
"Vuoi che lasci moglie e figli?"
"No, assolutamente! Per me, vedi, la nostra situazione  ottimale. Lui ha la sua famiglia, io ho Nicola, non c' bisogno di cambiare nulla. Tanto io lo so che  me che ama, e non sua moglie."
"E allora perch avete litigato?"
"Ma perch non ha mai tempo per me! Il lavoro, il lavoro.. . figuriamoci, l'assessorato alla cultura del comune di Porretta! C' da farsi venire l'esaurimento nervoso!"
"Be', avr il suo daffare..."
"Ma non farmi ridere! E poi, non appena ha un momento libero, corre a casa dalla famigliola del cazzo!"
"Quindi sei gelosa! Vorresti averlo tutto per te!"
"Tutto per me? No, per l'amor del cielo! Sai che palle! Mi basterebbe che si ritagliasse un po' di tempo, un pomeriggio intero, una giornata, un fine settimana..."
"Eh, mica facile!"
"Se mi amasse, il modo lo troverebbe. Ma guarda, io alla fine non chiedo molto. Mi basta sapere se mi ama veramente. Tu che dici? Mi ama o no?"
"Figurati! Cosa ne posso sapere, io?"
"E nemmeno io lo so... perch lui non mi dice chiaramente quello che prova. E io ho bisogno di sentirmelo dire. Non penserai che sia disposta ad andare a letto con uno che non mi ama?"
"Giusto."
"Quindi se mi vuole... sa come fare. Se no lo tengo a bocca asciutta!"
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Capitolo 11.
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"Signori, cosa mi dite?" esord Teresa Pedrelli. Aveva convocato nel suo ufficio il commissario Vignoli e l'ispettore Silvestri per fare il punto della situazione.
"Al momento" si schiar la voce il commissario, "stiamo valutando varie possibilit."
"Si risparmi queste battute da romanzo giallo, commissario. Veniamo al dunque: stiamo facendo qualche passo avanti?"
"S, certo, come no. Abbiamo sentito le persone coinvolte, abbiamo chiesto loro dove si trovavano al momento del delitto, abbiamo controllato i dati telefonici per poter stabilire... "
"Qualcuno ha un alibi?"
"Purtroppo... purtroppo no, signor procuratore."
"E per quanto riguarda un possibile movente?"
"Tutti e nessuno, signor procuratore. Voglio dire: la vittima, la signorina Maffucci, era circondata da persone che teoricamente qualche motivo di risentimento nei suoi confronti potevano anche averlo, ma motivi talmente labili, procuratore, ricorda, l'ha detto anche lei!"
"Io non ricordo proprio niente! Siete voi i poliziotti, siete voi che dovete indagare. Questi signori non hanno un alibi? Verificate ogni minimo spostamento, controllate cosa facevano in ogni minuto di quel dannato pomeriggio. Le
motivazioni vi sembrano di lieve entit? Scavate, andate a fondo, cercate di capire chi di loro poteva covare un vero e proprio rancore nei confronti della Maffucci. Forza! Sono passati gi tre giorni e siamo a un punto morto. Vi devo insegnare il vostro lavoro?"
Vignoli e Silvestri uscirono dall'ufficio del procuratore neri come cappelli. Ci mancava anche il cazziatone, ora.
"Ispettore, al lavoro! Voglio controlli capillari e nuovi colloqui, se necessario. Metta sotto i suoi uomini, chiami i carabinieri di Porretta: se tutta questa gente era in giro per il paese qualcuno li avr visti, gli avr parlato, gli avr servito un caff. Porretta non  Parigi, alla fine!"
Certo, pens Marina Silvestri, la procuratora se l' presa con lui, e lui se la rif con me. Non mi resta che sfogarmi con l'ultimo dei miei agenti, in base all'ordine gerarchico! Andiamo, va'. Chiam i pi svegli dei suoi uomini, si attacc al telefono con la sede dei carabinieri di Porretta, scartabell i registri delle telefonate e l'elenco dei reperti rinvenuti sulla scena del crimine. Qualcuno l'avr pure ammazzata, quella benedetta donna. Pi antipatica d'una merda... una che te la fa annusare e poi non te la d neanche dipinta. Ma se l'avevo tra le mani, l'ammazzavo io, quella figa secca!
Durante tutta l'estate la storia tra Marianna e Jacopo and avanti a fasi alterne: c'erano dei giorni in cui l'amore trionfava, Marianna era felice e si profondeva in dettagli sulle frasi romantiche che lui le aveva detto (tra le quali, tuttavia, mancavano sempre quelle due parolette cui la donna teneva tanto) e sulle effusioni che si erano scambiati al nido d'amore. Altre volte invece le cose andavano storte, e Marianna era di pessimo umore: Jacopo aveva mancato un appuntamento, era rimasto incollato al telefono per tutto
il tempo in cui erano stati insieme, stava diradando i loro incontri con ragioni insulse.
"Dice che ha troppo da fare, giornate piene, impegni politici e familiari, ma possibile che non trovi pi un minuto da dedicarmi?"
"Non ti riconosco pi, Mari. Non eri tu quella che dettava la linea? Quella che aveva il potere, ricordi?"
"Hai ragione, mi sto facendo mettere i piedi in testa.
Ma che posso farci, questa volta mi sono innamorata davvero!"
"E dell'uomo sbagliato..."
"No, no: Jacopo  l'uomo giusto per me. Siamo in totale sintonia, siamo pazzi uno dell'altra, tanto che ce lo ripetiamo spesso: siamo pazzi, siamo pazzi!  solo che lui ha delle priorit, ha la sua famiglia.
"Perch non si separa?"
"Ma scherzi? Con due bambini piccoli... e un altro in arrivo... sarebbe impensabile! Lui poi adora i suoi figli, non potrebbe abbandonarli."
"Tante persone si separano e non abbandonano affatto i loro figli. Guarda Saverio: lui ha tre bambini, e anche se non sta pi insieme alle loro madri, vede regolarmente i figli ed  un buon padre!"
"Saverio... un tipo affascinante... siamo usciti insieme un paio di volte, ma alla fine non se n' fatto nulla."
"Sei uscita con Saverio? Non mi avevi detto nulla!"
"Mica ti dico tutto, piccola Ginny!"
"Vieni" disse Saverio a Felix la mattina del 16 dicembre, luned. "Andiamo a far visita alla tua amica Ginevra."
"E dai con questa storia della mia amica.
Arrivarono alla sede del Granello di Senape: Ginevra era l, che sbrigava la corrispondenza e metteva in ordine certi documenti.
"Venite, ragazzi, accomodatevi": liber due sedie su cui si erano accumulati riviste e fogli vari. "Con quello che  successo la scorsa settimana ho trascurato il lavoro e ora mi trovo con un casino di arretrati."
"Siamo venuti per fare il punto della situazione" esord Saverio.
"Cio? In che senso?"
"C' qualcosa in questa storia che non mi convince. Continuo a pensarci... non riesco a capire chi possa aver ucciso la Maffucci. E a quanto pare la polizia non sta procedendo un granch con le indagini."
"Anch'io ci penso continuamente" disse Ginevra. "Non me ne faccio una ragione."
"Perci ho pensato: se la polizia non ne cava le gambe, ci siamo sempre noi. Mettiamo in comune le informazioni che abbiamo e cerchiamo di capirci qualcosa."
Questo discorsetto Saverio se l'era preparato con cura per far breccia nel cuore di Ginevra: era lei infatti che aveva delle informazioni preziose, lui ne era certo, e quel bietolone di Felix non era riuscito a estorcergliele.
"Sappiamo per certo che nessuno di noi tre  l'assassino: giusto?" fece Ginevra con un sorrisetto storto.
"Ci mancherebbe!"
"Perci, quali sarebbero i possibili sospetti, in base al coinvolgimento nelle vicende della povera Marianna e alla presenza o meno di alibi per il momento del delitto?"
C'era Nicola, il fidanzato ombra, defilato, sfuggente, con un suo segreto custodito gelosamente: e anche se a Saverio, Felix e Ginevra sembrava che, all'alba del terzo millennio, la condizione di omosessuale non dovesse rappresentare motivo di imbarazzo per nessuno, tuttavia erano consapevoli del fatto che si trattava in realt di una condizione ancora pesantemente discriminata. Il fatto che Nicola si fosse fidanzato sembrava loro comprensibile, mentre
meno chiara era la ragione per la quale Marianna avesse voluto fidanzarsi con un gay.
"Be', Marianna voleva avere le mani libere" disse Ginevra. "E poi Nicola le dava sicurezza: quando voleva sbarazzarsi di un ammiratore inopportuno, accampava la scusa del fidanzato, era un modo semplice ed elegante per trarsi d'impaccio."
"Okay, ammettiamolo. E sembra chiaro il motivo per cui quei due non vivevano insieme e non avevano rapporti sessuali. Ma quello che non riesco a spiegarmi  il fatto che la Maffucci, cos bella, cos seducente, cos volutamente provocatoria, non se la facesse con nessuno. Non  una cosa normale!"
"S, in effetti anche a me sembrava strano... quando mi parlava dei suoi rapporti con Jacopo... ops."
"Jacopo?  cos che si chiamava il suo uomo?"
"Non avrei dovuto dirlo... mi  sfuggito."
"Jacopo, aspetta..." Saverio sfogli un bloc notes su cui annotava via via le informazioni che riusciva ad acquisire. "Non  l'assessore? Quello che stava seduto all'estremit del tavolo, a fianco di Francesco Gesualdi? Eccolo qui: Jacopo Costa, assessore alla cultura del comune di Porretta."
"S,  lui. Ma vorrei non averlo detto.  sposato, ha tre bambini... l'ultimo dovrebbe avere pochi mesi."
"Non ne hai parlato con la polizia?"
"No... io non volevo comprometterlo. Sono sicura che non c'entra niente col delitto."
"Be', se non c'entra niente, non subir alcun danno, ma metti che invece..."
"Dicci quello che sai."
E cos Ginevra raccont: di come la storia tra i due durasse gi da diversi mesi, quando Marianna si era confidata con lei; del modo in cui lei ne parlava, con gli occhi brillanti, innamorata persa; di come non riuscisse a vedere i limiti di quell'uomo, che a Ginevra sembravano tanto evidenti: l'insincerit, la slealt verso la moglie, che prima o poi si sarebbe ribaltata in slealt verso di lei, Marianna; il suo tenere i piedi in due staffe, senza decidersi tra la moglie e l'amante (non  facile, comment Saverio, non  per niente facile), e soprattutto quel modo assurdo di portare avanti una relazione.
"Come un ragazzino, un adolescente, un soggetto assolutamente immaturo. Una cosa morbosa, secondo il mio parere, perch secondo me, una coppia adulta non si comporta in quel modo."
"Cio?"
"Cio... non ve lo so spiegare. Era tutto un romanticismo puerile, a suon di citazioni da Baci Perugina, un sentimentalismo di bassa lega, davvero imbarazzante. E le ore passate a guardarsi negli occhi, a tenersi mano nella mano, a sbaciucchiarsi... ma poi, nulla di fatto. Ma vi sembra normale che due adulti?"
"Forse lui non voleva tradire la moglie."
"Be', ma la tradiva comunque! O forse ci vuole la penetrazione per poter definire il tradimento?"
"Ci sono persone cos, che finch non l'hanno fatto si sentono innocenti. Del resto anche Bill Clinton..."
"Oh, ma io credo che loro due non siano arrivati neanche a quello. Al pompino, dico."
Per. Non l'avresti detto, che la piccola Ginny si potesse esprimere in modo tanto esplicito.
"E quindi cosa facevano?"
"Ve l'ho detto. Frasi romantiche, baci e bacini, carezze... a volte lei si spogliava e gli concedeva di ammirarla nella sua bellezza."
"Uau. Per intrigante, a modo suo. Mi  gi venuto duro... oh, scusa, Ginevra. Non volevo dirlo."
"Insomma, per te lui non era un uomo con gli attributi."
"No, in realt lei diceva... ecco, diceva che lui era molto arrapato, ma che lei sapeva come tenerlo a bada. Andava a finire che lui si rifugiava in bagno... capite cosa intendo." "U, ma  perverso!"
" quello che dicevo."
"Be', comunque in linea con la personalit della Maffucci."
"In che senso?"
"Non lo sai? Marianna era vergine. Il medico legale  stato chiaro."
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Capitolo 12.
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Gli agenti Sorrentino Luigi e Ferrari Rossella arrivarono davanti alla sede dei carabinieri di Porretta intorno alle dieci del mattino.
"Mai stato a Porretta?" aveva chiesto Rossella al collega, durante il viaggio in macchina.
"Mai!" rispose Sorrentino, che del resto era stato trasferito da Napoli solo da un anno.
"Io ci venivo da piccola con mia zia Carla, che faceva le cure termali. A quei tempi tutti i dipendenti pubblici potevano farsi una quindicina di giorni alle terme... tempi di denaro pubblico a valanghe... zia Carla mi portava con s per avere un po' di compagnia, finch non ho iniziato ad andare a scuola, ovviamente, perch lei ci veniva in primavera."
"E non ci poteva venire in estate?"
"No, in estate no, fa troppo caldo, siamo bassi qui, 300 metri, pi o meno. D'estate c' caldo ma in aprile, maggio si sta bene, la mattina andavamo in piscina, il pomeriggio mi portava ai giardini, stavamo in un albergo vecchio del centro, aspetta... albergo Chini... no, Galileo Chini  l'artista che ha decorato le terme vecchie... quelle bellissime tutte piastrellate... no, l'albergo si chiama Cini, ecco, Albergo Cini, ora mi ricordo... un alberghetto modesto,
immagino che la zia non si potesse permettere un Santoli, o un Bertusi."
Sorrentino non sapeva cosa fare. Avrebbe voluto fermare l'auto al bordo dell'autostrada e mollare la collega sulla corsia d'emergenza, tanto quella lo stava frastornando con le sue chiacchiere. Cosa credeva, che lui non avesse mai visto una piscina termale, una piastrella decorata, un albergo in vita sua? E Pozzuoli, allora? E Ischia? Credeva che non ce n'erano, a Pozzuoli, di piscine, di alberghi di lusso? Porretta terme: questa grandissima Porretta terme. Ma quando mai! Un fetentissimo paese in mezzo al niente, senza essere n pianura n montagna, e per di pi un'umidit, un cielo grigio, questa stronza di pioggerellina che non ti bagna e non ti fa stare asciutto. Vuoi mettere l'isola d'Ischia?
Alla sede dei carabinieri non li accolsero proprio a braccia aperte. La procura di Bologna aveva voluto il caso, e ora venivano a chiedere aiuto, i superpoliziotti. In ogni modo gli affiancarono due appuntati, Maglione Federico e Barni Gianluca, in compagnia dei quali avrebbero setacciato il paese alla ricerca di prove e testimonianze. Si trattava di appurare dove realmente si trovassero, nell'arco di tempo entro il quale il delitto era stato commesso, e cosa facessero minuto per minuto, possibilmente, i vari soggetti coinvolti nel caso e privi di alibi: Baroncini Nicola, Capperi Francesco, Pelagatti Ginevra, Giorgianni Saverio, Osabuohien Felix. Tutti e cinque avevano dato informazioni estremamente vaghe sul modo in cui avevano trascorso il pomeriggio del 10 dicembre, tutti e cinque avevano ammesso di trovarsi a Porretta, una cittadina abbastanza piccola perch da un punto qualsiasi di essa si potesse raggiungere l'abitazione della Maffucci, ucciderla e tornare alle proprie occupazioni in un lasso di tempo relativamente breve. Quindi, parlare con baristi, bottegai, posteggiatori, vicine pettegole, anziani perdigiorno, muratori, fattorini, con chiunque in
poche parole, al fine di ricostruire con la massima esattezza azioni e spostamenti di ognuno. Oltre a questo: indagare su vita e miracoli della vittima, della signorina Pelagatti e del Capperi Francesco, tutti e tre porrettani e, a quanto pareva, amici fin dall'infanzia. Scavare nel loro passato, alla ricerca di elementi utili per l'indagine. Il passato, si sa, custodisce sempre dei segreti, e chiss che andando a rivangare il passato non si potesse far luce sul presente. Queste erano state le indicazioni dell'ispettore Silvestri ai suoi agenti, i quali a loro volta le avevano riportate ai due giovani carabinieri che gli erano stati assegnati in qualit di accompagnatori.
Alla fine dell'estate Marianna era uno straccio. Pallida, lei non andava mai al mare o in piscina per via della sua carnagione troppo chiara. Dimagrita, e questo era un male, perch Marianna era alta e imponente, l'eccessiva magrezza non poteva che nuocere alla sua bellezza. Aveva certe occhiaie da non credersi, mentre Ginevra, che era stata dieci giorni a fare trekking sulle Dolomiti, era il ritratto della salute. Colorita, un po' ingrassata, e questo era un bene, perch almeno le si era formato un accenno di curve. Certo, il confronto tra le due era sempre nettamente a favore della bionda, e non era possibile che fosse altrimenti, ma la bionda appariva sfiorita, mentre l'amica era molto meno scialba del solito.
"Come stai, Mari? Ti vedo gi.
"Oh, male, malissimo. Ho passato un agosto terribile. Un mese intero senza vederlo... lui  andato al mare con la famiglia... si  fatto il culo coi bambini, dato che sua moglie era al settimo mese, grossa come una montagna, e non poteva, o non voleva, occuparsi di nulla. Lui non poteva scrivermi n telefonarmi, perch la moglie gli stava alle costole tutto il giorno: ci siamo sentiti al massimo tre, quattro volte, e una sola sera, con la scusa di una partita di calcio,  riuscito ad andare al bar del villaggio turistico e
abbiamo potuto chattare un poco... Una mezz'oretta, perch poi lui doveva tornare all'ovile. Lo tiene in schiavit, quella donna: lo fa sgobbare come un mulo e non gli d nulla in cambio. Che poi io mi domando: ma le nostre mamme, le nostre nonne, quando erano incinte, la facevano tanto lunga?"
"Marianna! Che discorsi fai? Sei diventata maschilista tutt'a un tratto?"
"No, certo che no,  che non riesco pi a pensare con lucidit. Se penso a loro in quel residence... La bella famigliola, capisci. Come se non sapessi che lui si sente in gabbia, in quella situazione, ed  a me che pensa ogni santo giorno. Guarda, guarda cosa mi ha scritto: Sento ancora il sapore dei tuoi baci, questo tre giorni fa. Sempre nel mio cuore, l'altro ieri. E la pi bella: Un vero amore non si pu distruggere, ieri mattina. Sono io il vero amore, capisci? Sono io, sempre nel suo cuore. Se soltanto quella stronza della moglie capisse questo semplice concetto!"
"Be', ma lui gliene ha parlato? Gliel'ha detto che ama te?"
"Ma no, naturalmente!  impossibile!"
"E allora come pretendi che lei capisca, se non  neanche stata informata?"
"Ma se avesse un minimo di sensibilit, abbi pazienza! Una donna certe cose le deve intuire.
Ginevra, a cui le frasi romantiche che Marianna le aveva fatto leggere su C6, il sito su cui chattava con Jacopo e anche con vari altri amici pi o meno virtuali, erano sembrate retoriche e stereotipate, non nascondeva le sue perplessit circa le pretese dell'amica. Chiss perch, si sentiva solidale con la moglie dell'assessore, quella sconosciuta madre di due bambini e di un terzo in arrivo: se la immaginava grossa, stanca, sudata, costretta a correre dietro ai due marmocchi sulla spiaggia o a preparare a ciclo continuo pranzi, merende e colazioni, a lavare e stendere calzoncini
e canottiere, a radunare secchielli e palette alla fine di una giornata estenuante sotto l'ombrellone.
"Alla fin fine i bambini sono suoi, no? Tutti e tre... e mi pare naturale che lui debba contribuire al mnage familiare!"
"Ma chi dice nulla!" Marianna era piccata. "Non  questo che critico, ci mancherebbe.  solo che lei dovrebbe rendersi conto che non ha il diritto di pretendere il suo amore!"
"Come non ha il diritto!  sua moglie..."
"Ah, certo, se ti riferisci al diritto legale, certo,  sua moglie. Ma non  lei che ama, non  lei nel suo cuore."
"Intanto per sta con lei, non con te!"
Chiss da dove le nascevano, a Ginevra, quelle frasi pungenti.
"Certo, sta con lei, e io gli ho detto restaci, guai se abbandonasse la sua famiglia, non me lo potrei mai perdonare! Ma sia chiaro che di lei non gli importa nulla: ci sono io, nel suo cuore. Sia chiaro!"
"Eppure non la doveva pensare cos sette mesi fa, quando l'ha messa incinta. In quel momento avr pur provato qualcosa per quella povera donna, non pensi?"
"Ancora non era iniziata la storia tra noi due...  stata l'ultima volta che hanno fatto sesso, mi ha detto."
"Cio, tu mi stai dicendo che il tuo uomo, nonostante abbia una moglie e un'amante, non fa sesso con nessuna delle due da pi di sei mesi?"
"Libera di non crederci, ma  cos. E comunque io e lui, anche se non siamo ancora andati fino in fondo, qualcosina abbiamo fatto..."
Marianna ridacchiava, Ginevra era allibita: perch mai una donna adulta, intelligente ed esperta come Marianna Maffucci, doveva esprimersi e comportarsi come un'adolescente?
"Immagino che abbiate pomiciato alla grande..." non pot evitare di commentare, acida.
"Oh, non puoi immaginare... Potrai non credermi, ma ci pu essere molto pi godimento in un rapporto non consumato che in cento scopate veloci. Quando lui mi accarezza la schiena, io..."
Marianna attacc col disco delle raffinatissime performance parasessuali che avevano avuto luogo nel nido d'amore tra lei e il suo cosiddetto amante e Ginevra non riusc a non provare una punta di invidia verso l'amica tanto bella, tanto ammirata e amata.
"Ginevra" disse Saverio. "Sono certo che Marianna aveva una casella di posta elettronica... penso che la polizia abbia gi sequestrato il suo computer, nell'ufficio di Amnesty International e anche un eventuale fisso o portatile che immagino possedesse..."
"S, Marianna aveva un portatile, ma qualche volta ha usato anche il nostro pc, qui al Granello di Senape, pi che altro per leggere le mail."
"Conosci mica la sua password?"
"S, la conosco: MaryPink70."
"E il browser?"
"Virgilio."
Saverio entr nella mail di Marianna Maffucci dal computer del Granello di Senape: come immaginava, non c'era nulla di compromettente, pi che altro corrispondenza di lavoro, qualche mail privata ad amici e amiche contenenti simpatiche banalit, messaggi di auguri a parenti e conoscenti. Senz'altro, se le mail avessero contenuto preziosi indizi, la polizia se ne sarebbe accorta, per quanto Saverio non nutrisse una particolare fiducia nell'acume di molti investigatori retribuiti a spese dei contribuenti, quindi si ripromise di analizzare con pi cura, in un secondo momento, la corrispondenza degli ultimi sei mesi: almeno, quella
che Marianna non aveva cancellato e di cui lui non poteva sapere niente. Conoscendo la password poteva accedere al server di posta da qualsiasi computer e aveva bisogno di un po' di tempo per scorrere con pi attenzione tutta quella mole di testi.
"C' un'altra cosa" disse Ginevra. "Marianna utilizzava un servizio di chat. C6, mi pare."
Saverio and velocemente su CMultichat, un sito che conosceva perch anche lui si serviva della chat, sia per ragioni professionali che per andare a caccia di avventure che in un secondo momento poteva convertire in storie reali o lasciare confinate nel mondo virtuale.
"Conosci il suo nickname?"
"S... Candy Candy."
"E la password?"
"Non so... prova a usare la stessa della mail!"
Saverio entr in C6 come Candy Candy, digit Ma-ryPink70 nello spazio per la password e il magico mondo della chat gli si squadern davanti. Il carnet di Marianna era davvero nutrito. Saverio, dando una scorsa veloce, pot identificare alcune relazioni legate al lavoro e agli interessi della ragazza e altre di carattere pi intimo e personale.
"Questa roba qui  meglio che me la guardi con calma. Tu sai niente di questi personaggi, Ginevra?"
"Sono tipi con cui flirtava... un passatempo innocente, diceva lei, ma io ero preoccupata. Non si sa mai che incontri si possono fare, in rete. A me in particolare mi preoccupava questo qui... il Re degli Sfigati... a volte lei mi faceva leggere stralci delle loro conversazioni e sinceramente..."
"Il Re degli Sfigati... un nick eloquente... okay, me lo legger stasera con calma. Vedo che si tratta di una corrispondenza molto intensa..."
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Capitolo 13.
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Il 17 dicembre sul "Quotidiano Nazionale", cronaca di Bologna, usc un articolo firmato da Saverio Giorgianni nel quale si accennava a una relazione segreta della signorina Maffucci con tale J.C., un uomo politico molto noto a Porretta. Sebbene nel testo non venisse svelato il nome dell'uomo, le sole iniziali erano sufficienti a farlo identificare. Il commissario Vignoli fece un salto sulla sedia.
"Marina! Cos' questa storia? La MafFucci e l'assessore erano amanti? E com' che fino a ora non ne abbiamo saputo nulla?"
"Amanti in senso stretto non credo che si possa dire... vista la particolare condizione della signorina MafFucci..."
"Non m'importa cosa facessero in privato e dove se lo facesse mettere... chiedo scusa, ispettore... quello che voglio sapere  se effettivamente c'era una tresca tra i due. Convoca immediatamente l'assessore, dobbiamo rivedere tutto il caso alla luce di questa nuova informazione. E come cazzo l'avr saputo quel diavolo di Giorgianni?"
"Sospetto che gliene abbia parlato la Pelagatti."
"La Pelagatti? E a noi non ha detto niente? Chi l'ha interrogata, la Pelagatti?"
"Lei, commissario."
"Convoca anche lei!"
L'assessore volle sentirlo personalmente il commissario Vignoli, a costo di andare fino a Porretta, da dove l'uomo non intendeva schiodarsi, adducendo pressanti impegni lavorativi.
"Oggi proprio non posso muovermi, ho svariati appuntamenti in mattinata e nel pomeriggio la giunta. Ma se vuol fare una scappata, magari in pausa pranzo, ci prendiamo qualcosa al bar e ne parliamo."
Al bar! Che sfrontato! In ogni caso a Vignoli non restava che partire per Porretta, dove peraltro aveva due dei suoi uomini, o per meglio dire un uomo e una donna, impegnati a setacciare il territorio.
"Tu parla con la piccolina" disse a Marina Silvestri, riferendosi a Ginevra Pelagatti, seduta con espressione ansiosa in sala d'attesa e sbuffando and a prendere la macchina.
"Venga, signorina" disse l'ispettore Silvestri a Ginevra.
"Lei era al corrente di una relazione tra la signorina Maffucci e l'assessore Costa?"
"S... cio... Marianna mi aveva confidato qualcosa..."
"Perch non ce ne ha parlato?"
"Ecco... io non sapevo se fosse giusto... in fin dei conti si trattava di fatti privati, cose molto riservate, molto delicate... io non volevo arrecare un danno all'assessore e alla sua famiglia!"
"Lo capisco, ma qui si tratta di un omicidio! La sua amica  stata assassinata, se ne rende conto? E lei deve mettere a disposizione della polizia ogni informazione che possa aiutare a far chiarezza su questo delitto efferato. Ne conviene?"
"S, certo! Solo che io non penso assolutamente che sia stato l'assessore Costa a uccidere Marianna.  un uomo mite, l'amava... e comunque si erano lasciati, lui aveva deciso di salvare il suo matrimonio, soprattutto ora che gli era nato il nuovo bambino."
"Riguardo a chi possa o non possa essere stato a uccidere la povera signorina Maffucci, lasci che ci pensiamo noi. Lei si limiti a fornirci tutte le informazioni in suo possesso. C' qualcos'altro che vorrebbe dirci?"
C'era qualcos'altro, e Ginevra lo sapeva bene: l'attivit di Marianna su C6, i suoi amici e spasimanti virtuali, l'Incredibile Hulk, il Gatto delle Nevi, ma soprattutto il Re degli Sfigati. Quell'uomo le faceva venire i brividi, e sicuramente ne avrebbe parlato con Marina Silvestri, se non fosse stato per il suo tono arrogante. La polizia, in fondo, non le ispirava poi tutta questa grande fiducia... e del resto, Saverio e Felix erano partiti per la Val di Susa, di sicuro sarebbero stati pi abili dei poliziotti a stanare il misterioso Re, e lei non voleva rovinargli lo scoop. Quindi disse: "Nient'altro, ispettore, col suo permesso io andrei" e tolse il disturbo.
Nel giro di pochi giorni la malinconia di Marianna era gi passata. L'aveva rivisto, e avevano passato insieme un pomeriggio delizioso al nido d'amore, baciandosi come sapevano fare loro, mangiando patatine e pistacchi e brindando con una bottiglia di prosecco.
"Alla fine, ti giuro, mi girava la testa... che risate ci siamo fatti! Lui ha una gran vena comica, mi ha fatto un quadro delle sue vacanze da sbellicarsi. E ho avuto l'ennesima riprova del fatto che lui ama me e solo me. Dovevi vedere come mi ha guardato, nel momento in cui ci siamo incontrati in quel parcheggio!"
I due infatti erano soliti darsi appuntamento nel parcheggio della Coop di Vergato, sulla Statale 64 Porrettana: lei lasciava l la sua auto e saliva su quella di lui, che la portava dritta al nido d'amore, un casolare che gli aveva lasciato una zia, sulla provinciale 68, praticamente in mezzo al bosco. Una cosa romanticissima, anche se faticosa:
per raggiungere il luogo dell'appuntamento da Bologna, a Marianna ci voleva un'ora buona, mentre lui, da Porretta, se la cavava con una mezz'oretta; per questo spesso veniva a trascorrere qualche giorno nella cittadina termale, per raggiungere con pi facilit il nido d'amore, ma bisognava che avesse un paio di giorni liberi, e comunque bisognava essere doppiamente prudenti, in questo caso, perch nessuno a Porretta doveva sospettare che lei si vedesse con Jacopo; insomma, era una faticaccia, ma quando poi finalmente si incontravano, allora tutta la stanchezza del viaggio, la cautela del non farsi notare, tutti gli inconvenienti svanivano, c'erano solo loro due e la felicit allo stato puro.
"Sono i suoi occhi, capisci. Si illuminano, letteralmente. Uno sguardo che... niente, non si pu descrivere, bisogna vederlo."
"E questa volta che cosa gli hai concesso, dopo tanto tempo? Il bacio della sacra pantofola?"
"Qualcosa gli ho concesso... non temere... qualcosa di molto interessante. E comunque, il segreto, con gli uomini,  questo: farli sospirare, farli morire di desiderio. Una volta consumato  finita, il mistero  stato svelato, la passione si estingue. L'incantesimo non funziona pi."
"Non posso credere che tutti gli innamorati si disamorino non appena hanno consumato! E del resto, se posso basarmi sulle mie esperienze, per carit, non paragonabili alle tue, devo dire che quando, coi ragazzi con cui sono stata, abbiamo fatto il grande passo, la passione non si  mica spenta immediatamente, come dici tu! Anzi, ti posso assicurare..."
Ginevra non seppe trattenere un risolino, pensando a certe performance cui aveva preso parte con alcuni dei suoi antichi fidanzati.
"Tu sei troppo elementare, mia piccola Ginny. Quello di cui parlo io  un piacere pi sottile, pi raffinato, non la mera soddisfazione della pulsione."
"E questo tuo disgraziato come l'ha soddisfatta la sua pulsione?"
"Oh, be', al solito modo, immagino."
A Ginevra pareva di vederlo, l'assessore Jacopo Costa, arrapato come un ciuco dopo un mese di astinenza completa, costretto a sfogare le energie in eccesso nel bagno della stamberga nota come "il nido d'amore".
"Poveruomo!" le sfugg. "Ma senti...  da un po' che ci penso...  questo allora il motivo per cui vuoi che il convegno sui diritti umani si tenga a Porretta e non a Bologna... cio, per lui, voglio dire?"
"Be', Ginny, non osavo dirtelo, ma  cos. Questo evento... ci tengo da morire... dev'essere il nostro evento, capisci? Il nostro segreto, il suggello del nostro amore. Quando saremo l, ai capi opposti del tavolo della conferenza, ci guarderemo negli occhi da lontano, ci scambieremo un sorriso appena accennato, quel momento sar soltanto nostro, sar il simbolo di un'unione profonda."
Ginevra era sbalordita. Il loro evento? Un momento soltanto loro? E lei, che per preparare quell'evento si stava dannando l'anima, e Felix e Saverio, le botte che si erano prese, la loro esperienza, le foto, il libro, la violazione dei diritti umani: niente importava, allora, se non che quei due rincoglioniti potessero guardarsi da un capo all'altro di un dannato tavolo? Quasi quasi le veniva voglia di mandar tutto all'aria.
"Marianna, tu non stai bene" si limit a dire e se ne and sbattendo la porta.
Il palazzo comunale di Porretta si ergeva nella centrale piazza della Libert, ed era un imponente edificio in pietra
provvisto di torre che sembrava in tutto e per tutto un antico palazzo medievale, invece era stato costruito ai tempi del fascio. L il commissario Vignoli fu accolto da un Costa molto sulle sue.
"Non si tratta di un interrogatorio, giusto, commissario?"
"Ma naturalmente no, caro assessore! Solo due chiacchiere amichevoli" rispose Vignoli e lo sottopose a un fuoco di fila di domande alle quali Costa cerc di fornire risposte vaghe, che non lo compromettessero: no, con Marianna non c'era nulla, erano solo buoni amici, certo, si erano sentiti e visti alcune volte negli ultimi tempi, ma si trattava di incontri legati all'evento che la donna stava organizzando e al quale lui avrebbe presenziato. La tutela dei diritti umani era una priorit per la giunta di centro sinistra e per lui personalmente, e aveva fornito a Marianna Maffucci e alla ragazza dell'associazione Il Granello di Senape la sua pi sincera collaborazione. Tutto qui. S, certo, era nata una simpatia con la Maffucci, ma nulla di pi che un caff preso insieme al bar o una colazione di lavoro; lui del resto era un uomo sposato, aveva tre bambini, l'ultimo dei quali di soli due mesi: come avrebbe potuto anche solo pensare di avere un'avventura extraconiugale?
"Commissario, francamente, la vita familiare  bellissima, i bambini sono deliziosi, ma ti sfiancano. Chi ce l'avrebbe l'energia di avere una relazione extra, quando si passano delle notti in bianco a cullare il piccolino che non vuol dormire e ci si sbatte dalla mattina alla sera tra asilo, nonni, supermercato e farmacia?"
Voleva fare il simpatico, l'assessore Costa, ma quando si accorse che il commissario non aveva voglia di scherzare e insisteva con le domande lo ferm deciso:
"Non sono mica indagato, giusto? Avrei ricevuto un avviso di garanzia, nel caso. Pertanto la diffido dal pormi
domande lesive della mia privacy. Se ci saranno degli elementi che le faranno pensare di dover procedere nei miei confronti, le consiglio di rivolgersi al sostituto procuratore, al fine di ottenere un mandato. In tal caso la metter in contatto col mio avvocato. E ora sono costretto a salutarla: buona giornata!"
Al commissario Vignoli non rest altra scelta che uscire dagli uffici del Comune e andare a raggiungere gli agenti Ferrari e Sorrentino, rimuginando sui diritti delle persone informate dei fatti e sui mille ostacoli che un povero poliziotto doveva incontrare mentre tentava di fare il suo mestiere.
"Speriamo che almeno quei due abbiano qualcosa da raccontarmi."
Con l'arrivo della stagione autunnale i bambini prendevano il raffreddore, l'influenza, la bronchitella. Le madri tempestavano Saverio di telefonate, neanche fosse un guaritore o uno stregone.
"Chiama il pediatra, no? Ti dir lui che cosa dargli!"
"L'ho gi chiamato, non  questo il punto."
"E qual , allora?"
"Il punto  che devi venire immediatamente."
"Abbi pazienza, non posso! Ho il lavoro!"
"E perch, io non ce l'ho il lavoro?"
Queste sparate, perlopi provenienti da Valentina, mandavano in bestia il Save. Che cazzo ci poteva fare, lui, se i bambini si ammalavano? I bambini si sono sempre ammalati, da che mondo  mondo. Bisogna chiamare il medico, o portarli da lui, cosa questa sempre pi frequente, perch al giorno d'oggi i medici si sono stancati di andare a casa dei pazienti e ti dicono "me lo porti in ambulatorio" anche se ha quaranta di febbre. Va bene. Poi bisogna attrezzarsi con una baby sitter che accudisca il bambino durante i giorni in cui deve rimanere a casa. Una volta sfebbrato, un giorno di riposo in pi per precauzione e subito a scuola o all'asilo. Pi facile di cos! E se il padre del piccolo, putacaso, vive in un'altra citt, non gli si rompono i coglioni! Informarlo dell'indisposizione, certamente, e lui sollecito telefoner ogni sera per informarsi sugli sviluppi, ma pretendere che si faccia carico dell'assistenza, questo  impossibile. Martina menomale era pi discreta, ci teneva a cavarsela da s, se l'era sempre cavata da s, povera figlia, anche quando Saverio era sposato con Vale e a lei riservava solo piccolissimi ritagli di tempo sottratto alla sua famiglia ufficiale. Inutile, si sentiva in colpa verso Martina e Cosimo, se  per questo si sentiva in colpa anche verso Valentina, Giada e Tommaso: aveva avuto due famiglie contemporaneamente, le aveva ingannate e tradite entrambe, era stato un disastro. Ma ormai, per come la vedeva lui, queste cose appartenevano al passato: ora lui era un padre separato, si occupava dei bambini quando gli toccava, cercava di essere un buon padre, ma non poteva essere presente sempre, questo no.
Insomma gli tocc prendersi una settimana e trasferirsi a Pistoia, non certo a casa di Vale, che non lo voleva sotto il suo tetto, e nemmeno a Montemurlo da Martina, con la quale la rottura era stata se possibile ancora pi dura: no, dovette andare in albergo e ogni mattina presentarsi alla sua ex casa, dove vivevano la sua ex moglie e i suoi non ex figli, entrambi febbricitanti a causa di un virus particolarmente bastardo. Valentina lo aspettava impaziente e scalpitante: doveva andare a scuola, era insegnante di inglese in una scuola media e gli insegnanti hanno un po' quest'idea fissa, che senza di loro l'intero sistema educativo possa andare a rotoli da un momento all'altro.
"Perch non hai preso dei giorni tu, invece di farmi venire da Bologna?"
"Stai scherzando? E chi me lo porta avanti il programma se me ne sto a casa?"
"La supplente?"
"Supplenti per meno di quindici giorni la scuola non ne pu chiamare, sicch le classi vanno avanti con le sostituzioni, perdono un mucchio di ore e poi a me tocca fare delle corse pazzesche per recuperare. Piuttosto ascolta, che sono in ritardo. Il latte per la colazione  gi nel bricco, i cereali sono nella scatola..."
"Credi che sia la prima volta che mi occupo dei bambini?"
"Verso met mattina misuragli la febbre, io esco alle due oggi, perci gli devi anche preparare il pranzo. Ci sono delle verdure lesse.
Con tutto il daffare che gli diede Valentina, che il pomeriggio lo mandava in giro per supermercati e farmacie, in tutta la settimana riusc a trovare solo due ore risicate per vedere Cosimo, ancora una volta confermato bambino di serie B.
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Capitolo 14.
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Il commissario aveva appuntamento con gli agenti Ferrari e Sorrentino e gli appuntati Barni e Maglione in piazza della Libert, intorno alle 17. Uscito dal palazzo comunale, cerc un posto dove mangiare un boccone: attravers il ponte sul Rio Maggiore e si ritrov in piazza Garibaldi, davanti alla trattoria La vecchia Porretta. Da quelle parti, se non ricordava male, abitava il Capperi, compagno del Baroncini Nicola. Il commissario si chiese se non fosse il caso di andare a fargli una visitina, ma aveva fame, veniva gi una pioggerella fastidiosa e, d'altra parte, ci avrebbero pensato quei ragazzi: il lavoro di gambe era il loro. Dopo pranzo si appart in una saletta laterale col suo portatile e fece un riassunto della conversazione con l'assessore, cercando di non omettere nessun particolare. Quell'uomo non gliela diceva giusta. Troppo disinvolto, troppo verboso, e si sa che quando uno ha qualcosa da nascondere diventa tutt'a un tratto ciarliero, pur di deviare l'attenzione dell'interlocutore. Certo, se avesse avuto veramente una storia con quella passera di legno della Maffucci, di motivi per farla fuori ne avrebbe avuti. A cominciare dal principale: come fai a sopportare una donna che te la fa solo annusare? Per non dire dei casini in cui si sarebbe cacciato con la famiglia e anche con l'opinione pubblica se si fosse venuto a sapere della sua relazione... Porretta non era esattamente una metropoli e si sa che in questi paesotti il pettegolezzo regna e pu rendere la vita molto dura. Ma quel dannato giornalista, quel Giorgianni, da dove l'aveva tirata fuori la notizia che i due erano amanti... o come diavolo si dice, quando si sta insieme a qualcuno ma non si tromba. Vignoli avrebbe voluto interrogarlo, ma Giorgianni si era reso irreperibile, e s che lui gliel'aveva raccomandato, a lui e a quel bel tipo del nero, di non allontanarsi...
Saverio e Felix arrivarono in Val di Susa nel primo pomeriggio di mercoled 18 dicembre. Il sole stava gi calando e l'aria era fredda. I due cercarono una stanza a Bussoleno, il paese sede della Comunit montana. Una volta sistemati in albergo uscirono per un giro ricognitivo del centro cittadino: Bussoleno era un borgo pittoresco sulle rive della Dora Riparia, circondato da mura medievali, sovrastato da una massiccia fortezza. Per le strade, a quell'ora, si aggiravano poche persone. Saverio e Felix, ben protetti da sciarpe e cappelli di lana, si fermarono a leggere i volantini affissi alla bacheca esterna della Comunit montana: erano in gran maggioranza manifesti del movimento NO TAV, fotocopie di articoli usciti su vari giornali, ciclostilati che pubblicizzavano assemblee, sit-in, manifestazioni di protesta. Anche le vetrine della libreria Citt del Sole erano tappezzate di analoghi volantini. Varie copie di un libro, Canto per la nostra valle, di tale Chiara Sasso, vi erano esposte, e persino sul portone della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta era attaccato con le cimici un manifesto che avvisava i fedeli riguardo a una serata informativa che si sarebbe tenuta di l a tre giorni a Val della Torre, nei pressi di Torino. Erano gi dieci anni che le popolazioni interessate alla costruzione della tratta ferroviaria ad alta velocit Torino-Lione erano attive con iniziative di controinformazione, assemblee cittadine nelle diverse localit che sarebbero state
coinvolte, manifestazioni di protesta: il resto dell'Italia ne sapeva ancora poco, il caso NO TAV sarebbe esploso negli anni successivi, con l'apertura dei primi cantieri e l'inizio dei lavori. Saverio e Felix, pur essendo relativamente poco informati, erano istintivamente solidali con la gente della valle, costretta a subire l'invasione e la trasformazione del suo territorio senza alcuna possibilit di dissenso: s,  vero che le autorit regionali avevano indetto delle assemblee con lo scopo, a sentire i maggiori organi di stampa, di fornire un'informazione corretta e di convincere la popolazione dell'utilit del progetto, ma andiamo, quand' che le autorit fanno un'informazione corretta? I sindaci della zona erano tutti contrari al TAV, per non parlare della gente del posto, che temeva di vedersi espropriare terreni, deturpare l'ambiente, danneggiare il turismo, perch di sicuro non sarebbe pi venuto un cane a villeggiare in mezzo alla polvere e al baccano dei cantieri. Ma il vero scopo di quella spedizione piemontese a ridosso delle vacanze di Natale non era tanto raccogliere materiale sul movimento, compito che i due comunque avevano intenzione di svolgere con impegno, intervistando e fotografando attivisti, sindaci, vecchietti e casalinghe in tutta la Val di Susa: era piuttosto individuare il famigerato Re degli Sfigati che, a torto o a ragione, Saverio riteneva implicato nella brutta storia che aveva provocato la morte di Marianna Maffucci.
La sera del 16 era entrato in chat col nickname e la password di Marianna e si era messo a scorrere le molteplici conversazioni che la donna intratteneva in rete. Certo che era un soggetto da ridere, quella! Si intrufolava nelle chat di gruppo, su temi legati ai suoi interessi professionali: diritti umani, ambiente, discriminazione femminile e via discorrendo. Interveniva con passione e competenza. Intanto (lui se l'immaginava, gli pareva di vederla, mentre digitava concentrata, con un vago sorriso sulle labbra carnose) imparava a conoscere i membri del gruppo, individuava il pi vulnerabile, quello su cui pensava di poter far breccia, e
lo eleggeva a interlocutore privilegiato: da quel momento, pur rimanendo nel gruppo di discussione, in effetti parlava solo con lui. Di l a poco i due sparivano dalla conversazione comune e Saverio poteva ritrovarli in una chat individuale, dove gli argomenti si spostavano impercettibilmente dalla sfera sociale o politica a quella personale. Era in questo modo che Marianna aveva fatto amicizia con Gatto delle Nevi, un allevatore altoatesino preoccupato per il proliferare di strutture alberghiere, parchi giochi e impianti di risalita che stavano snaturando il territorio alpino; Platone
il filosofo, un napoletano disperato a causa del crescente inquinamento di quella che altrimenti sarebbe stata, a suo dire, la pi bella regione d'Italia e del mondo; l'Incredibile Hulk, che a dispetto del nome era un pacifista totale, aveva partecipato a marce e manifestazioni contro la guerra, era stato a Genova durante il G8 e a Firenze in occasione del Social Forum, solo un mese prima, odiava Oriana Fallaci per le posizioni reazionarie che aveva abbracciato e considerava George W. Bush un pericolosissimo idiota che avrebbe trascinato il mondo in una guerra dalle conseguenze inimmaginabili; e altri ancora, una miriade di soggetti dai nomi pi fantasiosi. Di tutti costoro Marianna condivideva, o mostrava di condividere, gli ideali pacifisti, terzomondisti, no global, pur assumendo in alcuni momenti posizioni pi moderate, ma soprattutto con ciascuno di loro aveva iniziato un balletto di domande, risposte, esclamazioni, allusioni che avevano ben presto portato a un risultato identico, cio una sorta di innamoramento virtuale dei tre giovani nei confronti della bella interlocutrice, che a ciascuno, in gran segreto, aveva inviato una sua foto. Stessa cosa per quanto riguardava il Re degli Sfigati, che Saverio considerava il pi coinvolto e potenzialmente il pi pericoloso del quartetto:
abbastanza esaltato e fuori di testa da prendersi un'autentica scuffia per la misteriosa Candy Candy, la seduttrice dal nome caramelloso. Era per scoprire l'identit del Re che i due erano venuti a Bussoleno, perch grazie all'aiuto del tecnico informatico di QN erano riusciti a scoprire che l'uomo chattava da una postazione internet pubblica situata nel centro della localit piemontese. In effetti la libreria Citt del Sole, che era anche un bar, gestiva un internet point. Mentre Felix si dedicava a fotografare il fotografabile (monumenti civili e religiosi, strade del centro addobbate per le prossime festivit natalizie, vetrine di negozi e passanti infreddoliti) Saverio entr nella libreria e attacc discorso con la gentile libraia.
Inspiegabilmente, a met ottobre Jacopo decise di mettere la parola fine alla sua relazione con Marianna. Non era la prima volta che prendeva una simile decisione, ma ogni volta l'astuta donna trovava il modo per farlo recedere: bastava che gli sussurrasse qualche parolina, che lo toccasse come sapeva lei, che gli mostrasse una porzione di coscia o di seno nel nido d'amore e quello smidollato si scioglieva come un gelato al sole. Tra alti e bassi la storia andava avanti, l'amore aveva sempre la meglio, come diceva Marianna alla piccola Ginny.
"Ha voglia a volermi lasciare, non ce la fa! E sai perch? Perch sono l'amore della sua vita. Perch lo rendo felice. Pu un uomo rinunciare a essere felice?"
Questo era anche il motivo delle sempre pi frequenti incursioni della Maffucci a Porretta, dove il suo Jacopo viveva con la famigliola in una villetta fuori dal centro abitato:
"Sapendomi qui, capisci, a due passi, non potr resistere, quando sono a Bologna pu anche escludermi dal suo raggio visivo, ma sono qui, a portata di mano, come pu
non aver voglia di vedermi, di portarmi con s al nido d'amore, o anche solo di passare sotto il mio portone, alzare gli occhi alle mie finestre e pensarmi?  chiaro che incontrarci qui  offlimits per noi, tutti lo conoscono e il rischio sputtanamento  troppo alto, ma la sola idea che io ci sia lo mander nel pallone, te lo dico io."
Ma questa volta le cose andarono diversamente rispetto a ci che Marianna aveva immaginato. Questa volta Jacopo era deciso: la situazione si era fatta insostenibile. Non solo perch si sentiva in colpa verso la sua famiglia, non solo perch a furia di tirarla in lungo con le concessioni di natura sessuale Marianna gli aveva fatto passare la voglia, ma soprattutto perch lei lo stressava in un modo che lui non riusciva pi a sopportare. Questo era ci che le aveva detto in un lungo colloquio chiarificatore, avvenuto una sera nel parcheggio di quel centro commerciale in cui i due si incontravano per salpare alla volta del nido d'amore. E ci che Marianna a sua volta riferiva a Ginevra.
"Dice che lo assillo, capisci? Dice che lui non  un uomo libero, ha degli impegni, ha delle responsabilit: che se volevamo frequentarci e divertirci insieme, doveva essere alle sue condizioni, nel rispetto delle sue priorit, io non rientro tra le sue priorit, capisci?"
"Mi dispiace" disse Ginevra.
"E poi, la sai la cosa assurda? Dice che ora che  nato il bambino sente che non pu pi ingannare sua moglie!"
"Be', mi sembra comprensibile, da un certo punto di vista."
"Comprensibile? Ma credi che non lo sapesse, che doveva nascergli un altro figlio? Siamo usciti insieme la prima volta che sua moglie era di due mesi. E ora gli viene la crisi di coscienza perch ha visto il bambino in faccia? Ma fammi ridere!"
Furono giorni duri, per Marianna e anche per Ginevra, costretta nel ruolo di confidente e consolatrice a tempo pieno.
"E con l'evento? Come la mettiamo con l'evento, me lo dici?"
"Che c'entra l'evento. Lui deve solo fare atto di presenza. Se poi non vuol venire, mander un sostituto."
"Stai scherzando? Si tratta del nostro evento, del suggello..."
"Ma che cazzo dici, Marianna! L'evento non ha niente a che vedere con i vostri casini personali. Ci mancherebbe. E poi, se permetti, quella che si sta facendo veramente il culo per questo evento sono io, mentre tu vaneggi di amore eterno!"
"Scusa, scusa, hai ragione. Certo che l'evento  una cosa che ha una sua ragion d'essere propria, e so quanto ti stai dando da fare. Ma per noi, per me e per Jacopo, aveva un senso tutto particolare... per non dire che permettendogli di partecipare gli sto regalando delle grandi possibilit di affermazione personale e politica! Immagina se poi entrasse in Amnesty... potremmo lavorare fianco a fianco, saremmo sempre insieme..."
"Mari, sei fuori di testa. Cerca di mettere i piedi per terra!"
"Devi perdonarmi, Ginny, ho solo te. Sei la mia valvola di sfogo... Cosa devo fare, dimmelo tu. Mi metto in disparte aspettando che senta la mia mancanza e venga a cercarmi o mi faccio avanti chiedendogli di rivederci almeno un'ultima volta?"
"Ma che senso avrebbe rivedervi un'ultima volta? Non rischi cos di soffrire ancora di pi?"
"Ma sarebbe un ultimo appuntamento che in realt non sarebbe l'ultimo ma il primo di una nuova serie! Perch se ci vedessimo al nido, saprei bene come fare a fargli tornare
la voglia di stare con me! Basta che accetti di rivedermi, e capir che non pu fare a meno di me."
"Non so... sono pochi giorni che non vi vedete, in fondo. Lasciagli il tempo di sentire la tua mancanza, sparisci per un po'. Se davvero ti ama, se ne accorger. Allora sar lui a cercarti. Io, almeno, farei cos."
"Ma io ho paura che non vedendomi si dimentichi di me!"
"Se gli basta non vederti per qualche giorno per dimenticarti, vuol dire che non ti ama poi tanto!"
"Parli bene, tu! Ma non provi quello che sto provando
io!"
"Certo che no" disse Ginevra.
Erano le cinque passate ed era gi buio quando il commissario Vignoli scorse quei quattro disgraziati, gli agenti Sorrentino e Ferrari e i due carabinieri, in piazza della Libert. Uscito dalla trattoria aveva raggiunto la piazza principale attraversando il ponte sul Rio Maggiore: niente a che vedere col Reno, che scorre poche centinaia di metri a est del centro, il Reno tutto sommato  un fiume, mentre il Rio Maggiore non  altro che un torrente, anche se  a lui, o meglio alle sue sorgenti, che si deve il successo di Porretta come centro termale. Non si direbbe, a vederlo cos stretto, incassato tra le case, mentre scende a volte calmo e a volte impetuoso, com' proprio dei torrenti di montagna, fino a buttarsi nel Reno poco pi avanti, che un fiumiciattolo di quella sorta abbia reso la cittadina che attraversa famosa nei secoli, tanto da attirare personaggi del calibro di Niccol Machiavelli o di Lorenzo il Magnifico e, in tempi meno remoti, una ricca clientela borghese. Oggi di quei fasti non restano che i vecchi alberghi del centro, l'antico stabilimento termale in stile Liberty, bellissimo ma dismesso da anni e ormai in sfacelo, e tutta una serie di strutture moderne, pi
funzionali e confortevoli, e comunque in serie difficolt a causa del vistoso calo dell'utenza termale. Vignoli sospir: aveva l'et, lui, per ricordare i tempi d'oro, quando a Porretta ci veniva bella gente da tutta Italia e anche da fuori, e c'era vita per le vie centrali, c'era eleganza, buon vivere. Tutto passa, a questo mondo, pens Vignoli e si mosse incontro ai suoi sottoposti e ai loro omologhi locali.
"Alla buon'ora!" disse.
"Commissario scusi,  tutto il giorno che giriamo come trottole, abbiamo percorso il paese in lungo e in largo, parlato con tutti, a malapena ci siamo presi una focaccia con la mortadella per pranzo!"
"Oh, poveri piccoli! E tutto questo ha dato dei risultati? Avete scoperto qualcosa?"
"Hmmm..." cominci l'agente Ferrari scartabellando un antiquato taccuino. "Niente di rilevante, purtroppo. Dunque, ci siamo divisi: l'agente Sorrentino  andato con Maglione e io con Gianluca... con l'appuntato Barni. Noi siamo partiti da Casa Arancio mentre loro si sono diretti verso l'abitazione della vittima, che si trova all'imbocco di via Matteotti, qui." Rossella Ferrari mostr al commissario una piantina su cui erano stati tracciati svariati segni, sottolineature, frecce, cerchi, rettangoli. Sebbene Vignoli conoscesse bene il centro di Porretta, trov difficolt a orientarsi in mezzo a quegli scarabocchi.
"Bene, bene" disse infastidito. "Avete parlato con qualcuno, notato qualcosa... avete trovato uno scontrino accartocciato in terra, un numero di telefono sulla porta del cesso, un cazzo di testimonianza o di reperto qualsiasi?"
"S, in effetti c' un giovane che fino a qualche giorno fa veniva tutte le sere e si metteva a una postazione internet. Sa, per il fatto del bar noi restiamo aperti anche dopo cena, fino alle dieci, dieci e mezzo. A quell'ora non sono molti
quelli che chiedono di usare internet, giusto alcuni nordafricani che si collegano con le loro famiglie...  sorpreso? In certe zone dell'Africa gli internet caf sono molto diffusi, non solo nelle citt, ma anche in piccoli centri:  il modo in cui tanti riescono a tenersi in contatto coi loro familiari che vivono in Europa!"
"Quindi, quel giovane di cui mi diceva..."
"No, lui non  un africano! Un ragazzo di qui, se ho capito bene di chi mi sta parlando: uno del comitato Spinta dal Bass... non so se ne ha sentito parlare. Anche noi qui, come libreria, ne facciamo parte."
Saverio lo sapeva, si era documentato prima di partire, conosceva Spinta dal Bass e le sue iniziative ed era al corrente del fatto che la libreria appoggiava il movimento: e se anche non l'avesse saputo, i volantini, i poster e le pubblicazioni sull'argomento TAV gli avrebbero tolto ogni dubbio. La lettura della chat tra Marianna e il misterioso Re degli Sfigati gli aveva permesso di creare una sorta di identikit dell'uomo: valsusino, residente a Bussoleno o negli immediati dintorni, impegnato nella lotta contro il treno ad alta velocit, di professione insegnante elementare, doveva essere sui trent'anni e si descriveva come un ragazzone alto e robusto, ma su questo non c'era da giurare, dato che non aveva allegato nessuna sua foto e poteva darsi che millantasse. Magari era un seghino alto un metro e sessanta... del resto, per essersi dato da solo quel nomignolo, pensava Saverio, qualcosa che non andava ce la doveva avere.
"S, lo conosco bene" stava dicendo la libraia. "Sta un po' fuori paese, in una casa isolata.  un tipo particolare, eh. Fa il maestro qui alla scuola di Bussoleno, i bambini gli vogliono bene, perch al di l dell'aspetto un po' da orco, in fin dei conti  un bonaccione. Non ci sono prove che abbia piazzato lui gli esplosivi, sa, quando ci sono stati quegli attentati, nel '97. Noi non c'eravamo ancora... qui
abbiamo aperto solo pochi mesi fa... comunque, c' stata l'inchiesta, ma non son venuti a capo di nulla. Lui  stato sentito, ma non risulta niente a suo carico, e personalmente credo che non c'entri nulla con gli attentati."
"In ogni modo lo definirebbe un attivista?"
"S, certo,  molto impegnato, partecipa alle manifestazioni, fa volantinaggio,  attivo anche nella sua scuola, interviene alle assemblee sindacali, parla coi colleghi e sensibilizza anche i bambini, anzi, questo gli ha creato qualche problema, perch non tutti i genitori condividono la linea NO TAV... per quanto lui affermi di limitarsi a lavorare sull'educazione ambientale, sa, rispetto della natura, comportamenti virtuosi, consumo sostenibile... tutti temi previsti dai programmi scolastici, comunque. Ha anche ordinato qui da noi un librino di testo, Nonna Gea e i suoi nipoti, ma qualche genitore ha storto il naso: gli pareva troppo spendere dieci euro per l'educazione dei loro figli!"
"Lo definirebbe un tipo impulsivo, capace di assumere atteggiamenti un po' sopra le righe?"
"Ma no, no, gliel'ho detto!  il suo aspetto che trae in inganno: grande e grosso com', con quel barbone, gli occhi neri, le mani grandi... ma  una pasta d'uomo, nel modo pi assoluto."
Certo che l'uomo descritto dalla libraia fosse il sedicente Re degli Sfigati, Saverio riusc a farsi dare nome e indirizzo, col pretesto di volerlo intervistare per il suo reportage. Si chiamava Renzo Arnaudo e abitava in localit Foresto, proprio nel parco dedicato all'orrido omonimo, in una casa che era stata dei suoi nonni. Non aveva nessuno, n moglie n compagna, i genitori erano morti, era una specie di eremita, ma in senso buono, poi lavorava, tutti i giorni veniva in paese, tutti lo conoscevano e gli volevano bene. Forte di queste rassicurazioni, anche eccessive, quasi intese a celare un certo imbarazzo da parte della gentile libraia, Saverio
and a recuperare Felix, che stava fotografando il campanile della parrocchiale da varie angolature.
"Andiamo a conoscere questo famoso Re degli Sfigati" disse.
"Dunque." L'agente Ferrari sfogli ancora una volta il taccuino. "Abbiamo percorso piazza della Libert da cima a fondo, siamo entrati in tutti i negozi, la cartoleria, l'edicola, la farmacia, i bar. Abbiamo mostrato le foto dei sospetti: niente. Nessuno li ha visti, nessuno li conosce. O meglio: il libraio s, conosce Giorgianni perch  lui che ha fornito i libri, e ora che l'evento  stato annullato gli son rimasti sul groppone, a meno che non si faccia una presentazione proprio l da lui, ma certo quelli che verranno saranno molti meno di quelli che erano presenti alla conferenza, per cui una parte di invenduto gli rester comunque, questo ci ha detto."
"D'accordo, d'accordo..." Il commissario interruppe quel flusso di parole con un gesto infastidito: dell'invenduto del libraio porrettano, a lui, non gliene importava una beata pippa.
"E naturalmente, il Capperi, lo conoscono tutti, qui a Porretta, ma non  stato visto in giro quel pomeriggio, un ragazzo molto riservato, hanno detto, un tipo tranquillo, per nessuno ricorda di averlo incontrato quel giorno."
"C' altro?"
"Niente! Ah... la signorina Pelagatti, che in teoria doveva essere fissa a Casa Arancio dalle due del pomeriggio, verso le tre e mezzo  stata vista da una signora che abita proprio davanti al Comune e che stava pagando una consumazione al bar proprio mentre noi entravamo, cos ha sentito cosa volevamo sapere e si  inserita nella conversazione..."
Madonna, com' prolissa questa, il commissario sentiva che la testa stava per scoppiargli.
"Vada al dunque, agente!"
"Ci stavo arrivando, commissario. La signora, hmm, Casanova Giovanna, ha detto che appunto intorno alle 15-30 ha visto Ginevra Pelagatti uscire da quel posto, come si chiama... ah, si, Casa Arancio, che razza di nome! Insomma, l'ha vista uscire dal portone e dirigersi a passo svelto alla propria sinistra, proprio in direzione della casa della vittima."
...
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...
Capitolo 15.
...
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...
Tornato a Bologna, Vignoli diede ordine all'ispettore Silvestri di convocare un'altra volta la Pelagatti. Erano stati notati certi suoi movimenti sospetti intorno all'ora del delitto, disse. Poi and per l'ennesima volta a parlare con Teresa Pedrelli, il magistrato incaricato del caso.
"Ho bisogno del mandato per il cellulare dell'assessore Costa."
"Mi pareva che l'avessimo escluso!"
"S, ma poi  saltato fuori che aveva una relazione con la vittima."
"Lui l'ha ammesso?"
"Lui nega, ma la signorina Pelagatti afferma..."
"E com' che alla signorina Pelagatti  venuto in mente solo ora che c'era del tenero tra la Maffucci e Costa?"
"Ma che ne so... sa come sono, queste ragazze... non voleva infangare la memoria dell'amica, non voleva creare grane all'assessore, che ha famiglia..."
"E poi, tutt'a un tratto, si  confidata col Giorgianni!"
"Ah... dunque ha letto l'articolo!"
"E come no! Tutta Bologna ne parla..."
"Allora questo mandato?"
"D'accordo. Ma cerchi di non farsi fregare pi! E comunque, tenga d'occhio quella ragazza, quella santarellina. Il suo comportamento mi sembra come minimo ambiguo!"
"Gi convocata, giudice. In effetti non  stata del tutto chiara sui suoi spostamenti, il giorno del delitto."
"Che le dicevo?"
Vignoli se ne and mogio: era stato umiliante, per lui, essere bruciato sul tempo da un giornalista. Diavolo di un Giorgianni! Era in gamba, c'era poco da dire.
Il cellulare dell'assessore Costa non forn grandi rivelazioni: gi dall'esame del telefono della vittima era risultata qualche breve telefonata tra lui e la Maffucci, ma la frequenza delle chiamate non era sufficiente a far sospettare un legame pi che amichevole. Nemmeno messaggini romantici o faccine realizzate con la punteggiatura, come si usava ora, che lui per parecchio tempo non aveva capito come mai la gente aggiungesse in fondo ai messaggi SMS o alle mail parentesi, punti e virgola, due punti e lettere in stampatello come D o P: gliel'aveva dovuto spiegare sua figlia, che faceva la seconda media, il significato di quelle combinazioni di segni.
"Devi immaginarteli ruotati di 180 gradi, papi. Due punti e parentesi chiusa  lo smile, la faccina sorridente. Se al posto dei due punti metti il punto e virgola vuol dire che stai strizzando l'occhio."
"E la parentesi aperta? E la P? La B?"
"La P  una linguaccia, la B sono gli occhiali da sole... significa "mi sento figo". E il segno di "minore" seguito da un tre... il mio preferito..."
"Cono gelato?"
"No... cuore..."
"Troppo complicato per me. E poi, perch il cuore  il tuo preferito? Mica ti sarai messa dei grilli per la testa, ragazzina!"
"Tranqui, papi..."
In ogni caso, di faccette sorridenti, di strizzatine d'occhio e di cuoricini non ce n'erano, negli scarni messaggi
intercorsi tra i due: quindi, se la tresca c'era, dovevano avere un canale alternativo su cui tenersi in contatto, pens il commissario. Chiam l'esperto di informatica:
"Tonarelli, se due vogliono comunicare senza usare il cellulare, che possono fare?"
"Possono usare la posta elettronica."
"Abbiamo controllato la posta elettronica della vittima?"
"La stiamo controllando, commissario!"
"E quanto cazzo di tempo ci vuole a controllare una dannata casella postale?"
"Il fatto , commissario, che la signorina Maffucci intratteneva una fitta corrispondenza con diversi soggetti. Perlopi si trattava di cose legate alla sua attivit in Amnesty, circolari da parte dell'associazione, inviti a eventi che riceveva e che a sua volta diramava, contatti con personalit pubbliche e istituzioni... una quantit enorme di mail, molte delle quali non abbiamo nemmeno aperto perch gi dall'oggetto si capiva che non erano personali. Poi chiaramente ci sono anche delle altre cose. La vittima aveva molti amici coi quali corrispondeva, stiamo raggruppando le mail in base al destinatario, le stiamo stampando e le stiamo cominciando a esaminare, ma  un lavoro enorme, abbiamo dato la priorit alla corrispondenza con la Pelagatti, con Giorgianni e Osabuohien. Per il momento non sembra emergere nulla di rilevante..."
"Controlla eventuali mail con Jacopo Costa."
"L'assessore?"
"Lui."
"Mamma" disse Giada, "perch non vedo mai mio fratello?"
"Come, non lo vedi. Non  sempre insieme a te? A parte quando siete a scuola, voglio dire."
"Non parlo di Tommi. Sto parlando di mio fratello Cosimo."
"Tommi  tuo fratello. Cosimo  il tuo fratellastro."
"La maestra ci ha spiegato che "astro"  il suffisso dispregiativo."
"No, non in questo caso. Fratellastro vuol dire che avete un solo genitore in comune. Tu e Cosimo avete lo stesso babbo ma due mamme diverse, no?"
"Lo so. Ma io lo vorrei vedere qualche volta."
"E perch?"
"Non lo so... per giocare, per andare al parco giochi insieme."
"Hai gi Tommi per giocare."
"Ma Tommi  piccolo! Non mi diverto con lui."
"Hai le tue amichette."
"Ma Cosimo  il mio gemello!"
"Non  il tuo gemello! I gemelli escono dalla pancia di una sola mamma, stanno nello stesso sacco amniotico oppure in due separati, ma sempre nel pancione di una mamma. Tu e Cosimo avete la stessa et ma non siete gemelli. E ora basta, questa discussione mi ha stufato."
Quella sera, quando i bambini furono andati a letto, Valentina telefon a Saverio.
"Si pu sapere cosa hai messo in testa alla bambina?"
"Non so di che parli. L'unica cosa che ricordo di averle messo in testa  il cerchietto per i capelli, quello con Minnie che le piace tanto."
"Non far tanto lo spiritoso, lo sai che con me non attacca. Sto parlando di Cosimo."
"Cosimo?"
"Questo pomeriggio se n' uscita dicendo che vorrebbe tanto frequentare suo fratello."
"Mi sembra normale. Sa di avere un fratello che non vede mai e si pone delle domande."
"Quindi sei tu che le hai montato la testa!"
"Io? Neanche per sogno! Figurati se le parlo di Cosimo. Me ne guardo bene..."
"Sei un bugiardo, lo so che sei tu che le metti certe idee in mente. Ma ti proibisco..."
"Ascolta, Vale.  una cosa che prima o poi dovrai affrontare. Quei bambini sono fratelli, Giada, Tommaso e Cosimo..."
"Fratellastri! Sono fratellastri!"
"Chiamali come ti pare, tanto la realt non cambia e prima o poi ci dovrai fare i conti."
"Sarai tu a dover fare i conti con me se non stai alle regole!"
Valentina chiuse la telefonata. Era incazzata come una biscia ma in fondo in fondo sapeva che quel che aveva detto il suo ex era vero: tenere separati i bambini era una strategia di respiro corto, prima o poi sarebbe stato inevitabile che si frequentassero, bisognava solo trovare il modo meno traumatico. Il meno traumatico per lei, chiaramente, dato che i bambini non vedevano l'ora di aggiungere il fratellastro alla cerchia dei loro amichetti. Accidenti a quel coglione di Saverio e al suo uccello che non riusciva a stare dentro i pantaloni, a tutti i guai che aveva combinato e a quanto l'aveva fatta soffrire. Che andasse a fare in culo, in culo, in culo!
Era la terza volta che gli inquirenti volevano parlare con lei e Ginevra sentiva salire l'ansia. Che diavolo potevano chiederle adesso? Che altro avevano scoperto, rovistando in quel modo disgustoso nella vita di tutti coloro che avevano avuto la disgrazia di conoscere la povera Marianna? S, lei lo capiva, dovevano scoprire chi l'aveva ammazzata, d'accordo, ma ficcare il naso nelle faccende private delle persone era davvero una cosa orribile, aveva un che di viscido,
proprio come le maniere del commissario Vignoli, che stavolta aveva preteso di condurre personalmente il colloquio.
"Si accomodi, cara signorina. La vedo turbata: c' qualcosa che non va?"
"Niente" disse Ginevra. Niente, a parte il fatto che la mia migliore amica  morta assassinata, che l'evento cui ho lavorato per mesi  sfumato e che voi non fate altro che interrogarmi.
"Molto bene. L'ho fatta venire, signorina Pelagatti, per verificare con lei alcune informazioni. Riguardano i suoi spostamenti in quel pomeriggio del 10 dicembre in cui la signorina Maffucci  stata uccisa."
"Ma se vi ho detto mille volte che ero a Casa Arancio fin dalle due e che non mi sono mossa di l!"
" proprio questo il punto. Perch vede, una testimone ha dichiarato di averla vista in piazza della Libert, in direzione della casa della vittima, intorno alle tre e mezzo."
"Ma... come? Una testimone? E chi, posso saperlo?"
"Lei non si preoccupi di questo, e badi a raccontarmela giusta, questa volta.  uscita da Casa Arancio verso le 15,30? E dov' andata?"
"Ma... io... ah, gi! Sono uscita un attimo,  vero. Sono andata in farmacia, avevo un po' di mal di testa e ho comprato una confezione di Optalidon. Dovrei avere lo scontrino, nel portafoglio. Scusi, me n'ero completamente scordata!"
"Lei si scorda un po' troppe cose, signorina Pelagatti, o sbaglio?"
"Va bene, sono distratta. Ma cosa pensa, che sia uscita da Casa Arancio, sia andata ad ammazzare Marianna e poi sia tornata l senza batter ciglio?"
"Tutto  possibile, signorina, io comunque non penso niente, devo solo verificare i dati. E i dati mi dicono che lei ci ha mentito, finora."
"Non ho mentito, ho solo... me n'ero dimenticata, tutto qui. E poi per quale motivo avrei dovuto far del male alla mia amica?"
"Oh, per come la vedo io, motivi lei poteva averne. La sua amica era una donna vistosa, affascinante, una donna di successo. E lei potrebbe aver coltivato un sentimento di invidia, o di gelosia..."
"Fino al punto di ucciderla? E perch avrei scelto quel preciso momento?"
"Magari  successo qualcosa che l'ha esasperata... vede, io me la immagino, quel giorno, tutta presa dagli ultimi preparativi, e la sua amica che non si faceva vedere, e che sarebbe arrivata all'ultimo minuto, bella ed elegante, a rubarle la scena... "
"Ma non  possibile! Lei d i numeri, commissario, con tutto il rispetto! Secondo lei io me ne sarei stata l a rimuginare e poi all'improvviso sarei uscita in strada armata di ferro da calza con l'intenzione di andare a casa sua e ucciderla? Le sembra verosimile?"
"Moderi il linguaggio, signorina. Io sto semplicemente esaminando i dati e verificando le testimonianze. E i dati mi dicono che la sua testimonianza non  stata sincera."
"Ma se le ho detto... va bene, sono in arresto?"
"Non  in arresto, ma rimanga a disposizione."
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Capitolo 16.
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Quel che c'era di buono (ma anche di terribile, a seconda dei punti di vista) era che Marianna Maffucci conservava la sua corrispondenza mail per interi anni. Nel suo archivio erano presenti documenti che risalivano agli anni '90 del secolo appena trascorso. Gli inquirenti per decisero di limitarsi all'ultimo anno e a quattro "amici di penna": Ginevra Pelagatti, Saverio Giorgianni, Felix Osabuohien, Jacopo Costa. In verit non c'era moltissimo, pi che altro scambi relativi all'evento che i soggetti coinvolti stavano organizzando. Nella parte finale di quelle che potevano considerarsi a tutti gli effetti mail di lavoro, tuttavia, non mancavano frasi di tenore pi personale. Marianna raccontava ai suoi corrispondenti cos'aveva fatto o si proponeva di fare nel week end, si informava sul loro stato di salute e sulle loro attivit, commentava un film o un libro, un'iniziativa cui aveva partecipato. Ma in fin dei conti questo rientrava nella sua capacit di intrattenere relazioni e mostrarsi gentile senza mai valicare il confine tra cordialit e privacy. Tuttavia, in alcuni casi, qualcosa di impalpabile serpeggiava tra le righe: allusioni, sottintesi, strizzatine d'occhio. Si poteva affermare che la Maffucci flirtava coi suoi interlocutori: con gli uomini, certo, ma in qualche modo anche con la Pelagatti, che chiamava "piccola Ginny" e alla quale rivolgeva spesso mezze frasi costellate di puntini di sospensione. Tutto sarebbe rientrato sotto la voce "cazzeggio privo di conseguenze" se nelle ultime settimane non si fosse manifestata un'escalation di brevissimi messaggi inviati all'assessore, ai quali, peraltro, l'uomo non aveva mai risposto.
"Legga un po' qua, commissario" disse l'ispettore Silvestri entrando nella stanza del commissario Vignoli con alcuni fogli in mano. "18 ottobre: Quando possiamo vederci in privato? Ho bisogno di parlarti! 29 ottobre: Alla riunione mi sei sembrato freddo... 5 novembre: C' un messaggio per te dove sai... 14 novembre: Non riesco a capire il perch. 19 novembre: Ti ho dato tutto e mi ricompensi cos? 25 novembre: Questo silenzio mi uccide. 9 dicembre: Se non mi rispondi far una piazzata."
"Cazzo, ma allora  vero! Non solo quei due avevano una storia, ma lui l'aveva lasciata in malo modo! Ora mi sentir, il caro assessore!"
Il commissario si attacc al telefono e, minacciando uno scandalo, riusc a strappare un nuovo appuntamento all'assessore Costa. Nel frattempo Marina Silvestri and a far visita alla moglie dell'uomo, smadonnando perch le toccava tornare ancora una volta a Porretta, dove i Costa vivevano appena fuori dal paese, in una villetta a due piani, circondata da un giardino ben tenuto. Tutto, l'aspetto esteriore della casa, l'erba ben rasata del prato sul davanti, la siepe di bosso a ridosso del cancello in ferro battuto, l'ampio ingresso, il salotto luminoso e accogliente, testimoniavano benessere e serenit familiare. Grazia Gamberini era una donna di chiara estrazione borghese, di aspetto piacente, sebbene appesantita dalle gravidanze: indossava una logora tuta da casa senza peraltro sembrare trasandata. Accolse Marina con gelida cortesia.
"Posso dedicarle solo qualche minuto, ispettore. Con tre bambini, pu immaginare quanto sia occupata."
"Le ruber pochissimo tempo, signora Gamberini, e grazie per la sua disponibilit. Lei conosceva la signorina Maffucci?"
"Sa che non sono tenuta a rispondere alle sue domande, vero? In ogni caso, s, la conoscevo: era una dirigente di Amnesty International e l'ho incontrata in occasione di alcuni convegni organizzati dall'associazione. Tuttavia i nostri rapporti si sono limitati ai saluti e a qualche generico scambio di cortesie."
"Aveva qualche motivo di antipatia nei suoi confronti?"
"Oddio, la Maffucci non era certo un mostro di simpatia..."
"Piaceva molto agli uomini, per!"
"Certo: una bellissima donna. Vogliamo venire al dunque, ispettore?"
"Lei  al corrente di una relazione tra la Maffucci e suo marito?"
"Nemmeno per sogno! Ho letto i giornali, e ho capito che si insinua qualcosa in proposito. Ma ci tengo a chiarire che una simile ipotesi  come minimo fantasiosa. Jacopo  un ottimo marito, un padre esemplare, dedito al suo lavoro e alla famiglia. Tra noi due c' una confidenza assoluta e so per certo che non mi ha mai tradita e non mi tradirebbe mai! E ora, se mi vuole scusare, credo che per il piccolo sia l'ora della poppata."
"La moglie  impenetrabile" disse Marina Silvestri al commissario. "Nega tutto nel modo pi assoluto."
"Le hai mostrato il testo delle mail?"
"Non le ha neppure prese in considerazione. Ha detto che deve trattarsi di un malinteso, o di uno scherzo di cattivo gusto, poi mi ha detto che doveva allattare, praticamente mi ha buttata fuori di casa. Una cosa per  certa: la Maffucci non le piaceva neanche un po'. E lui che dice?"
"Nega anche lui. Riguardo alle mail, all'inizio ha fatto finta di non ricordarsene, poi ha farfugliato qualcosa... insiste sul fatto che si tratti di comunicazioni legate al famoso evento del 10 dicembre: lui era stato negligente, si era dimenticato di inviarle certi fogli, che non si trattava di messaggi di natura personale, intima, e che Marianna era fatta cos, un po' teatrale. Insomma, ha cercato di minimizzare, ma ti dico la verit, quell'uomo non mi convince. Con la sua bella facciata di perbenismo, la moglie, i bambini, se la faceva con la bellona... "
"Che poi, commissario, lei lo sa, quei due non erano amanti in senso stretto..."
"Peggio che mai! La perversione! Lei l'aveva irretito, lui all'inizio c'era stato, ma lei si faceva desiderare..."
"Lei non gliela dava, diciamo pure."
"A un certo punto quello si  rotto i coglioni, ha pensato, sai cosa, questa qui la mollo, visto che non c' verso di concludere."
"Ma a quel punto lei gli si  rivoltata contro, ha iniziato a tempestarlo di messaggi, e lui non ci ha visto pi!"
"S, per, commissario, effettivamente quelle mail, quante sono? Sei, sette mail in quasi due mesi...  poca roba, bisognerebbe trovare qualcos'altro, se no questo, con l'avvocato, vede come ce le smonta le mail!"
"Avranno avuto un altro canale di comunicazione..."
"In effetti, una delle mail fa riferimento a un messaggio che la donna avrebbe lasciato da qualche parte... aspetti un momento, ecco qui. 5 novembre: C' un messaggio per te dove sai..."
"S, ma dove?"
"Non so, ci sarebbero le chat..."
"Le chat? E che cazzo sono?"
"Ah, dimenticavo, commissario! A casa dell'assessore, in salotto, c'era un cesto da lavoro. La signora Gamberini
stava sferruzzando un coprifasce con ferri molto sottili... numero due e mezzo, a occhio."
"Gli ho scritto! Gli ho scritto sulla nostra chat, gli ho detto tutto quello che avevo dentro. Ah, ma mi sono sfogata! Mi ha fatto proprio bene, credi."
"Cosa gli hai scritto, esattamente?"
"Tutto! Tutto su di noi, su quanto eravamo felici, su quanto era unico il nostro amore, su quello che ha voluto buttar via. Su di lui, sul suo perbenismo che l'ha portato a fare una scelta del genere, sull'assurdit di abbandonare l'unica donna che pu renderlo felice. Sei felice, ora? gli ho chiesto. Non credo proprio!"
"E lui che ha risposto?"
"Niente! Non so nemmeno se ha letto quello che gli ho scritto! Non entra nella chat da settimane... Allora gli ho mandato una mail: hai un messaggio in chat da parte mia. Ma non ha risposto. Io non so come fare!"
"Hai provato a chiamarlo sul cellulare?"
"Ho provato tre volte, ma ha buttato gi. Tu credi che non voglia pi avere a che fare con me?"
"Hmm... certo non promette bene. Povera Mari!"
"Ma  completamente senza senso! Che senso pu avere tutto questo?"
"Be', per lui evidentemente un senso ce l'ha. Ha deciso di farla finita, e cerca di tener fede al suo proposito."
"Ma  proprio questa decisione che non ha senso! Perch l'ha fatto, secondo te?"
Ginevra a volte non la capiva. Ovviamente, lei non era coinvolta, ma un senso ce lo vedeva eccome. Il caro Jappi, per vari motivi che a suo tempo le aveva anche esposto, non se la sentiva pi di portare avanti una relazione clandestina, specialmente ora che era nato il terzo figlio, la moglie era a casa e la famiglia aveva bisogno di lui. Non importava essere un drago per capire le sue motivazioni. Prov a spiegarglielo con delicatezza, riepilogando le ragioni che dovevano essere alla base della difficile scelta compiuta dall'uomo, ma trov davanti a s un muro.
"Non ha senso, capisci che non ha senso! Se ha dei doveri nei confronti della sua famiglia, okay. Se deve dare il biberon al piccolino, che glielo dia: chi glielo impedisce? Gli ho forse chiesto di lasciare la sua famiglia e venire a vivere con me? Quella  la sua famiglia, io la rispetto. Io sono io, per! Il suo amore..."
"Forse quello che per te non  incompatibile lo  per lui."
"Ma per quale motivo, scusa. Lui ha la sua bella famigliola del cazzo. La sera torna felice a casa, saluta la moglie, bacia i bambini, si mette a tavola e mangia la cena che la mogliettina gli ha preparato. Ma nel pomeriggio  stato con me al nido d'amore: a chi d fastidio questo? Chi ne sa nulla?  una cosa solo sua, non danneggia la sua famiglia. E la sera, quando gli stramaledetti bambini dormono, e dorme anche la moglie, perch sar stremata, quella santa donna, dopo una giornata a spupazzarsi i carissimi, lui pu accendere il computer, collegarsi a internet, entrare in chat e scambiarsi dolci effusioni con me. Chi glielo impedisce?"
"Forse glielo impedisce la sua coscienza... cio, voglio dire, so che  una parola fuori moda..."
"Ma quale coscienza del cazzo! Cosa gli diceva, la sua coscienza, quando mi guardava mentre mi spogliavo per lui? Quando mi copriva letteralmente di baci?"
Forse qualcosa gli diceva anche allora, la coscienza, pens Ginevra, visto che alla fine Jacopo aveva deciso di rinunciare alle gioie che la bella Marianna era in grado di elargirgli, ma non disse niente. E che glielo diceva a fare, tanto quella era partita per la tangente, non ragionava mica pi.
Il giorno successivo il commissario Vignoli and ancora una volta a parlare con Teresa Pedrelli.
"Allora, commissario" disse la magistrata, "che cos'abbiamo?"
"Avrei diverse piste" disse il commissario. "C' l'assessore, chiaramente, il maggior sospettato, per via della sua relazione con la vittima. Pare che lui avesse deciso di lasciarla e che lei non volesse mollare... a quel punto l'uomo, esasperato, avrebbe potuto perdere la testa..."
"Hmmm... attrazione fatale in salsa emiliana, dunque. Altre piste?"
"Ecco, c' la Pelagatti. Ha snocciolato un sacco di bugie, e una testimone l'ha vista nelle vicinanze della casa della vittima proprio intorno all'ora del delitto."
"E che motivo avrebbe avuto per uccidere la sua amica?"
"Oh, gelosia, direi."
"C'era di mezzo un uomo? Un altro?"
"Non necessariamente: tenga presente che  stata la Pelagatti a dar l'anima per quel convegno del cavolo, mentre la Maffucci giocava a fare la primadonna.
"E che mi dice del Capperi?"
"Lui, la Maffucci e la Pelagatti si conoscevano fin da bambini. Pu darsi che ci sia qualcosa nel loro passato, qualche avvenimento lontano nel tempo... ma finora le nostre indagini non ci hanno portato a nulla, in quella direzione."
"Mi riferivo pi prosaicamente al fatto che aveva una relazione col fidanzato della vittima. Sarebbe logico aspettarsi che fosse roso dalla gelosia!"
"Non saprei. Sapeva di non aver nulla da temere, da una donna.  chiaro che dobbiamo approfondire ulteriormente, il Capperi comunque a me sembra un bravo ragazzo, preoccupato soltanto di tenere nascosta la sua omosessualit. E in questo la Maffei era un'alleata, piuttosto che una rivale."
"Non si pu mai sapere cosa covi nell'animo umano, commissario. Porti avanti le indagini e cerchi di arrivare presto a un risultato, che i giornali ci stanno sul collo."
"Io, comunque, punterei sull'assessore" disse Vignoli, e si fece fare un mandato per sequestrare il cestino da lavoro della signora Gamberini, poi, rientrato in ufficio, chiam il tecnico informatico e lo incaric di controllare se la Maffucci era solita frequentare le chat. Venne fuori che la donna era estremamente attiva, passava ogni giorno almeno un paio d'ore chattando con diversi soggetti, sia in stanze di gruppo che individualmente. A una prima scorsa, sembrava che la maggior parte delle conversazioni vertesse su questioni relative ai temi che appassionavano la Maffucci: i diritti umani, la tutela dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile. Ma per leggersi tutto il materiale ci sarebbero voluti giorni, e ancor pi per individuare i soggetti coinvolti, poich in chat tutti adottavano uno pseudonimo e certo era possibile, per la polizia, risalire all'identit degli utenti, ma non sarebbe stata una cosa veloce.
L'esame del cestino da lavoro della moglie di Costa invece fu semplice: conteneva cinque gomitoli da 50 grammi di lana baby celeste, quattro di lana baby gialla, otto gomitoli di lana sport rossa e avanzi di vario colore e spessore; un astuccio contenente aghi, spilli, trecce di fili colorati, bottoni; diverse paia di ferri da calza nelle misure 2, 2.5. 3, 3.5; un giro di cinque ferri a due punte numero 3; un uncinetto. I ferri del numero 2.5 erano tre: due in plastica grigio chiaro e uno in alluminio color verde.
"Commissario!" disse il tecnico della scientifica. "Ci giurerei che questo ferro  il gemello dell'arma del delitto!"
Il confronto non lasci dubbi: il compagno del ferro trovato conficcato nella schiena di Marianna Maffucci era
tra gli strumenti da lavoro della signora Gamberini. La donna fu convocata in questura:
"Signora, sa dirci dov' finito il compagno di questo ferro?"
"Non saprei... non  nella cesta?"
"No, signora, non c'."
"Allora sar da qualche parte in casa... di solito ci sto attenta, perch sa, con quella punta, i ferri sono pericolosi, ma pu essere finito tra i cuscini del divano..."
"Bisogna che veniamo a controllare."
"Come! Ancora un'intrusione in casa mia? Non se ne parla nemmeno! Telefono subito a mio marito!"
"Si rende conto, signora, che il ferro mancante  molto probabilmente l'arma del delitto?  nel suo interesse permetterci di cercarlo, perch se come dice lei tra i cuscini troveremo un ferro identico a questo" il commissario sventol l'oggetto davanti agli occhi della donna, rischiando di cacciarglielo in un occhio "saremo certi che non  quello rinvenuto nel corpo della signorina Maffucci, ma se il ferro non si trovasse, allora...".
"Sciocchezze! Venite pure a cercarlo, ma prima fatevi fare un mandato dal giudice: il ferro sar sicuramente in casa, ma se anche non ci fosse, non significherebbe nulla. Sa quanti ferri uguali a questo - per favore non me lo agiti sotto il naso - ci sono? Come potr dimostrare che si tratta proprio del mio?"
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Capitolo 17.
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La casa di Renzo Arnaudo era sul limitare del bosco: il tipico chalet di montagna, in pietra, col tetto spiovente, gli sportelloni alle finestre e una tettoia sotto la quale la legna tagliata a ciocchi era accatastata in un ordine impeccabile. I due suonarono il campanello e attesero: cominciava a far freddo. Dopo qualche minuto un gigante apr la porta, un orco il cui volto era quasi completamente nascosto da barba, baffi e capelli.
"Buonasera. Il signor Arnaudo?"
"Sono io. Cosa posso fare per voi?"
"Io sono Saverio Giorgianni, del "Quotidiano Nazionale", e questo  Felix Osabuohien, fotoreporter. Stiamo facendo un'inchiesta sul movimento NO TAV: ci farebbe entrare? Qui fa un freddo..."
"Oh, s, entrate pure."
La baita era minuscola, con uno spazio cucina-soggiorno zeppo di mobili, libri, riviste, pannelli e poster appesi alle pareti, oggetti di ogni tipo ammonticchiati sul tavolo, sulle sedie e sul pavimento. Una porta in fondo doveva portare alla zona letto: una cameretta e il bagno, immagin Saverio. L'uomo liber due sedie per i visitatori: una stufa di ghisa, in un angolo, diffondeva nella stanza un caldo soffocante.
"State dalla nostra parte o con gli sbirri?" chiese l'orco producendosi in un largo sorriso.
"Bah, noi vogliamo realizzare un'inchiesta il pi possibile obiettiva, anche se le confesso che simpatizziamo per la vostra causa. Ci ha fatto il suo nome la libraia di Citt del Sole, gi in paese. Le dispiace se le facciamo qualche domanda riguardo al movimento?"
"S, lo sapevo: la libraia mi ha telefonato avvisandomi che sareste venuti. Dice che sono la memoria storica del movimento, e in effetti ne faccio parte fin dagli inizi. Ma voglio chiarire che sono assolutamente non violento. Non ho nulla a che fare con attentati, esplosivi, nulla di simile. Sono anche finito sotto inchiesta, ma sono stato completamente scagionato."
Col pretesto di farsi raccontare la storia del movimento fin dalle sue origini e di farsi spiegare dettagliatamente le ragioni della contrariet che tutta la Val di Susa nutriva verso quel progetto faraonico che avrebbe devastato il territorio con conseguenze incalcolabili, Saverio e Felix si trattennero a lungo in casa di Arnaudo; si mostrarono in totale sintonia con lui e non mancarono di parlare della propria esperienza al G8 di Genova e delle botte che si erano prese, argomento sul quale anche il loro interlocutore ebbe molto da dire.
"Sebbene sia l'uomo pi pacifico di questo mondo mi sono trovato coinvolto in disordini e oltre a prenderle qualche volta le ho dovute anche dare, pi che altro per proteggere alcune donne e ragazzini su cui la polizia si stava accanendo. Sa, io sono grosso, ma quelli sono dei vigliacchi, e se la rifanno coi pi deboli. Per fortuna alcuni manifestanti avevano fatto dei filmati con quelle nuove videocamere digitali, dai quali risulta che sono stato provocato e ho agito solo per difesa."
Intanto i due si guardavano intorno nella piccola stanza zeppa di roba: i pannelli di sughero sulla parete erano costellati di foto e volantini. Renzo Arnaudo con la sua classe, nella classica foto ricordo in aula, i bambini pi alti
in piedi sullo sfondo, i pi piccoli seduti ai banchi in prima fila, lui a destra del gruppo, come un gigante buono. Altre istantanee raffiguranti gruppetti di ragazzini in vari contesti rurali e montani, evidenti testimonianze di gite scolastiche. Promemoria di diversi eventi locali, quasi tutti legati al movimento NO TAV: assemblee cittadine, presentazioni di libri, proiezioni di film. Una foto ritagliata da un quotidiano spiccava in mezzo a tutto quel materiale: era un primo piano di Marianna Maffucci e Saverio riconobbe il giornale, sebbene mancasse l'indicazione della testata: si trattava di QN e quella foto era stata pubblicata il giorno dopo l'omicidio.
"Conosceva Marianna Maffucci, signor Arnaudo?"
"Non di persona. Abbiamo avuto qualche scambio di opinione, in chat. Lei era un'attivista di Amnesty International, ci siamo conosciuti frequentando una chat room di appassionati del romanzo giallo: entrambi eravamo accaniti lettori. Poi, da cosa nasce cosa, abbiamo scoperto di avere un'altra passione in comune, quella per la tutela dei diritti umani e dell'ambiente. Io vado molto in rete, cosa vuole, vivo solo, lo vede, e Bussoleno  un piccolo paese. Qui la sera vanno tutti a letto presto, le strade sono vuote, l'unico locale che rimane aperto  il bar annesso alla libreria Citt del Sole. Cos io la sera spesso vado l e mi metto a chattare. Non  solo uno strumento per rimorchiare, sapete? Si conosce tanta gente interessante, e ci sono le stanze dedicate a diversi temi.  cos che sono entrato in contatto con Marianna... povera ragazza, che brutta fine!"
"Per lei con Marianna chattava anche in privato, non solo nella stanza di discussione, dico bene?"
"Be', s, quando con le persone si entra in sintonia,  inevitabile spostarsi in uno spazio pi riservato. Si approfondisce la conoscenza."
"E mi risulta che lei e Marianna Maffucci intratteneste delle conversazioni di natura strettamente personale..."
"Cosa? Come? Avete hackerato il profilo della Maffucci?"
"Hackerato... che parola grossa! Siamo solo venuti a conoscenza della sua password e del suo nickname... Candy Candy, piuttosto malizioso, non trova?"
"Ma  lecito? Voglio dire, che diritto avete voi.
"Siamo giornalisti, Arnaudo! E facciamo il nostro lavoro."
"Allora l'inchiesta sul TAV  fasulla.
"L'inchiesta sul TAV la stiamo portando avanti, nell'ambito dell'interesse che il mio giornale ha verso tutto quanto concerne ambiente e diritti, ma al tempo stesso ci stiamo impegnando per capire cosa c' dietro la morte della Maffucci. Il giorno in cui  stata uccisa avrebbe dovuto partecipare a un convegno che avevamo organizzato insieme, in occasione della giornata dei diritti umani, sui fatti di Genova."
"S, parlava spesso di questo convegno... dunque voi siete i giornalisti che avrebbero partecipato... ora mi torna tutto! Pensi che avevo pensato di venire... se non che..."
"Se non che, la bella Marianna l'ha bidonata, non  cos? Dopo sere e sere passate a chattare in privato e a scambiarvi frasi maliziose, mentre lei si dichiarava e Candy Candy glissava tenendola in sospeso, a un tratto il tono della sua interlocutrice  cambiato:  diventata nervosa, non aveva pi voglia di flirtare con lei, non rispondeva ai suoi messaggi, non si connetteva pi. E lei, innamorato perso, geloso, non ci ha visto pi:  sceso a Porretta,  andato a casa della Maffucci... Lei lavora a maglia, signor Arnaudo?"
"Cosa? No, io non lavoro a maglia, non  un passatempo che mi si addica... poi ho le dita troppo grosse. Questi ferri" disse mostrando una borsa da lavoro che spuntava dall'enorme mucchio di roba posata sul tavolo "li faccio usare ai bambini, in classe, quando facciamo attivit di laboratorio. Io non faccio distinzioni tra maschi e femmine, sia chiaro: propongo a tutti indistintamente lavoretti di meccanica ed elettricit, preparazione di dolci, lavoro ai ferri e all'uncinetto. Loro si divertono e non si discrimina nessuno".
"Niente le impediva di portare con s uno di questi ferri per venire a Porretta e assassinare la signorina Maffucci!"
"Abbia pazienza, ma si rende conto di quanto  ridicola la sua tesi? Io sarei andato a Porretta, che tra un po' non so nemmeno dov', apposta per uccidere la Maffucci... portandomi dietro nientemeno che un ferro da calza da Bussoleno! Guardi, le confesso che mi ero preso una bella cotta per Candy... per Marianna, voglio dire. Lei ce la sapeva fare, e io sono un ingenuo. Quando mi sono reso conto che non era innamorata di me, ci sono rimasto male, lo confesso, mi sono anche ingelosito e le ho fatto qualche scenata.., ma di qui a ucciderla ce ne corre, se permette! E comunque io il 10 dicembre ero qui, ho fatto uno spettacolo sui diritti umani coi ragazzi della scuola. Tutto il paese glielo pu confermare."
"Commissario" disse l'analista informatico. "Dato che
il traffico in rete della signorina Maffucci  notevole, io procederei cos: cerchiamo di individuare, tra gli utenti coi quali si intratteneva in chat, quelli che si collegavano entro una distanza diciamo di trenta chilometri e concentriamoci su quelli. Gli altri, quelli che chattavano da Napoli o dall'Alto Adige, per intenderci, li esamineremo in un secondo tempo."
"Ma quanti contatti aveva questa donna?"
"Oh, non pu immaginare, commissario!"
L'informatico si mise a spulciare tra gli indirizzi IP degli utenti delle chat frequentate da Marianna e si accorse che in effetti di bolognesi e pi genericamente emiliani ce n'era pi d'uno. Non gli fu difficile risalire dai fantasiosi nickname alle reali identit degli amici virtuali della Maffucci, e diverse furono le sorprese, visto che la donna intratteneva rapporti non esclusivamente professionali con parecchi esponenti del mondo politico e culturale bolognese, per non parlare dell'ambiente diocesano, dove erano numerosi i fan della sedicente Candy Candy.
"Oh, ma questa Maffucci era proprio una troia, che Dio abbia piet della sua anima!" sbott, dopo aver identificato tre parroci, il responsabile della Caritas, quattro giornalisti e due assessori. "Da chi inizio, capo?"
Il commissario scorse l'elenco dei nomi.
"Parti da lui" disse, indicando Jacopo Costa, noto in chat col nick Trottolino Amoroso.
La lettura della chat tra Candy Candy e Trottolino Amoroso fu particolarmente istruttiva. La corrispondenza iniziava nel marzo 2002: i due sembravano molto intimi, la loro relazione era evidentemente nata gi da qualche tempo nel mondo reale e approdava in quello virtuale che permetteva di svolgere chiacchierate di tipo molto personale impossibili da condurre coi tradizionali mezzi di comunicazione. Tra allusioni, frasi tenere e commenti piccanti, la storia andava avanti per diversi mesi.
"Hmmm... certo che quella Marianna era una diavola! Mi sto eccitando, parola mia!" comment l'informatico leggendo certe descrizioni della propria lingerie che Candy Candy forniva al suo Trottolino. "E lui mi sembra un pirla, in verit. C' cascato in pieno... ma  tormentato, vede, commissario? Senta cosa dice qui, dove ho evidenziato": aveva stampato pagine e pagine di dialoghi e per facilitarne la lettura al Vignoli aveva marcato con l'evidenziatore giallo limone le frasi pi scottanti, i malintesi, gli scazzi veri e propri che col tempo avevano cominciato a saltar fuori.
"Che te ne pare del mio reggiseno traforato? Vuoi che me lo sganci?" aveva scritto Candy il 23 luglio alle 14,12.
La risposta dell'uomo aveva tardato e dopo due minuti la ragazza aveva incalzato: "Non dici nulla? Non ti fa nessun effetto immaginarmi mentre indosso per te questa costosissima lingerie?"
"Sono arrapato, amore mio. Ma non  questo il fatto. E che mi sento in colpa..."
"Per tua moglie?"
"Per lei e per i bambini. Non mi sembra bello tradirli in questo modo."
"Per ieri, al nido d'amore, non mi sembravi tanto oppresso dal senso di colpa!"
" che quando sono con te non capisco pi nulla. Dio, sei cos bella! Ma non  solo la bellezza.  qualcosa... non so come definirlo."
" che sono la tua anima gemella! Tutto qui! Siamo fatti l'uno per l'altro. Incontri come il nostro capitano una sola volta nella vita, te ne rendi conto?"
"S, ma io come faccio? Ho Grazia, i bambini..."
"Non importa che tu rinunci a loro. Basta che io sia al primo posto nel tuo cuore, il resto non conta.  cos? Sono al primo posto?"
"Vede, commissario? Anche qui lui ha esitato a rispondere. E lei se n' accorta e ha continuato a incalzarlo... dopo poco lui le ha detto che doveva disconnettersi e ha chiuso la comunicazione" disse l'informatico.
"Santo Dio!" fece il commissario. "Questi due dovrebbero candidarsi al Nobel per la letteratura!"
"Be', se esistesse un premio per il kitsch letterario sono certo che lo vincerebbero. Comunque: andando avanti le cose si complicano per i due trottolini. Alti e bassi si susseguono... conversazioni spinte, quanto e pi di quella che abbiamo letto ora, liti a volte piuttosto aspre, sensi di colpa per lui, vittimismo da parte di lei... tutto il repertorio, in poche parole. Poi c' una lunga pausa nel mese di agosto,
lui va in vacanza a Rimini con la famiglia e si connette una sola volta, dal bar del villaggio turistico, ma per pochi minuti, ha una paura matta di essere scoperto, c' una conversazione breve ma piuttosto aspra. Lei lo accusa di averla dimenticata, lui sbraita "SONO IN VACANZA CON LA MIA FAMIGLIA", vede, commissario, lo stampatello maiuscolo nel linguaggio dei media equivale a urlare. Nel mese di settembre c' stata una rappacificazione, eccoli qui, sono tornati a essere due piccioncini, tubano che  un piacere. Ma il disagio del Trottolino riaffiora verso la fine del mese: non ce la fa pi a mentire alla moglie, si sente in colpa per i bambini, inoltre si avvicina il momento del parto..."
"E lei?"
"Lei comincia a stressarlo pesantemente, diventa petulante, dice che lui non la ama... insomma, le lascio immaginare."
"Vuole che lasci la moglie?"
"No,  questo il bello! Non vuole che lasci la moglie, cos come a lei non passa per la testa di sbarazzarsi di quel fantoccio del suo fidanzato. Continua a ripetere che potranno essere felici insieme, che sono fatti l'uno per l'altra, che ognuno pu continuare a vivere la sua vita, basta che lui riconosca di amarla pi di ogni altra cosa e che trovi il modo di avere pi tempo per lei. Legga qua: "Possiamo ritagliarci un'ora o due ogni giorno, ci vedremo al nido d'amore, l tutto sar stupendo. I nostri momenti di intimit ci daranno l'energia per affrontare quella parte della nostra vita che non possiamo condividere"."
"Un'ora o due ogni giorno? E come poteva fare quel disgraziato?"
"Infatti inizia a tirarsi indietro... le dice di non assillarlo, che si vedranno compatibilmente con gli impegni di entrambi, che sono moltissimi, le dice che non vuole vederla a orari prestabiliti, per dovere, ma solo per piacere,
quando ne ha voglia, lei si incazza, lui le dice che questo rapporto sta diventando una gabbia ancora pi soffocante del matrimonio..."
"Una vera telenovela!"
"Proprio cos. Poi, a met ottobre, il colpo di scena: dopo l'ennesimo litigio Trottolino Amoroso esce dalla chat e non ci rimette pi piede."
Cosimo era un bel ragazzino, alto per la sua et, biondo e chiaro di carnagione come Martina. Di carattere riservato, vivendo solo con la madre aveva imparato a intrattenersi da solo: seduto sul pavimento mandava avanti e indietro le macchinine, le parcheggiava, le sistemava in un piccolo garage a pi piani che il padre gli aveva regalato.
"Saverio" disse. Aveva imparato a chiamarlo per nome fin da piccolissimo, quando ancora non sapeva che era suo padre e credeva che fosse un semplice amico della mamma, e non ne aveva mai voluto sapere di chiamarlo babbo, o pap. "Saverio, non  che ti picchieranno un'altra volta?"
"Di che parli, Cosimo? Quando mai qualcuno mi ha picchiato?"
Per una volta d'accordo, Saverio, Valentina e Martina avevano deciso di non dire ai bambini che il padre era stato vittima di percosse nel corso della manifestazione anti G8 a Genova, l'anno precedente. Quando l'avevano visto con la gamba ingessata, lui aveva raccontato di aver fatto un brutto scivolone durante una passeggiata in montagna. Quindi come faceva Cosimo a sapere che era stato picchiato?
"Credi che sono scemo? Lo so benissimo cosa ti  successo quando eri a Genova, l'anno scorso."
"Ah s? E come l'hai saputo?"
"Me l'ha detto Giada."
"E a lei chi gliel'ha detto?"
"Ha sentito Valentina che ne parlava al telefono con qualcuno, non so con chi."
"E tu quand' che hai parlato con Giada?"
"Oh, ci sentiamo qualche volta... ti ricordi quella sera che sei venuto a prendermi agli allenamenti di calcio? Lei era in macchina, la dovevi accompagnare da sua nonna. Quella volta mi ha passato un bigliettino con scritto il suo numero di telefono... la chiamo poche volte, quando la mamma non c', perch lei non vuole."
"Neanche Valentina vorr che Giada ti parli."
"S, ma noi siamo furbi... non ci facciamo accorgere."
Dunque era cos che stavano le cose, inutile che le due madri si accanissero a tenere separati i bambini, tanto quelli erano pi furbi di loro...
"Ma non hai risposto alla mia domanda!"
"Quale domanda."
"Se non hai paura che ti picchino un'altra volta."
"Perch dovrei aver paura? Ascoltami, Cosimo. Quella volta  successo un caos... non so se ti ricordi, ne avevano parlato al telegiornale. Praticamente c'era una manifestazione di protesta contro una riunione di vari uomini potenti... la gente non faceva nulla di male, ma ci dev'essere
stato un malinteso, ci sono stati degli scontri con la polizia..."
"I poliziotti sono buoni, no?"
"Di solito s... ma non sempre. A volte sono violenti, e cos... io ero l per scrivere un articolo, sai, per il giornale. Mi sono trovato nel mezzo e le ho prese.  andata cos."
"Quindi fare il giornalista  pericoloso."
"Pu esserlo... ma tu non devi preoccuparti. Non mi metter pi nei guai, parola di boy scout!"
"Per adesso hai scritto quel libro, e farai la presentazione... pu essere pericoloso!"
"Come sai del libro?"
"La mamma di un mio amico ce l'ha. E se i poliziotti cattivi vengono alla presentazione e ti picchiano?"
"Non credo...  un evento pubblico, non lo farebbero."
"Per possono aspettarti fuori. Noi siamo preoccupati."
"Chi?"
"Io e Giada!"
"Dimmi una cosa, Tommaso che ne sa di questa storia?"
"Tommi  ancora piccolo, io e Giada cerchiamo di tenerlo fuori da questo tipo di discorsi" disse Cosimo, serio, dall'alto dei suoi sette anni.
"Capisci, Marina? A met ottobre lui ha chiuso la relazione. E lei ha cominciato a tempestarlo di mail e di telefonate. Gi, perch le chiamate che abbiamo riscontrato sul cellulare della vittima, che in un primo momento abbiamo attribuito alla necessit di accordarsi sull'evento del 10 dicembre, a questo punto le dobbiamo considerare personali! La stessa brevit delle conversazioni, che mi sembrava in linea con semplici questioni pratiche, ora mi si rivela in tutt'altra luce: il poveretto cercava di troncare il prima possibile quelle chiamate moleste! E visto che lei non demordeva, Costa ha perso la testa,  andato a casa sua e l'ha uccisa!"
"Certo, torna tutto... ma perch usare il ferro da calza della moglie?"
"Gi, perch? Si deve ipotizzare che l'abbia preso con s uscendo di casa... voleva far ricadere la colpa su sua moglie?"
"Non mi sembra credibile! O era fuori di s e ha agguantato il primo oggetto che gli  capitato sotto mano... quasi senza accorgersene... oppure si pu immaginare che il lavoro a maglia della signora Grazia fosse in macchina e lui abbia preso il ferro prima di introdursi in casa della vittima, e in quel caso ci sarebbe la premeditazione!"
"Ci sono un paio di cose da verificare. Primo: per quale motivo l'assessore si sarebbe recato come una furia a casa della Maffucci? C' stato un episodio, qualcosa che ci sfugge e che gli ha fatto montare il sangue al cervello?"
"L'ultima conversazione al cellulare tra i due risale al 7 dicembre, l'ultima mail  del 9. Ma c' il telefono dell'ufficio, quello di casa..."
"Giusto! Sai cosa non abbiamo controllato? Il fisso dell'assessore! Bisogna che torni dalla Pedrelli a farmi dare l'autorizzazione. E tu manda qualche agente a Porretta, o magari incarica quei simpatici carabinieri di farsi un giro nelle vicinanze della casa della vittima, a chiedere se qualcuno ha visto l'auto di Costa, quel pomeriggio."
Teresa Pedrelli storse un po' la bocca, ma Vignoli insistette: gli indizi portavano a Costa, aveva il movente e l'opportunit, l'alibi fornitogli dalla moglie era inconsistente, l'arma del delitto era compatibile con un oggetto in suo possesso, bisognava approfondire, trovare qualche elemento pi solido, per esempio una telefonata fatta o ricevuta a ridosso del fatto.
"C' una cosa che non mi convince, Vignoli, ed  questa: se ci fosse stata questa benedetta telefonata, ne avremmo trovato traccia sul cellulare o sul fisso della Maffucci, giusto?"
"Ci ho pensato, ed ecco la mia risposta: quei due usavano pochissimo il telefono nella loro relazione, per ovvie ragioni prudenziali. Ma  possibile ipotizzare che le chiamate siano state di pi di quel che sembrano, dato anche il carattere della donna, una che se aveva qualcosa sul gozzo difficilmente se ne stava zitta per delle giornate intere. Quindi ho pensato alla cosa pi ovvia. Come facevamo noi, da ragazzi, a chiamare le nostre fidanzatine, o i fidanzatini, senza essere sgamati dai genitori?"
"Una cabina telefonica! Ma erano altri tempi: ora non ce ne sono quasi pi.
"No, ma proprio vicino a casa della Maffucci c' un bar e scommetto che ha un telefono..."
"Quindi: lei l'ha chiamato dal telefono del bar, chiss cosa gli ha detto, l'ha fatto incazzare, lui non ci ha visto pi,  andato a cercarla a casa..."
"Questo spiegherebbe anche come mai lei l'abbia ricevuto con solo l'asciugamano addosso, e gli abbia anche rivolto le spalle: voleva sedurlo ancora una volta, non si aspettava certo che quello la infilzasse col ferro..."
"Gi, il ferro. Ce lo faremo spiegare da lui, perch cazzo si  portato dietro quel ferro!"
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Capitolo 18.
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Di ritorno dalla gita in Piemonte, a pochi giorni dalle vacanze di Natale che l'avrebbero risucchiato in una tourne infernale di figli alternati e di donne incazzose, Saverio telefon a Marina Silvestri per invitarla a cena.
"Entro pochi giorni sar costretto a inabissarmi e non riemerger fino al giorno di Befana, ma prima voglio godermi una piacevole serata in tua compagnia, se ti va."
Perch no, pens Marina, e accett l'invito: il ristorante scelto da Saverio era un ottimo locale e il giornalista non le dispiaceva. Si vest e si trucc con cura: quarant'anni, fisico asciutto, belle gambe, viso liscio, senza una ruga, non era ancora da buttar via, no. Un pensierino sul Save ce l'aveva fatto gi dal primo appuntamento ed era pronta a suggerire un dopocena nel suo appartamento, in camera da letto o sul divano del soggiorno, o magari in cucina, tra il lavello e il frigorifero, o perch no, in bagno, seduta sulla lavatrice... Con questi pensieri segreti e lascivi si present elegantissima davanti al ristorante e Saverio, che di donne e dei loro turbamenti se ne intendeva, cap fin dal primo istante cosa le passava per la mente. Affinch la serata procedesse liscia verso il suo epilogo naturale bisognava pilotare la conversazione su argomenti leggeri e flirtare con decisione, quindi decise di accantonare per il momento gli argomenti legati alle indagini, che erano quelli per i quali principalmente aveva voluto vederla. Perch passare una serata con una bella donna  eccitante, ma ancora di pi lo , per un uomo come il Save, riuscire a risolvere un brutto caso criminale. Fu soltanto al termine di tutto (per la cronaca, il primo step fu effettivamente in cucina, dove la donna sagacemente pilot la sua vittima col pretesto di tirar fuori una bottiglia di vodka dal freezer, mentre la conclusione in grande stile avvenne tra i cuscini del letto matrimoniale su cui di norma la Silvestri dormiva da sola) che Saverio port la conversazione sul delitto ancora irrisolto. Marina era esattamente in uno di quei momenti in cui ci si sente inclini alle confidenze e gli raccont tutto a proposito dell'assessore Costa, della relazione tempestosa tra lui e la Maffucci, della chat, delle mail, delle telefonate e del ferro da calza.
"Lui l'aveva lasciata, ma lei non si era voluta rassegnare. Noi, il commissario Vignoli e io, pensiamo che sia stato Costa a ucciderla... l'unica cosa che non mi torna tanto  quel maledetto ferro da calza!"
"C' qualcosa che mi rode" disse Saverio a Felix. "Dobbiamo riuscire a intervistare la moglie di Costa. Ho come un'intuizione..."
"L'ultima volta che hai avuto un'intuizione mi hai costretto a fare quattrocento chilometri all'andata e altrettanti al ritorno."
"Okay, su Renzo Arnaudo abbiamo toppato, ma ora sento che siamo vicini. Sono sicuro che, se riuscir a parlare con la Gamberini, salter fuori quell'elemento che la polizia non  ancora riuscita a trovare."
Cerc il numero di casa dell'assessore Costa e telefon.
"Sono Saverio Giorgianni, di QN" disse con tono professionale.
"So chi  lei" rispose la donna. "Quello stronzo che ha sputtanato mio marito. La diffido nel modo pi assoluto."
"Signora, capisco la sua irritazione, ma mi conceda un minuto. Lei ha l'opportunit di ripulire l'immagine di suo marito. Se accetter la mia intervista io riporter con la massima fedelt tutto ci che vorr dirmi, per far capire ai lettori che l'assessore Costa  un marito fedele, un padre affettuoso e che non  mai stato coinvolto in nessuna tresca."
"Come sarebbe a dire?  lei che gli ha gettato il fango addosso e ora lo vuole riscattare?"
"Che ci vuol fare, signora,  il mio mestiere. Sono un giornalista, vado dietro alla notizia. Ho pubblicato l'articolo del quale lei giustamente si lamenta perch avevo avuto delle informazioni ed era mio dovere condividerle. Ma sono disposto ad ascoltarla e a scrivere un bell'articolo su di lei e sulla sua famiglia. La gente ha bisogno di sapere le cose, mi creda, e non c' nessuno come lei, in questo momento, che possa far pendere la bilancia a favore di suo marito."
Saverio dovette insistere a lungo ma alla fine riusc a strappare un appuntamento: sarebbe andato a casa della famiglia Costa l'indomani, 21 dicembre, alle dieci del mattino, un'ora in cui l'assessore sarebbe stato nel suo ufficio in Comune, e avrebbe portato con s un fotografo, in modo che potesse scattare qualche foto a lei, ai bambini e all'albero di Natale. Anche al presepe, se ce ne fosse stato bisogno.
"Mio marito  una brava persona" disse Grazia Gamberini. "Siamo sposati da dieci anni, abbiamo una bella famiglia. Lui ci tiene moltissimo: al nostro matrimonio, alla nostra famiglia."
"Non sembrerebbe averci tenuto cos tanto, nel corso dell'ultimo anno. La sua storia con Marianna Maffucci  dimostrata al di l di qualsiasi dubbio."
"Che significa 'dimostrata'?"
"Significa che la polizia  in possesso di prove... corrispondenza online di tenore inequivocabile... e ci fa di suo marito un sospetto, immagino che lei se ne renda conto. Entro pochi giorni la notizia sar di dominio pubblico, quindi, se ha qualcosa da confidarmi, le consiglio di approfittare dell'occasione!"
Grazia sospir. "So di Marianna. Jacopo mi ha confessato tutto. Si era preso una sbandata... un momento di crisi, la famiglia che cresceva, lui che forse non si sentiva pronto. E lei era talmente seduttiva... non era solo la bellezza, notevole, peraltro. Era il suo modo di fare... con tutti... le piaceva far innamorare gli uomini. Una personalit narcisista. E lui ci  cascato in pieno."
"E vero, la signorina Maffucci amava far colpo. Utilizzava tecniche di seduzione, tecniche manipolatorie piuttosto raffinate. E in genere i suoi partner, sempre occasionali, ne uscivano scornati. Ma nel caso di suo marito le cose sembra siano andate diversamente. La mangiatrice di uomini si era innamorata."
"S, gli stava addosso, lo assillava. Mio marito ha cercato di liberarsi di lei a pi riprese. Ha approfittato delle vacanze estive per tentare di darci un taglio - si  confidato con me, ha chiesto il mio aiuto: per me  stata dura, non mi aspettavo che Jacopo potesse perdere la testa per un'altra,  stato un brutto colpo, senza considerare lo stato in cui mi trovavo... Stava per nascere nostro figlio, capisce? Mi  crollato il mondo addosso. Ma Jacopo era veramente deciso a chiudere e ho promesso di aiutarlo."
"La Maffucci per  tornata alla carica.
"Non voleva mollarlo! Una vera stalker!"
"Sappiamo che hanno continuato a vedersi fino a met ottobre, quando suo marito ha preso la decisione di troncare definitivamente. Ma continuavano a essere in contatto in modo formale per l'evento del 10 dicembre."
"Quando  nato il bambino Jacopo ha deciso di farla finita definitivamente. Ma lei non ne voleva sapere, gli mandava mail, gli telefonava sul cellulare e persino qui a casa, in continuazione. Era una situazione insostenibile, mi creda!"
"Dai tabulati telefonici risultano telefonate, sia dal fisso che dal cellulare, verso il cellulare di suo marito, verso il suo numero d'ufficio e anche qualche rara telefonata verso casa vostra. Ma nel complesso non sono sembrate incompatibili con una normale relazione di lavoro, soprattutto con l'avvicinarsi dell'evento."
"Quel maledetto evento... Jacopo non poteva tirarsene fuori, ma era un incubo, mi creda. Perch la Maffucci lo considerava una sorta di suggello del loro amore. Un incubo, le ripeto. Negli ultimi giorni era diventata ingestibile, chiamava in continuazione, da cabine telefoniche o da bar: il pi delle volte rimaneva muta, altrimenti faceva delle scenate, urlava, piangeva. Mio marito non sapeva pi come fare, io ero sull'orlo dell'esaurimento. Il bambino richiedeva tutta la mia attenzione, gli altri due, poverini, erano gelosi, o forse annusavano il clima negativo che aleggiava in casa, e si sfogavano facendo le bizze. E per di pi arrivavano queste telefonate... a volte rispondevo io... sentivo il suo respiro, o la sua voce alterata che vomitava insulti... non ce la facevo pi. Ho chiesto a mio marito di diradare i suoi impegni, di passare pi tempo a casa. Gli ho chiesto anche di rinunciare a quel dannato evento, tanto, lui aveva solo un ruolo istituzionale, poteva andarci qualcun altro, sarebbe stato lo stesso. Ma lui ci teneva a esserci, diceva che quella partecipazione avrebbe giovato alla sua carriera, si era fissato su quella cosa, non so, o forse era ancora preso da lei..."
Grazia riprese fiato. Man mano che procedeva il suo tono si faceva concitato, la voce diventava acuta. Era prossima al pianto. Fece un bel sospiro e prosegu.
"Mi diceva, lasciamo passare questa data, poi sar finita del tutto, non la rivedr pi. Non ero convinta, ma che dovevo fare? Cos quel pomeriggio, quando  arrivata la telefonata... Erano le tre e un quarto. Jacopo non era ancora rientrato. Mi aveva promesso che sarebbe passato da casa prima di recarsi a quel maledetto convegno. Ho creduto che fosse lui, ho risposto. Ho capito subito che era lei, anche se non ha detto una parola. La sentivo respirare. Ho cominciato a inveire, a insultarla, mi sono messa a piangere. I bambini hanno attaccato a frignare. In quel momento  arrivato Jacopo, mi ha tolto la cornetta di mano, ha riagganciato. Ha preso in braccio il piccolo che urlava, ha cercato di calmarlo. Io gli ho detto, vado a fare due passi, e sono uscita sbattendo la porta. Sono salita in macchina e sono andata a casa della Maffucci. So dove stava, non  lontano da qui. Ho parcheggiato in malo modo sul marciapiede, sono uscita come una furia, ho suonato a lungo il campanello. Volevo solo sfogarmi, buttar fuori tutto il risentimento che avevo, farle una scenata. Ma quando  venuta ad aprirmi avvolta in un asciugamano candido, con i piedi nudi e i capelli stillanti gocce d'acqua, come in un film, e mi ha rivolto quel suo sorriso enigmatico, poi mi ha voltato le spalle e si  avviata verso la sua camera, dicendomi con tono svagato che aveva fretta ma che potevamo parlare mentre lei si vestiva, e ho visto la sua schiena, quella magnifica schiena punteggiata di efelidi, le sue spalle larghe, i suoi muscoli tonici... poi qualcosa le  caduto di mano, un paio di mutandine di pizzo, lei si  chinata a raccoglierle e io non ci ho visto pi. Pensavo che magari aveva indossato quelle stesse mutandine un giorno che si era incontrata con mio marito... io non porto lingerie sexy e tutt'a un tratto mi son sentita una povera sfigata. In borsa avevo il mio lavoro a maglia... la mattina ero andata all'ambulatorio per la visita di controllo del piccolo, e di solito quando
so che devo aspettare mi metto a sferruzzare per passare il tempo. Ho preso un ferro che spuntava dall'apertura della mia borsa e gliel'ho conficcato nella schiena con tutte le mie forze. Si  accasciata sul pavimento e io sono scappata, ma non credevo di averla uccisa. Si pu morire trafitti da un ferro da calza?"
"A questo punto non ci resta che chiamare la polizia, non crede, signora Gamberini?"
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Capitolo 19.
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Grazia Gamberini confess il crimine davanti al commissario Vignoli, il quale aveva aggiunto nuovi elementi al suo puzzle, senza mai sospettare che l'assassina fosse la moglie del Costa, invece che il Costa stesso. Dal telefono del bar, in effetti, la signorina Maffucci aveva fatto una telefonata alle 15,18 del 10 dicembre. Il barista se lo ricordava benissimo e aggiunse che la donna aveva l'abitudine di usare il suo apparecchio. Alla domanda sul perch non si fosse mai fatto avanti per rivelare quel dettaglio alle forze dell'ordine, aveva risposto con un'alzata di spalle: non credeva che c'entrasse niente con quello che era accaduto, nessuno l'aveva interrogato in proposito e in definitiva non erano affari suoi. Un'anziana inquilina del palazzo di fronte, da dietro i vetri della finestra che dava sulla strada, aveva visto l'auto parcheggiata di traverso sul marciapiede e aveva anche pensato di chiamare i vigili per farla rimuovere, ma tempo dieci minuti la macchina era ripartita sgommando. Perch non l'aveva detto alla polizia? Boh, le era uscito di mente...
Anche il dettaglio dell'angolazione del ferro, che si era introdotto nella schiena della vittima dall'alto verso il basso fu chiarito: come aveva ipotizzato l'ispettore Silvestri, la Maffucci si era chinata a raccogliere le mutandine cadute a terra e in quel momento la Gamberini l'aveva colpita. Di
spalle, a tradimento, con tutte le sue forze. Sarebbe stato difficile, per l'omicida, godere delle attenuanti...
"Non preoccuparti" aveva invece detto Jacopo Costa alla moglie. "L'avvocato si  gi messo al lavoro e trover il modo di farti ottenere una riduzione di pena. Un crimine commesso d'impulso, una situazione di forte stress, la depressione post partum... qualcosa inventer, ti far uscire presto, ti far dare i domiciliari. Intanto tieni duro, penso io a tutto, ho fatto venire mia madre per aiutarmi coi bambini, il piccolino lo stiamo svezzando e fa un gran casino, ma prima o poi si rassegner. Potrai mai perdonarmi per quello che ti ho fatto passare?"
Grazia aveva annuito senza dir nulla. Si sentiva svuotata, stare in carcere non le dispiaceva per nulla, specialmente se pensava alle festivit natalizie incombenti.
Quanto a Nicola Baroncini e a Francesco Capperi, sebbene i giornali fossero stati discreti riguardo alla loro relazione, decisero che era ora di uscire allo scoperto. La vigilia di Natale Francesco port Nicola a cena dai suoi genitori.
"Questo  il mio compagno" disse, e la reazione dei vecchi fu molto meno drammatica di quanto aveva temuto.
Lo scoop di Saverio usc su QN il 22 dicembre e nella versione online gi nel pomeriggio del 21: gli altri quotidiani rimasero spiazzati e dovettero accontentarsi di riproporre le notizie con un giorno di ritardo. Nei primi mesi del 2003 QN pubblic inoltre un'inchiesta a puntate sul movimento NO TAV, che prendeva le mosse dalla breve gita in Val di Susa di Saverio e Felix il 18 dicembre.
Ormai le vacanze di Natale incombevano e Saverio si preparava al solito tour de force. Ma questa volta un'idea gli frullava in capo: non aveva senso, per come la vedeva lui, ostinarsi a tenere rigorosamente separati i bambini, quando
invece erano proprio loro, cos piccoli, ad aver trovato il modo di mettersi in contatto.
"Giada e Cosimo si sentono regolarmente per telefono, ne eri a conoscenza?" chiese a Valentina. Preferiva parlare prima con lei perch, nonostante il caratteraccio e le sfuriate che non gli risparmiava, con lei almeno una discussione poteva aver luogo, mentre Martina gli avrebbe opposto un silenzio tombale.
"Come sarebbe a dire? E a te chi l'ha detto?"
"Me l'ha detto Cosimo."
"Figurati. Quel bambino  un bugiardo. Messo su da sua madre..."
"Giada ha confermato. O  una bugiarda anche lei?"
"Non  possibile, Giada non ha il permesso di telefonare senza di me, e comunque chi le ha dato il numero di Cosimo?"
"Veramente,  stata lei a dare il vostro numero al fratello. E da quando in qua i ragazzi evitano di fare ci per cui non sono autorizzati? Si sentono quando tu non ci sei, si chiamano da cabine telefoniche, hanno un loro sistema estremamente raffinato."
"Ah, ma mi sentir! Le proibir nel modo pi assoluto..."
"Ascolta, Vale. Quei bambini sono fratelli. Si vogliono bene. Qualunque errore io abbia fatto, non sono loro a doverlo pagare, sei d'accordo? Perch privarli di un rapporto che per loro  importante e che li accompagner per tutta la vita?"
"E allora qual  la tua proposta?"
"Smetterla con questo muro contro muro. Accettare la realt, fare buon viso. Per amore dei bambini!"
Pi difficile fu convincere Martina, che oppose agli argomenti di Saverio un silenzio ostinato. Avrebbe voluto abbracciarla, ma si trattenne. Chiss perch, gli pareva di
aver fatto del male pi a lei e al suo bambino che a Valentina, Giada e Tommaso. Riusc a farla sedere accanto a s sul divano dell'appartamento di Montemurlo dove aveva passato, secoli prima, ore belle e clandestine. Le prese la mano e le parl a lungo, mettendo in campo le sue migliori arti persuasorie. Non fu facile, ma ce la fece. Senza alcuna apertura verso di lui, sia chiaro. Solo per amore di Cosimo. Cos fu deciso: Giada e Tommaso sarebbero stati col padre dal 26 al 31 dicembre, Cosimo dal 2 al 5 gennaio, e la sera di Befana, tutti insieme a cena in pizzeria!
"Ce n' voluta per convincerle" disse Saverio a Felix durante il rinfresco che si tenne al giornale nel pomeriggio del 23. "Ma sono contento di esserci riuscito: quei bambini si vogliono bene, nonostante tutto, ed  giusto che possano crescere come fratelli, quali in effetti sono. Senza contare che ci render le cose molto pi facili anche a me, che comunque devo occuparmi di loro. E tu che farai durante le vacanze?"
"Per Natale star anch'io con la famiglia, ma poi mi prender qualche giorno... voglio fare l'ultimo dell'anno sulle Dolomiti."
"Bello! Vai con qualcuna?"
"Certo: con Ginevra. E con chi, se no?"
...
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...
FINE.